agosto 21, 2013

Di vacanze e miti che crollano

Dall'ultimo post sono partita per  altri diciotto giorni di ferie. E ora chiudo i battenti e vado a lavorare, che sarebbe anche ora, come dice la mia metà.
A questo giro mi sono riposata un po' meno ma vabbè.
La mia perla di saggezza del dopo ferie agostane è la seguente: mai, dico mai, domandarti cosa te ne dovrai mai fare di quelle tre confezioni di Clenil per aerosol che hai accumulato col passare dei mesi nella scatola dei farmaci. Perché arriverà il momento che gli darai fondo a quelle scatole lì e ti pentirai di essere stata tanto curiosa.
Questa era la premessa per dire che quest'estate mi è caduto un mito: il mito del bambino che si ammala spesso perché fa poco MARE.
 
A dire la verità, io avevo due capisaldi:
1) Il mito della mamma a tempo pieno che ha figli perfetti.
2) Il mito del figlio che facendo tanto mare non si ammala mai

Il primo mi è caduto un certo numero di mesi fa.
C'era lei. La Mamma Perfetta. La Mamma Che Non Lavora. La mamma che avendo fatto due figli a distanza di tre anni esatti, bazzica nella tua materna da sei anni e si muove un po' come a casa sua. Fa quasi da personal assistant alle maestre. Quella che ti invita a partecipare ai lavoretti pomeridiani per il bazar di Natale e che quando apprende che lavori, piega la testa di lato tipo Madonna piangente e ti dice. Oh. Pausa di riflessione. Noi abbiamo massimo rispetto per le mamme che lavorano. Che se mi diceva cazzi tuoi faceva più bella figura.
Comunque dicevo, la Mamma Perfetta era perfetta e aveva per forza figli perfetti. Poi durante lo spettacolo di fine anno accade l'inspiegabile, succede che si intrufola nelle danze in mezzo ai bambini perché il di lei figlio, forse nervoso, forse stanco, non aveva voglia di parteciparvi, cerca di coinvolgerlo ballando pure lei e non sortendo alcun effetto gli urla davanti a tutti (bambini, genitori, nonni e maestre): ebbbbbastaaaaaa! Con conseguente figura barbina. E crollo del mito.

Il secondo mito mi è caduto in vacanza. Quando uno dei miei figli si è preso la bronchitina estiva. Che proprio solo bronchitina non era ma sorvoliamo. Perché se dopo tanto mare ti ammali, non me lo raccontate che il mare fa bene. Fa bene a chi sta bene. Fa bene a quelli che non si ammalano mai. Fa bene ai figli già sani. Quelli che si ammalano spesso si ammalano lo stesso. Ennò, mi dice la signora dello stabilimento balneare, vedrà dopo questi due mesi al mare che bell'inverno che farà. Eh, lo immagino. Poi le scrivo una cartolina e glielo racconto.
Ma chi è dei due? Mi chiede la pediatra di Milano, contattata telefonicamente per un parere sulla cura da cavallo che hanno propinato a mio figlio. Quello che si ammala sempre, le rispondo. Non so se si ricorda che l'anno scorso, sotto ferragosto...
Ah, sì. L'anno prossimo opti per la montagna! Clic.
 
Comunque, impavidi e fiduciosi, tentiamo l'ultimo (nostro) weekend al mare. E chi si è visto si è visto.

luglio 29, 2013

Per tutto il resto...

