maggio 17, 2013

Cinque anni di noi

E alla fine l'ho fatto. Contro ogni pronostico, ho organizzato una festa di compleanno per i miei bambini. 
Per la serie solo gli scemi non cambiano idea, visto che un anno fa, a proposito di feste scrivevo così. E sempre per la stessa serie, a festeggiamenti avvenuti mi sono detta mai più. Anche se è stato tutto bellissimo.
Forse perché non ho mai avuto una festa di compleanno e non sono cresciuta con questo mito? Forse perché a quest'età, anche se lo festeggiano con mamma, nonni e zii non muore nessuno? Non lo so. So che mia cognata mi ha risposto: e ti arrendi così? Ehm, diciamo che ci voglio pensare. Ho ancora un anno davanti.
Comunque, durante i preparativi ho scoperto cose a me sconosciute, anche se l'universomondo probabilmente le sapeva già.
Tipo la faccenda degli inviti: se imbucati nel casellario di fronte alla classe vanno dati a tutti (28) i bambini, per non discriminare. Se messi negli armadietti esterni puoi, diciamo così, selezionare.
Tipo che le nostre maestre trovano scoccianti le feste di compleanno, sebbene sponsorizzino a più riprese la socializzazione. Ehm, che pizza. Si può dire?
Tipo che nella nostra scuola i genitori che vedi alle feste/riunioni/pizzate sono sempre gli stessi. La restante parte è un popolo misterioso e sconosciuto che snobba ritrovi di qualsivoglia natura, non risponde agli inviti, né con un sì, né con un no (né con un crepa, per dire).
Che poi diciamocelo, tra quelli che non rispondono in toto c'ero pure io. Fino all'altro ieri. Ora ci sono passata e ho capito che non è carino: giuro giuro che non lo farò mai più!
E' un po' come quando snobbi i matrimoni a destra e a manca, poi ti sposi tu e per quelle tre persone che ti dicono di no, ci rimani male male male. Perché è il tuo matrimonio. E perché se le avevi invitate, in fondo ci tenevi. E qui ci starebbe il discorso che quelli a cui tieni veramente ci sono sempre, anche se ti sposi alle 7 del mattino di giorno infrasettimanale a Canicattì e tu abiti a Milano. Salvo rare eccezioni, chiaramente.
E comunque, abbiamo compiuto 5 anni! Così grandi ma così piccini. Bella questa fase dove discutono con te come se fossero i tuoi fidanzati (preadolescenza?), ti dicono che quando saranno grandi ti sposeranno ma poi si mettono a piangere per una sciocchezza, e a ridere per molto meno. Bella e difficile questa fase dove non li lasceresti mai ma (forse) dovresti cominciare a farlo. Almeno ogni tanto, per farli crescere. Ma poi chi l'ha detto? Le malelingue e il mio inconscio direbbero che io già li lascio abbondantemente per andare in ufficio ma questo è proprio tutto un altro discorso.
A proposito di maggio, socializzazione, annessi e connessi, vi segnalo questo link. Sarà che sono sul pezzo, ma l'ho trovato divertentissimo! http://barbablog.vanityfair.it/2013/05/16/fine-anno-tempo-di-pizzata-e-io-non-vedo-l%e2%80%99ora-di-uscire-dal-tunnel/

aprile 09, 2013

Varie ed eventuali (in attesa della primavera)