Uscire dall'ufficio in tutta calma. Infilarsi all'esselunga. Arraffare due piatti pronti. Cenare sul divano (fosse per me, tutta la vita). Scovare un datatissimo film con Robert Redford e Michelle Pfeiffer (quante volte l'avrò visto?), mangiarsi un gelato spettacolare e commuoversi copiosamente sul finale. Cazzeggiare random tra telefono, portatile e il canale di allnews. Trasferirsi dal divano al letto e iniziare l'ultimo libro della tua autrice preferita. Mancava una birretta ma vabbe'.
Archivia in: cose da farsi in una serata senza figli e senza marito (in attesa di ripartire).
Per tutto il resto c'è mastercard.

luglio 25, 2013

Di nostalgia e opzioni deluxe

E poi sono tornata dal mare dopo venti giorni di ferie (ma non ho ancora finito). Per la prima volta ho lasciato lì i bambini con i nonni per poi tornarci questo weekend. E lo so che sono solo cinque giorni, e lo so che hanno cinque anni e che non muore nessuno. Ma io non ci sono abituata. E li chiamo un numero infinito di volte al giorno. E vedo famiglie con bambini ovunque quando, uscita dal lavoro, zonzo per centri commerciali per reggere la temperatura e recuperare il tempo perduto. E non vedo l'ora che sia domani per riabbracciarli. Cioè, altro che un innamoramento: qui più passa il tempo, peggio è. Anche se questa cosa di godere del tempo che scorre - lento - perché non lo devi dedicare a nessuno - tranne a te - ehm, è un'opzione deluxe.
La vacanza è andata bene. Ho fatto "la mamma al mare", che sì, sarà pesante, stressante, stancante quanto volete ma parliamone. Preferisco di gran lunga camminare a piedi nudi in terrazza e crogiolarmi nel dubbio se tingermi le unghie di rosso fuoco o bordeaux piuttosto che infilarmi le ballerine e chiudermi in un ufficio davanti a un pc (esattamente dove sono adesso). Con tutti i se e tutti i ma del caso, si intende.
I bambini sono ipereccitati, in uno stato costante di iperattività e euforia. Non so se sia la vacanza, il mare, l'aria o che cos'altro ma gli sta facendo bene.  Soprattutto al più debole dei due, che si sta prendendo spazi e rivincite a iosa.
Io mi sono riposata (e non credevo), ho letto (tanto) e mangiato (troppo). Quest'anno ho barattato la salute psichica con la forma fisica. Peso sette chili in più dello scorso anno ma sono (quasi) in pace con me stessa e con il mondo. Vivo quest'estate come un risarcimento di quella scorsa e chi mi è stato vicino sa di cosa parlo. Vivo anche questi chili di troppo come una punizione divina per aver disdetto la dietologa alla seconda seduta, via sms, adducendo improbabili motivi di lavoro e svanendo poi nel nulla come il peggiore dei fidanzati. Ma pazienza.
A proposito di libri, ho molto amato "Bambini e basta" di Irene Bernardini: semplice, divertente e illuminante. E "Open", la biografia di Andre Agassi: rivivrei gli anni novanta solo per rivederlo giocare in fucsia e jeans dopo aver letto queste 500 pagine.
Per ora è tutto. Buon proseguimento di estate a chi passa di qua.

luglio 09, 2013

Cartolina dalle vacanze


Dice il marito: che fine ha fatto il tuo blog? Eh, lo so, quando torno lo aggiorno. Siccome i miei buoni propositi lasciano il tempo che trovano, scrivo un post cartolina, diciamo così. Siamo in vacanza, in una casa che affaccia sul mare, con un terrazzo meraviglioso che vorrei viverci per starmene qui spaparanzata a leggere libri e ascoltare i gabbiani acca ventiquattro. Ho preso uno sproposito di ferie quest'anno che spero ehm di ritrovare la scrivania quando torno. Mi sto rilassando, in un relax che è a nostra misura, a misura di una famiglia che langue nella condivisione della quotidianità e deve correre ai ripari. Comunque tutto procede, i dettagli al mio ritorno. Intanto auguro a chi passa di qua buone vacanze. Cosa farete di bello?

giugno 06, 2013

Io che mi butto sul buffet


Di queste ultime settimane.
La festa di fine anno. Che da noi fanno inspiegabilmente un mese prima che termini la scuola.
Festa con ingresso illimitato a genitori e parenti di vari grado perché il giardino è grande e ci si sta tutti. Esibizione straordinaria delle mamme dei grandi che hanno ballato danze texane, col pantalone attillato e lo stivale. Ehm, speriamo che il prossimo anno cambino genere. 
Continuo a pensare che queste feste siano uno stress per i bambini, per le maestre (che da noi, va detto, si impegnano di brutto) e uno stress per i genitori, anche se poi fanno a botte per accaparrarsi le prime file e si commuovono pure. Ve l'ho già detto che per compensare la fatica mi attacco al buffet?
Comunque tutto divertente, a parte che dopo le danze, dopo l'abbuffata e dopo i complimenti di rito, i bambini si disperdono in ogni dove. Io che fino a mezzora prima stazionavo in mezzo a patatine e pop corn, decido di sedermi sotto un albero a fare due chiacchiere. E mi premuro di avvisare il figlio emotivo, quello che si disorienta in mezzo alle folle. Ma mi dimentico dell'altro, che nella bolgia non mi trova più e forse pensa che me ne sia andata. Così mi sento chiamare dalla maestra, col microfono: la mamma di Mattia M... manco avessi smarrito un figlio al supermercato.
Maddai Mattia, ma che figure mi fai fare? Gli dirò più tardi. 
Sei tu che ti sei allontanata, mi rimbecca lui. E c'ha ragione e anche l'ultima parola, come al solito.
E poi c'è stata la pizzata di classe. Successone rispetto allo scorso anno. Tutto molto gradevole, a parte una rissa tra due mamme a fine cena. Che se tuo figlio è solito tirare cazzotti al mio ma tu non te ne accorgi o non intervieni, io che faccio? Sgrido tuo figlio o vengo a parlare con te, mamma? Io opterei per la seconda ma ancora non mi ci sono trovata. Le due si sono azzuffate e non sono state un bello spettacolo. La maestra invitata a fare da arbitro nello scontro tra mamme, ci ha detto: non intervengo, se la vedano loro! Bisogna crescere: i problemi nella vita sono altri! Sì, be', certo. Spero si riferisse ai problemi delle mamme.
Mese di feste a iosa. Non si può dire che non mi sia applicata in quanto a socializzazione tra madri e tra bambini. Viva viva le feste di compleanno (altrui). Se non fosse per i regali e per la faccenda del buffet.
E martedì colloquio nella classe problematica per fare un bilancio di quest'anno. Mi aspetto di tutto. E mi porto dietro il marito che poi non mi si dica che io enfatizzo. Pensatemi tanto.