Titolo: Dove eravamo rimasti?
Sottotitolo: perché tenere aperto un blog se non si ha più tempo/voglia di aggiornarlo?
Forse perché fa parte della mia vita da mamma, perché è nato insieme ai miei bambini (o quasi) e perché ci sono molto affezionata. Ecco.
E' che quando lo avevo aperto le ore di tempo libero erano millemila e ora si sono drasticamente ridotte a una, se va bene. Sappiatelo, voi neomamme che approdate qui per caso: godetevi tutto quel bel tempo sospeso dei primi mesi, ché poi niente sarà più come prima. Qualitativamente sarà tutto ugualmente entusiasmante ed emozionante, ma materialmente vi costerà il doppio della fatica. Se poi, tornerete al lavoro, avrete sì modo di chiacchierare, cazzeggiare e sentirvi parte integrante del mondo reale (e non solo mammesco) ma vi accorgerete che per fare tutte quelle bellissime cose che fanno così bene alla vostra psiche (tipo andare dal parrucchiere, bere un caffé con un'amica) vi toccherà sottrarre tempo ai vostri figli oppure prendere un giorno di ferie.
Tornando a noi, questi gli aggiornamenti: Christian guadagna spazio e acquista sicurezza. Mal sopporta l'impegno dell'asilo mentre suo fratello ci va volentieri. Ne ho parlato con la sua maestra: è un problema comune a tanti bambini. Sai, cominciamo a farli lavorare sul serio, si rendono conto che non possono più fare ciò che vogliono. Tipo giocare? Mi son chiesta io, che riflettevo su quanto sia troppo "scolastica" questa nostra scuola materna. Riflettevo sui lavoretti delle feste: poesie, filastrocche, rigorosamente fotocopiate dalle maestre e scelte tra i migliori autori. Lavoretti pregni di significato, per carità, ma poveri della manualità dei nostri piccoli pasticcioni. Ma che fine hanno fatto i posaceneri in Das, i fermacarte con le mollette di legno che si facevano ai nostri tempi?
Ho divagato.
Che altro c'è?
C'è che Mattia mentre parla, usa un dito per indicare. Ma non l'indice come noi comuni mortali. Tempo fa l'avevo redarguito: è maleducazione indicare! Cosa vuol dire? Mi ha chiesto lui. Vuol dire allungare il dito indice verso una persona. Così mi ha preso in parola: per indicare usa il dito medio. Che è anche peggio.
C'è che adoro sentirli fare la conta. Ambaraba cicci coccò, tre civette eccetera eccetera e poi sentirli conlcudere con questa cosa, che mi mette un sacco di allegria: puntino rosso, puntino blu, esci fuori per l'amore di Gesù! No, vabbe' ma dove l'hanno sentita?
E poi, c'è che mi sono messa a dieta. E sono andata da una dietologa che mi sta facendo mangiare uno sproposito di carboidrati ma ben organizzati, dice lei.
E poi c'è che è iniziata sul serio la stagione di trasferte del papà di famiglia. Nel senso che per una serie interminabile di mesi, lui ci sarà una settimana sì e una no. Una settimana sì e una no. Una settimana sì e una no. Scritto così rende meglio l'idea. Ho deciso che nel mentre valorizzerò i punti forza di questa condizione di vita: leggere nel più totale silenzio della casa, avere la casa più ordinata del solito. La lista dei pro sembra corta, la verità è che è ancora in progress.
E poi ho comprato libri come se non ci fosse un domani: li guardo, li rimiro, mi immagino mentre li leggo ma poi crollo dopo cinque miserabili pagine a sera, se va bene. E' la primavera, ca va sans dire.
E poi, ho iniziato la stagione della mamma urlatrice: urlo per farmi ascoltare, urlo per farmi rispettare, urlo per farli mangiare composti, urlo perché mettano a posto tutti i giochi, urlo per farli smettere di fare gli scemi. Urlo, come nel peggiore dei cliché.
Venga almeno la primavera a farci risorgere da questo abbruttimento.

marzo 08, 2013

Tuttoilresto

Il gel per fare la crestina, come dice il barbiere. Che poi io sta crestina mica la concepisco. Tuttalpiù un ciuffetto, e solo nelle occasioni speciali, o nei weekend.
L'acquisto delle scarpe con i fili (cioè le stringhe). Salvo poi pentirsene perchè toglierle è un conto, allacciarle un altro. Ma ci stiamo lavorando.
E la cintura per i jeans. Se non la trovi adesso, me la compri quando ho 5 anni? E tu che fai? Alla terza volta che lo dice, corri da Benetton in pausa pranzo. Perché la faccia che fa quando gliela porti è senza prezzo. Così come il piglio da grande quando la mette.
E' un periodo così: stiamo crescendo, ci piace guardarci allo specchio, e scegliere cosa indossare. E meno male sono due maschi. Non oso pensare cosa siano le femminucce di oggi, o anche di ieri: mia madre racconta di me bambina, rapita di fronte alle vetrine delle scarpe. Le dicevo: vuoi essere sempre tu la più bellina quando ne comprava un paio nuove, per lei. Poi sono cresciuta e, se non fosse per l'ufficio, girerei con le scarpe da corsa. Ma non per correre, per vivere.
Che poi in realtà è Mattia che si atteggia a bambino grande, Christian continua a sfinirmi di tenerezza e tuttoilresto. Nel tuttoilresto stanno le mie insicurezze e le sue grandi, piccole, misteriose emozioni.
E così, in questo clima di novità e aria nuova è pure arrivata la primavera. O almeno così credevo: da due giorni siamo ripiombati nel grigiore invernale.
L'unico modo per reagire a una mattinata piovosa? Il capello pulito che sa di shampoo e crema per il mare e la musica maranza,  messa a palla mentre vai al lavoro. Piccolo accorgimento: abbassare il volume quando si è fermi al semaforo. E poi, il venerdì.
Buon fine settimana a tutti.