maggio 17, 2013

Cinque anni di noi

E alla fine l'ho fatto. Contro ogni pronostico, ho organizzato una festa di compleanno per i miei bambini. 
Per la serie solo gli scemi non cambiano idea, visto che un anno fa, a proposito di feste scrivevo così. E sempre per la stessa serie, a festeggiamenti avvenuti mi sono detta mai più. Anche se è stato tutto bellissimo.
Forse perché non ho mai avuto una festa di compleanno e non sono cresciuta con questo mito? Forse perché a quest'età, anche se lo festeggiano con mamma, nonni e zii non muore nessuno? Non lo so. So che mia cognata mi ha risposto: e ti arrendi così? Ehm, diciamo che ci voglio pensare. Ho ancora un anno davanti.
Comunque, durante i preparativi ho scoperto cose a me sconosciute, anche se l'universomondo probabilmente le sapeva già.
Tipo la faccenda degli inviti: se imbucati nel casellario di fronte alla classe vanno dati a tutti (28) i bambini, per non discriminare. Se messi negli armadietti esterni puoi, diciamo così, selezionare.
Tipo che le nostre maestre trovano scoccianti le feste di compleanno, sebbene sponsorizzino a più riprese la socializzazione. Ehm, che pizza. Si può dire?
Tipo che nella nostra scuola i genitori che vedi alle feste/riunioni/pizzate sono sempre gli stessi. La restante parte è un popolo misterioso e sconosciuto che snobba ritrovi di qualsivoglia natura, non risponde agli inviti, né con un sì, né con un no (né con un crepa, per dire).
Che poi diciamocelo, tra quelli che non rispondono in toto c'ero pure io. Fino all'altro ieri. Ora ci sono passata e ho capito che non è carino: giuro giuro che non lo farò mai più!
E' un po' come quando snobbi i matrimoni a destra e a manca, poi ti sposi tu e per quelle tre persone che ti dicono di no, ci rimani male male male. Perché è il tuo matrimonio. E perché se le avevi invitate, in fondo ci tenevi. E qui ci starebbe il discorso che quelli a cui tieni veramente ci sono sempre, anche se ti sposi alle 7 del mattino di giorno infrasettimanale a Canicattì e tu abiti a Milano. Salvo rare eccezioni, chiaramente.
E comunque, abbiamo compiuto 5 anni! Così grandi ma così piccini. Bella questa fase dove discutono con te come se fossero i tuoi fidanzati (preadolescenza?), ti dicono che quando saranno grandi ti sposeranno ma poi si mettono a piangere per una sciocchezza, e a ridere per molto meno. Bella e difficile questa fase dove non li lasceresti mai ma (forse) dovresti cominciare a farlo. Almeno ogni tanto, per farli crescere. Ma poi chi l'ha detto? Le malelingue e il mio inconscio direbbero che io già li lascio abbondantemente per andare in ufficio ma questo è proprio tutto un altro discorso.
A proposito di maggio, socializzazione, annessi e connessi, vi segnalo questo link. Sarà che sono sul pezzo, ma l'ho trovato divertentissimo! http://barbablog.vanityfair.it/2013/05/16/fine-anno-tempo-di-pizzata-e-io-non-vedo-l%e2%80%99ora-di-uscire-dal-tunnel/

aprile 09, 2013

Varie ed eventuali (in attesa della primavera)

Titolo: Dove eravamo rimasti?
Sottotitolo: perché tenere aperto un blog se non si ha più tempo/voglia di aggiornarlo?
Forse perché fa parte della mia vita da mamma, perché è nato insieme ai miei bambini (o quasi) e perché ci sono molto affezionata. Ecco.
E' che quando lo avevo aperto le ore di tempo libero erano millemila e ora si sono drasticamente ridotte a una, se va bene. Sappiatelo, voi neomamme che approdate qui per caso: godetevi tutto quel bel tempo sospeso dei primi mesi, ché poi niente sarà più come prima. Qualitativamente sarà tutto ugualmente entusiasmante ed emozionante, ma materialmente vi costerà il doppio della fatica. Se poi, tornerete al lavoro, avrete sì modo di chiacchierare, cazzeggiare e sentirvi parte integrante del mondo reale (e non solo mammesco) ma vi accorgerete che per fare tutte quelle bellissime cose che fanno così bene alla vostra psiche (tipo andare dal parrucchiere, bere un caffé con un'amica) vi toccherà sottrarre tempo ai vostri figli oppure prendere un giorno di ferie.
Tornando a noi, questi gli aggiornamenti: Christian guadagna spazio e acquista sicurezza. Mal sopporta l'impegno dell'asilo mentre suo fratello ci va volentieri. Ne ho parlato con la sua maestra: è un problema comune a tanti bambini. Sai, cominciamo a farli lavorare sul serio, si rendono conto che non possono più fare ciò che vogliono. Tipo giocare? Mi son chiesta io, che riflettevo su quanto sia troppo "scolastica" questa nostra scuola materna. Riflettevo sui lavoretti delle feste: poesie, filastrocche, rigorosamente fotocopiate dalle maestre e scelte tra i migliori autori. Lavoretti pregni di significato, per carità, ma poveri della manualità dei nostri piccoli pasticcioni. Ma che fine hanno fatto i posaceneri in Das, i fermacarte con le mollette di legno che si facevano ai nostri tempi?
Ho divagato.
Che altro c'è?
C'è che Mattia mentre parla, usa un dito per indicare. Ma non l'indice come noi comuni mortali. Tempo fa l'avevo redarguito: è maleducazione indicare! Cosa vuol dire? Mi ha chiesto lui. Vuol dire allungare il dito indice verso una persona. Così mi ha preso in parola: per indicare usa il dito medio. Che è anche peggio.
C'è che adoro sentirli fare la conta. Ambaraba cicci coccò, tre civette eccetera eccetera e poi sentirli conlcudere con questa cosa, che mi mette un sacco di allegria: puntino rosso, puntino blu, esci fuori per l'amore di Gesù! No, vabbe' ma dove l'hanno sentita?
E poi, c'è che mi sono messa a dieta. E sono andata da una dietologa che mi sta facendo mangiare uno sproposito di carboidrati ma ben organizzati, dice lei.
E poi c'è che è iniziata sul serio la stagione di trasferte del papà di famiglia. Nel senso che per una serie interminabile di mesi, lui ci sarà una settimana sì e una no. Una settimana sì e una no. Una settimana sì e una no. Scritto così rende meglio l'idea. Ho deciso che nel mentre valorizzerò i punti forza di questa condizione di vita: leggere nel più totale silenzio della casa, avere la casa più ordinata del solito. La lista dei pro sembra corta, la verità è che è ancora in progress.
E poi ho comprato libri come se non ci fosse un domani: li guardo, li rimiro, mi immagino mentre li leggo ma poi crollo dopo cinque miserabili pagine a sera, se va bene. E' la primavera, ca va sans dire.
E poi, ho iniziato la stagione della mamma urlatrice: urlo per farmi ascoltare, urlo per farmi rispettare, urlo per farli mangiare composti, urlo perché mettano a posto tutti i giochi, urlo per farli smettere di fare gli scemi. Urlo, come nel peggiore dei cliché.
Venga almeno la primavera a farci risorgere da questo abbruttimento.