febbraio 28, 2013

Questo febbraio

Riassunto di questo febbraio.

Il Carnevale, che detesto: festeggiarlo una settimana prima, poco distante da noi, perché il sabato dopo il papà parte. Un freddo cane. Ma con il giubbotto non sembro neanche un Power Ranger! Già.

Il bene che ci vogliamo (e la fase edipica): mamma ti voglio sposare! (Christian) Mamma io voglio sposare il tuo braccio! (Mattia)

La stanchezza cosmica: attesa spasmodica della primavera, solo solo per risparmiare quei quattro minuti netti che impieghiamo ogni mattina per metterci il cappello, la sciarpina e il paltò.

La prima (di quest'anno) trasferta del consorte. Down under: io carica come una molla, tengo botta e tiro dritto. Quest'anno si cambia mood: non mi aspetto il premio, lo pretendo. Anzi, lo scelgo e me lo vado a prendere. Modalità o me misera tapina: OFF. Modalità questa è la tua vita, cazzo stai sempre a lamentarti: ON. (Questa è tutta teoria, la pratica è da vedere).

Vita da gemelli: accorgersi che c'è chi prevarica e chi soccombe. Tentare con delicatezza di arginare l'uno per permettere all'altro di guadagnarsi spazio. Chi l'ha detto che quando crescono è più facile?



gennaio 22, 2013

Fino a Plutone

Maddai, siamo al 22 gennaio e non ho ancora scritto il primo post dell'anno!
E' che questo 2013 è iniziato col botto. Torno dalle vacanze di Natale e al lavoro mi dicono che ho un bel po' di ferie da smaltire. Così mi accingo bella bella a pianificare tutti questi meravigliosi giorni infrasettimanali a mia disposizione. Mi prefiguro lunghe sedute di trucco, parrucco e restauri vari. Mattine di shopping, piccole e grandi cose da fare. Mentre mi aggiro tronfia, proclamando il diritto alla qualità della vita, iniziano a succedermi cose che voi umani, lasciamo perdere. Ne elenco qualcuna in ordine sparso tanto per rendere l'idea: mi si è semi-allagata la casa, mio marito ha mandato affanculo un vigile, Mattia ha avuto l'influenza virale, Mattia ha avuto l'influenza gastrointestinale. Mattia è quello che si ammala meno tra i due, vero? Mi domanda la pediatra. Si vabbe'.
Comunque, a parte questo inizio d'anno d'impatto, io sono tranquilla. Buahahahahahahaha. Sto lavorando su me stessa: lavoro su me stessa per cercare di essere una mamma serena (e non paranoica), lavoro su me stessa per cercare di non essere una moglie sclerata dalle assenze del marito e lavoro su me stessa per fare quello che mi fa stare bene e niente più. Solo che tutto sto lavorare su se stessi è pure faticoso: sì, è vero, mi lamento sempre. Lo so, lo so, l'importante nella vita è la salute. E volersi bene. Quanto ce ne vogliamo io e i miei figli? Fino a Plutone! Ve l'avevo detto che siamo in fissa con i pianeti. :-D
Un tardivo augurio di buon anno a chi passa di qua.

dicembre 31, 2012

Bilancio di quest'anno?