marzo 08, 2013

Tuttoilresto

Il gel per fare la crestina, come dice il barbiere. Che poi io sta crestina mica la concepisco. Tuttalpiù un ciuffetto, e solo nelle occasioni speciali, o nei weekend.
L'acquisto delle scarpe con i fili (cioè le stringhe). Salvo poi pentirsene perchè toglierle è un conto, allacciarle un altro. Ma ci stiamo lavorando.
E la cintura per i jeans. Se non la trovi adesso, me la compri quando ho 5 anni? E tu che fai? Alla terza volta che lo dice, corri da Benetton in pausa pranzo. Perché la faccia che fa quando gliela porti è senza prezzo. Così come il piglio da grande quando la mette.
E' un periodo così: stiamo crescendo, ci piace guardarci allo specchio, e scegliere cosa indossare. E meno male sono due maschi. Non oso pensare cosa siano le femminucce di oggi, o anche di ieri: mia madre racconta di me bambina, rapita di fronte alle vetrine delle scarpe. Le dicevo: vuoi essere sempre tu la più bellina quando ne comprava un paio nuove, per lei. Poi sono cresciuta e, se non fosse per l'ufficio, girerei con le scarpe da corsa. Ma non per correre, per vivere.
Che poi in realtà è Mattia che si atteggia a bambino grande, Christian continua a sfinirmi di tenerezza e tuttoilresto. Nel tuttoilresto stanno le mie insicurezze e le sue grandi, piccole, misteriose emozioni.
E così, in questo clima di novità e aria nuova è pure arrivata la primavera. O almeno così credevo: da due giorni siamo ripiombati nel grigiore invernale.
L'unico modo per reagire a una mattinata piovosa? Il capello pulito che sa di shampoo e crema per il mare e la musica maranza,  messa a palla mentre vai al lavoro. Piccolo accorgimento: abbassare il volume quando si è fermi al semaforo. E poi, il venerdì.
Buon fine settimana a tutti.

febbraio 28, 2013

Questo febbraio

Riassunto di questo febbraio.