Bilancio di quest'anno?
Me lo domanda sempre mio marito la notte di Capodanno, di solito in macchina, mentre torniamo a casa. La sua risposta è quasi sempre la stessa: massì, dai, non ci possiamo lamentare... 
Io in genere concordo ma mento sapendo di mentire, perché detesto i bilanci e da inguaribile insoddisfatta, mi lamenterei eccome. Sempre.
A parte questa doverosa premessa, il 2012 è stato (veramente) un anno da buttare. Io sono quella della vignetta qui in basso e mi aspetto un 2013 migliore. E vedrò di fare del mio meglio perché tocca anche impegnarsi per essere felici.
La lista dei buoni propositi è sempre la stessa (e questo la dice lunga). Quest'anno mi butto sui mantra, da ripetermi, all'occorrenza, fino allo sfinimento. Ecco quelli del mio 2013:

1) perchè io valgo
2) il mio tempo è prezioso
3) anche no

E i vostri?
Buon anno a tutti!

dicembre 22, 2012

Di attese, regali e tutto il resto

Rapido post di aggiornamento: per me stessa e per il mio blog (che ormai ha le ragnatele e ha la pura funzione di memoria storica). Pure voi da quando siete madri avete perso l'abitudine di rimuginare sulle cose, e faticate a ricordare quanto successo ieri l'altro?
Queste sono state settimane surreali e di attesa. Di tutto e niente. Tanta voglia di buttare alle spalle un anno sbagliato e un pizzico di timore per quello nuovo, con tutte le sue incognite e il già vissuto che si riproporrà. Ma l'importante è affrontarlo con un altro spirito, no?
Ho atteso un esito importante, innanzitutto.
Ho atteso la festa dell'asilo: in queste occasioni l'unica magia è incontrare gli occhi di tuo figlio che ti cerca in mezzo alla folla di genitori camera muniti. Se di figli ne hai due, posizionati uno a nord-est e l'altro a sud-ovest, l'impresa non è facile, ma ce la fai lo stesso.
Ho atteso l'arrivo di Babbo Natale: siano lodati Amazon e i vari siti di shopping online perché lo stress dei centri commerciali non lo reggo proprio. Quest'anno niente treni: macchine, piste e l'Uomo Ragno. Ma anche libri "da grandi": sui dinosauri e i pianeti. Non sono piccoli geni ma hanno i loro interessi, e questo mi piace.
Varie ed eventuali: Mattia dice di essersi fidanzato. Avete presente le bambine graziose che si vedono in giro adesso? Dimenticatele. La sua ha biondi capelli arruffati e smalto, rigorosamente smangiato, alle unghie. La (di lei) mamma ha lo stesso stile però è simpatica. Ehehehe.
Christian ha finalmente trovato la sua dimensione e io ho definitivamente accantonato le ansie su di lui. Le maestre si sono rilassate, io mi sono rilassata e in questo clima da volemose bene le cose sembrano andare per il verso giusto. Se gli chiedete cosa vuole fare da grande, vi dirà il dottore, dopo aver accantonato in rapida sequenza i mestieri che vado a elencarvi: il meccanico, il signore che consegna la spesa (fatta online, naturalmente) e Babbo Natale. Va tutto bene purché non mi dica il calciatore.
Ah, e poi siamo approdati alla fase "te non sei più mio amico".
Per il momento è tutto.

Un grande, grosso, caloroso augurio a chi passa di qua.

novembre 04, 2012

La festa di Aulin

Inizio col fare una piccola premessa sulla festa di Halloween, ormai ribattezzata la festa di Aulin (con buona pace di Christian e della mia cervicale). Mi sono stupita che all'asilo ci abbiano fatto i lavoretti a tema e dalla mia posizione talebana di qualche anno fa (è un'americanata, e noi popolo bue andiamo scopiazzando), son passata a quella più moderata (sta festa mi fa schifo ma il must è so-cia-liz-za-re, do you remember?). Quindi ho detto di sì ad una festicciola organizzata sotto casa, anche perché l'impegno massimo era prendere l'ascensore mentre il fattore di interesse per i miei figli raggiungeva i massimi livelli giacché vi partecipava il loro amico del cuore.
Peccato che a questa festicciola, organizzata da un'associazione di quartiere, si è presentato un numero spropositato di bambini con il loro bel genitore mascherato al seguito (noi no, naturalmente). Un successone per chi organizzava, un festone per chi si divertiva, una bolgia per tutti gli altri. Resoconto dell'evento: arrivo ore 20.15, abbuffata di caramelle, dopo 60 minuti netti i due abbandonavano la festa, un po' storditi e un po' delusi. Questa non era una festa. Le feste sono grandi! E te credo, mancava lo spazio. E vabbe', per quest'anno è andata così. Sta festa continua a darmi un discreto fastidio, e non si tratta di tradizioni o quant'altro, è che non mi piace proprio. Un'appendice del Cavernale, che pure quello, lasciamo perdere. Io ci ho provato ad applicarmi. Ecco, magari l'anno prossimo mi impegno di più.
Voltando pagina, con oggi ha termine questo bel ponte di quattro giorni quattro. Non che abbia voglia di tornare al lavoro ma, visto il livello adrenalinico della prole in questi giorni, forse, ecco,  in ufficio mi rilasso un po'. E già che sono entrata in tema, un avviso ai naviganti: "domani torno in ufficio, così mi rilasso un po'" è una di quelle frasi che possono pronunciare solo le madri lavoratrici (a se stesse o tra di loro). Cioè, se dopo il ponte, una mamma che non lavora ti vede uscire di casa e ti dice vai al lavoro? Eh, così ti riposi! Non va bene: è una frase del cacchio. Vale solo tra pari, non so se mi spiego.
E con questa perla di (acida) saggezza, auguro una buona settimana a tutti.