Il Carnevale, che detesto: festeggiarlo una settimana prima, poco distante da noi, perché il sabato dopo il papà parte. Un freddo cane. Ma con il giubbotto non sembro neanche un Power Ranger! Già.

Il bene che ci vogliamo (e la fase edipica): mamma ti voglio sposare! (Christian) Mamma io voglio sposare il tuo braccio! (Mattia)

La stanchezza cosmica: attesa spasmodica della primavera, solo solo per risparmiare quei quattro minuti netti che impieghiamo ogni mattina per metterci il cappello, la sciarpina e il paltò.

La prima (di quest'anno) trasferta del consorte. Down under: io carica come una molla, tengo botta e tiro dritto. Quest'anno si cambia mood: non mi aspetto il premio, lo pretendo. Anzi, lo scelgo e me lo vado a prendere. Modalità o me misera tapina: OFF. Modalità questa è la tua vita, cazzo stai sempre a lamentarti: ON. (Questa è tutta teoria, la pratica è da vedere).

Vita da gemelli: accorgersi che c'è chi prevarica e chi soccombe. Tentare con delicatezza di arginare l'uno per permettere all'altro di guadagnarsi spazio. Chi l'ha detto che quando crescono è più facile?



gennaio 22, 2013

Fino a Plutone

Maddai, siamo al 22 gennaio e non ho ancora scritto il primo post dell'anno!
E' che questo 2013 è iniziato col botto. Torno dalle vacanze di Natale e al lavoro mi dicono che ho un bel po' di ferie da smaltire. Così mi accingo bella bella a pianificare tutti questi meravigliosi giorni infrasettimanali a mia disposizione. Mi prefiguro lunghe sedute di trucco, parrucco e restauri vari. Mattine di shopping, piccole e grandi cose da fare. Mentre mi aggiro tronfia, proclamando il diritto alla qualità della vita, iniziano a succedermi cose che voi umani, lasciamo perdere. Ne elenco qualcuna in ordine sparso tanto per rendere l'idea: mi si è semi-allagata la casa, mio marito ha mandato affanculo un vigile, Mattia ha avuto l'influenza virale, Mattia ha avuto l'influenza gastrointestinale. Mattia è quello che si ammala meno tra i due, vero? Mi domanda la pediatra. Si vabbe'.
Comunque, a parte questo inizio d'anno d'impatto, io sono tranquilla. Buahahahahahahaha. Sto lavorando su me stessa: lavoro su me stessa per cercare di essere una mamma serena (e non paranoica), lavoro su me stessa per cercare di non essere una moglie sclerata dalle assenze del marito e lavoro su me stessa per fare quello che mi fa stare bene e niente più. Solo che tutto sto lavorare su se stessi è pure faticoso: sì, è vero, mi lamento sempre. Lo so, lo so, l'importante nella vita è la salute. E volersi bene. Quanto ce ne vogliamo io e i miei figli? Fino a Plutone! Ve l'avevo detto che siamo in fissa con i pianeti. :-D
Un tardivo augurio di buon anno a chi passa di qua.

dicembre 31, 2012

Bilancio di quest'anno?

Bilancio di quest'anno?
Me lo domanda sempre mio marito la notte di Capodanno, di solito in macchina, mentre torniamo a casa. La sua risposta è quasi sempre la stessa: massì, dai, non ci possiamo lamentare... 
Io in genere concordo ma mento sapendo di mentire, perché detesto i bilanci e da inguaribile insoddisfatta, mi lamenterei eccome. Sempre.
A parte questa doverosa premessa, il 2012 è stato (veramente) un anno da buttare. Io sono quella della vignetta qui in basso e mi aspetto un 2013 migliore. E vedrò di fare del mio meglio perché tocca anche impegnarsi per essere felici.
La lista dei buoni propositi è sempre la stessa (e questo la dice lunga). Quest'anno mi butto sui mantra, da ripetermi, all'occorrenza, fino allo sfinimento. Ecco quelli del mio 2013:

1) perchè io valgo
2) il mio tempo è prezioso
3) anche no

E i vostri?
Buon anno a tutti!