ottobre 25, 2012

Di canzoni e problematicità

Ieri i bambini erano particolarmente euforici e cantavano una canzoncina che più o meno funziona così: mani sporche di yogurt, lavale lavale TU! mani sporche di marmellata, lavale lavale TU!
Sul TU c'era un gesto plateale col dito indice puntato, tipo I want you, ma col braccio teso.
A parte il comunicarvi il piacere di sentirci finalmente raccontare qualcosa del tempo che trascorrono all'asilo, segnalo che da questa mattina non faccio che canticchiare questo motivetto idiota ma orecchiabilissimo. Sono gli effetti collaterali della maternità (e fossero solo questi). Lo intonavo anche prima di uscire di casa con immenso gaudio di mio marito che si tratteneva a letto perché poteva andare al lavoro più tardi.
Come come come? Domanderete voi. E pure io.
Cioè: io mi alzo comunque, a prescindere dall'impegno lavorativo e dall'orario di ingresso in ufficio. Lui no. Però mica dorme: perché col casino che facciamo in casa, si sveglia lo stesso, epperò se ne sta sdraiato. Io gli ho spiegato che la maggior parte delle mogli non permette al consorte di starsene sdraiato a pelle di leopardo in mezzo al talamo nuziale mentre loro si infilano nella centrifuga impazzita delle mattine feriali ma lui minimizza la portata di cotanta concessione. In un'altra vita il karma gli riserverà in sorte una moglie rompiballe, me lo sento.
Tornando al tema "che avete fatto di bello all'asilo? Risposta: niente"finalmente ascoltiamo racconti sparsi e spontanei che ci danno conforto sul fatto che la scuola cominci a coinvolgerli e interessarli un po' di più. E qui segnalerei i diversi approcci delle maestre sull'argomento.
Nella classe "problematica" (che per privacy non nomino ma chi mi segue da tempo sa qual è) mi lasciarono intendere che i racconti mancano laddove si pongono male le domande (probabilmente io me ne uscivo, chessò, con un com'è andata all'asilo? che uno ti risponde bene e la chiude lì, anziché proporre un cos'hai fatto di bello oggi all'asilo? che invece favorisce la risposta).
Nella classe "propositiva" invece le maestre mi dissero che come è naturale per noi domandare ai nostri figli cos'abbiano fatto a scuola è altrettanto normale che loro non abbiano voglia di rispondere. I bambini spesso raccontano a loro piacimento ciò che in genere li ha più colpiti emotivamente e questo può avvenire con tempi e modalità diverse per ogni bambino. Poi per carità esistono anche quelli che ti raccontano per filo e per segno cos'hanno mangiato a pranzo ma, come al solito, non è il nostro caso.
Sul tema classe problematica/classe propositiva mi piacerebbe tornare perché ne avrei da raccontare.

ottobre 20, 2012

Perle di saggezza 1

Dopo cena. 
In onda il film dei puffi.
In procinto di spiaggiarci sul divano:

"dai, sediamoci tutti insieme, facciamo la famiglia!" (Mattia)

ottobre 05, 2012

Di sole e zucchero filato

Una tappa in libreria, per un libro che desidero leggere da tempo, anche se in questo periodo la testa non c'è (ma poi tornerà, credo).
Una sera con gli amici, che staresti a parlare ancora un po' (ma a casa con i bambini c'è la nonna e sicuramente si è addormentata sul divano).
Una domenica di sole: inaspettata, calda e importante, almeno per me.
Il secondo zucchero filato (mamma ti ricordavi quando eravamo piccoli, quella cosa da mangiare che sembrava una pecora?).
Sbagliare strada e capitare per caso in quella stradina dove si vedono gli aerei in fase di decollo (quanto l'avevamo cercata!) ed emozionarsi (no va be' parliamone) perché per loro piccoletti è tutto una novità. E poi, diciamolo, gli aerei hanno un loro perché.
Due giorni di ferie, così, senza motivo (che poi il motivo è che ci sentiamo in dovere verso tutti ma mai verso noi stesse).
Un taglio di capelli. Netto e un po' storto (ma quanto ci impiegano i capelli a riadattarsi ad una faccia?).
Le chiacchere con una mamma che credevi così diversa da te e invece è tanto uguale.
L'ultima trasferta del consorte (per questa stagione, sigh).
Le attenzioni che arrivano da persone insospettabili (e mai da chi ti aspetteresti che).

Patisco l'autunno, i nuovi inizi e i mesi che cominciano con il lunedì. Ma provo a sentirmi più leggera. Perché la pesantezza d'animo è contagiosa e fuorviante.
Lo so che il post è criptico ma in questo periodo va così.

settembre 28, 2012

Di telefonate e intermittenze

Squilla il cellulare.
Numero in chiaro. Prefisso 095.
Direi Catania o comunque Sicilia.
Rispondo.

Pronto?
Buongiorno signora. E' la Regione Lombardia...
Mmm, non l'avrei mai detto...
Parlo con uno dei genitori di Christian eccetera eccetera?
Sì. Di cosa si tratta?
Prima mi deve dire la data di nascita del bambino.
Sì ma per che cosa mi sta chiamando?
Non posso dirglielo, è la privacy.
E va bene, ecco la data...
Benissimo. Mi conferma quella visita medica che ha prenotato dieci mesi fa?
Ah, sì certo. Ma già che ci siamo le confermo anche quella per mio figlio Mattia. Stesso giorno ma un quarto d'ora dopo.
No no, io la sto chiamando per questa prenotazione, per quella dell'altro figlio verrà ricontattata.
D'accordo, grazie.
Clic
Clic

Mezz'ora dopo. Telefonata del marito

Ah, senti. Mi hanno chiamato da un numero strano. Volevano che confermassi un corso che deve fare Mattia. Gli ho detto che queste cose le segui tu e di chiamare te ma mi hanno risposto che non possono perché la prenotazione è agganciata al mio numero. Richiameranno stasera...

Corso? Numero strano? Sarà uno 095.

Prima considerazione: come ha fatto la Regione Lombardia ad approdare al numero di cellulare di mio marito? Bah, non voglio neanche saperlo. Perché la possibilità che io abbia dato il suo recapito per cose mediche e/o appuntamenti è abbastanza remota.
Seconda considerazione: in un periodo in cui parlo ossessivamente di visite, controlli e corsi di ogni genere è abbastanza normale la reazione di mio marito. Significa che mi ascolta. Mi ascolta come la maggior parte degli uomini ascoltano le donne. Come le lucine dell'albero di Natale. A intermittenza.