dicembre 22, 2012

Di attese, regali e tutto il resto

Rapido post di aggiornamento: per me stessa e per il mio blog (che ormai ha le ragnatele e ha la pura funzione di memoria storica). Pure voi da quando siete madri avete perso l'abitudine di rimuginare sulle cose, e faticate a ricordare quanto successo ieri l'altro?
Queste sono state settimane surreali e di attesa. Di tutto e niente. Tanta voglia di buttare alle spalle un anno sbagliato e un pizzico di timore per quello nuovo, con tutte le sue incognite e il già vissuto che si riproporrà. Ma l'importante è affrontarlo con un altro spirito, no?
Ho atteso un esito importante, innanzitutto.
Ho atteso la festa dell'asilo: in queste occasioni l'unica magia è incontrare gli occhi di tuo figlio che ti cerca in mezzo alla folla di genitori camera muniti. Se di figli ne hai due, posizionati uno a nord-est e l'altro a sud-ovest, l'impresa non è facile, ma ce la fai lo stesso.
Ho atteso l'arrivo di Babbo Natale: siano lodati Amazon e i vari siti di shopping online perché lo stress dei centri commerciali non lo reggo proprio. Quest'anno niente treni: macchine, piste e l'Uomo Ragno. Ma anche libri "da grandi": sui dinosauri e i pianeti. Non sono piccoli geni ma hanno i loro interessi, e questo mi piace.
Varie ed eventuali: Mattia dice di essersi fidanzato. Avete presente le bambine graziose che si vedono in giro adesso? Dimenticatele. La sua ha biondi capelli arruffati e smalto, rigorosamente smangiato, alle unghie. La (di lei) mamma ha lo stesso stile però è simpatica. Ehehehe.
Christian ha finalmente trovato la sua dimensione e io ho definitivamente accantonato le ansie su di lui. Le maestre si sono rilassate, io mi sono rilassata e in questo clima da volemose bene le cose sembrano andare per il verso giusto. Se gli chiedete cosa vuole fare da grande, vi dirà il dottore, dopo aver accantonato in rapida sequenza i mestieri che vado a elencarvi: il meccanico, il signore che consegna la spesa (fatta online, naturalmente) e Babbo Natale. Va tutto bene purché non mi dica il calciatore.
Ah, e poi siamo approdati alla fase "te non sei più mio amico".
Per il momento è tutto.

Un grande, grosso, caloroso augurio a chi passa di qua.

novembre 04, 2012

La festa di Aulin

Inizio col fare una piccola premessa sulla festa di Halloween, ormai ribattezzata la festa di Aulin (con buona pace di Christian e della mia cervicale). Mi sono stupita che all'asilo ci abbiano fatto i lavoretti a tema e dalla mia posizione talebana di qualche anno fa (è un'americanata, e noi popolo bue andiamo scopiazzando), son passata a quella più moderata (sta festa mi fa schifo ma il must è so-cia-liz-za-re, do you remember?). Quindi ho detto di sì ad una festicciola organizzata sotto casa, anche perché l'impegno massimo era prendere l'ascensore mentre il fattore di interesse per i miei figli raggiungeva i massimi livelli giacché vi partecipava il loro amico del cuore.
Peccato che a questa festicciola, organizzata da un'associazione di quartiere, si è presentato un numero spropositato di bambini con il loro bel genitore mascherato al seguito (noi no, naturalmente). Un successone per chi organizzava, un festone per chi si divertiva, una bolgia per tutti gli altri. Resoconto dell'evento: arrivo ore 20.15, abbuffata di caramelle, dopo 60 minuti netti i due abbandonavano la festa, un po' storditi e un po' delusi. Questa non era una festa. Le feste sono grandi! E te credo, mancava lo spazio. E vabbe', per quest'anno è andata così. Sta festa continua a darmi un discreto fastidio, e non si tratta di tradizioni o quant'altro, è che non mi piace proprio. Un'appendice del Cavernale, che pure quello, lasciamo perdere. Io ci ho provato ad applicarmi. Ecco, magari l'anno prossimo mi impegno di più.
Voltando pagina, con oggi ha termine questo bel ponte di quattro giorni quattro. Non che abbia voglia di tornare al lavoro ma, visto il livello adrenalinico della prole in questi giorni, forse, ecco,  in ufficio mi rilasso un po'. E già che sono entrata in tema, un avviso ai naviganti: "domani torno in ufficio, così mi rilasso un po'" è una di quelle frasi che possono pronunciare solo le madri lavoratrici (a se stesse o tra di loro). Cioè, se dopo il ponte, una mamma che non lavora ti vede uscire di casa e ti dice vai al lavoro? Eh, così ti riposi! Non va bene: è una frase del cacchio. Vale solo tra pari, non so se mi spiego.
E con questa perla di (acida) saggezza, auguro una buona settimana a tutti.

ottobre 25, 2012

Di canzoni e problematicità

Ieri i bambini erano particolarmente euforici e cantavano una canzoncina che più o meno funziona così: mani sporche di yogurt, lavale lavale TU! mani sporche di marmellata, lavale lavale TU!
Sul TU c'era un gesto plateale col dito indice puntato, tipo I want you, ma col braccio teso.
A parte il comunicarvi il piacere di sentirci finalmente raccontare qualcosa del tempo che trascorrono all'asilo, segnalo che da questa mattina non faccio che canticchiare questo motivetto idiota ma orecchiabilissimo. Sono gli effetti collaterali della maternità (e fossero solo questi). Lo intonavo anche prima di uscire di casa con immenso gaudio di mio marito che si tratteneva a letto perché poteva andare al lavoro più tardi.
Come come come? Domanderete voi. E pure io.
Cioè: io mi alzo comunque, a prescindere dall'impegno lavorativo e dall'orario di ingresso in ufficio. Lui no. Però mica dorme: perché col casino che facciamo in casa, si sveglia lo stesso, epperò se ne sta sdraiato. Io gli ho spiegato che la maggior parte delle mogli non permette al consorte di starsene sdraiato a pelle di leopardo in mezzo al talamo nuziale mentre loro si infilano nella centrifuga impazzita delle mattine feriali ma lui minimizza la portata di cotanta concessione. In un'altra vita il karma gli riserverà in sorte una moglie rompiballe, me lo sento.
Tornando al tema "che avete fatto di bello all'asilo? Risposta: niente"finalmente ascoltiamo racconti sparsi e spontanei che ci danno conforto sul fatto che la scuola cominci a coinvolgerli e interessarli un po' di più. E qui segnalerei i diversi approcci delle maestre sull'argomento.
Nella classe "problematica" (che per privacy non nomino ma chi mi segue da tempo sa qual è) mi lasciarono intendere che i racconti mancano laddove si pongono male le domande (probabilmente io me ne uscivo, chessò, con un com'è andata all'asilo? che uno ti risponde bene e la chiude lì, anziché proporre un cos'hai fatto di bello oggi all'asilo? che invece favorisce la risposta).
Nella classe "propositiva" invece le maestre mi dissero che come è naturale per noi domandare ai nostri figli cos'abbiano fatto a scuola è altrettanto normale che loro non abbiano voglia di rispondere. I bambini spesso raccontano a loro piacimento ciò che in genere li ha più colpiti emotivamente e questo può avvenire con tempi e modalità diverse per ogni bambino. Poi per carità esistono anche quelli che ti raccontano per filo e per segno cos'hanno mangiato a pranzo ma, come al solito, non è il nostro caso.
Sul tema classe problematica/classe propositiva mi piacerebbe tornare perché ne avrei da raccontare.

ottobre 20, 2012

Perle di saggezza 1

Dopo cena. 
In onda il film dei puffi.
In procinto di spiaggiarci sul divano:

"dai, sediamoci tutti insieme, facciamo la famiglia!" (Mattia)