settembre 23, 2012

Di tosse, annessi e connessi

Per la serie chi ben comincia, a sole due settimane dall'inizio dell'asilo abbiamo vinto il raffreddore e la simpatica tosse da fumatore (grassa, per intenderci). Quella che i pediatri ti spacciano per normale se il tuo bambino va al nido e/o vive in una metropoli. Solo che noi ormai siamo alla materna e viviamo nell'hinterland. Però ce l'abbiamo lo stesso. 
E' che a me la tosse mi manda sempre un po' in paranoia. Sarà per i nostri episodi di tosse asmatica. Sarà che la storia della tosse col sibilo o senza sibilo non l'ho ancora capita (e infatti non faccio il medico). Sarà che ogni volta in casa si apre il dibattito sciroppo sì/sciroppo no (ma la faccenda che si tratta di una difesa dell'organismo la so solo io?). Oppure sarà che l'ultima volta Mattia si è trascinato la tosse per un mese e mezzo e al controllo dopo il secondo ciclo di antibiotici la pediatra mi ha buttato lì un: non so se l'altra volta gliel'avevo detto che più che una bronchite sembrava una broncopolmonite...  Ma sei scema? Ho (solo) pensato. Perché (ammutolita) credo di aver risposto: ah, ecco. A chiosare degnamente ci ha pensato a casa il consorte: l'ho sempre detto che la nostra pediatra non capisce un cacchio! (Anche se a dir la verità, quella che dice cacchio in famiglia sono io).
Tornando a noi, al raffreddore e alla simpatica tosse produttiva c'è da dire che quest'anno partiamo avvantaggiati. Abbiamo fatto il salto di qualità: l'acquisto di un aerosol che va a velocità supersonica (qui quello del 2008) ma soprattutto abbiamo imparato a soffiarci il naso, solo ed esclusivamente su richiesta ma è comunque un progresso, anzi Il Progresso.
Questo post nasce un po' come antisfiga per esorcizzare l'ansia della stagione dei malanni. Peraltro noi abbiamo dato un po' in tutte le stagioni. 
Che poi c'erano anche quelli che dicevano vedrai, al nido si fanno gli anticorpi e poi alla materna sono rocce... Embè? Scherzavano.

settembre 21, 2012

Voce del verbo socializzare

Stamattina ragionavo sul fatto che sto cominciando a socializzare con le altre mamme dell'asilo solo oggi (al secondo anno) mentre fino a quattro mesi fa mi stavano quasi tutte mediamente sulle palle. E poi mi lamento che ho due figli un tantino asociali...
Che poi non è del tutto vero ma: 
punto 1 - essendo in due fin dalla nascita, loro tendono a "bastarsi" a vicenda (e questa non è una cosa bellissima ma fisiologica sì); 
punto 2 - assorbono come spugne le mie sensazioni quindi se in una data situazione io non sono a mio agio, loro lo recepiscono con le ovvie conseguenze. Tolte queste due varianti, sono due bambini dolci e che amano la compagnia. Selezionata.
Fatta questa importante considerazione, ufficializzo che anche noi ci siamo interessati all'attività extrascolastica, nonché sportiva, da svolgere durante la settimana. Lo so che ci sono bambini che a 4 anni giocano a calcio, a tennis e tirano di scherma ma noi siamo lenti anche in questo (la presenza a singhiozzo del papà e il nostro poco spiccato senso sportivo a mio avviso non aiutano ma questo è un altro capitolo). So anche che ci sono pupetti che alla materna hanno un'agenda più fitta di un manager rampante ma tant'è. 
Detto questo, noi approdiamo ad un corso di ginnastica dal nome molto basico, tipo gioco e spazio o qualcosa del genere. Roba da principianti, insomma. Ma motivo d'orgoglio per noi perché è comunque una prima volta.

- per essere precisi il corso si chiama movimento e gioco: una su due l'avevo azzeccata!

settembre 10, 2012

...batti un colpo!


Questo post è per dire che esistiamo ancora.
Fatichiamo a conciliare i nostri desideri con la quotidianità ma continuiamo a fare del nostro meglio (dopo aver fatto del nostro peggio).
Tentiamo di resettare sempre e di cancellare una giornata storta con una dritta: qualche volta ci riusciamo, qualche volta no.
Dietro al plurale maiestatis c'è la mamma al quadrato. Di fronte ci sono due ometti che alla mia domanda ma la vostra mamma com'è? mi rispondono: sederona! Divertita e anche un po' interdetta, mi tocca allora precisare: intendevo dire, ma è brava o cattiva? Braaava! (E anche stavolta l'ho sfangata).
Due cuccioli di quattro-anni-quattro che iniziano il loro secondo anno di materna. Che gioia essere "mezzani", se ripenso al faticoso inserimento dello scorso anno. Mentre scrivo mi rivedo nascosta dietro ad un cespuglio, mentre spio i miei piccolini imbronciati (un consiglio: non fatelo mai!).
Stamattina uscendo dall'asilo ho incontrato una mamma "nuova" che mi ha detto: che caldo, forse è la temperatura o forse è l'ansia... Ecco, io d'istinto le avrei urlato amica-ti-capisco ci-son-passata-anch'io, invece le ho semplicemente sorriso perché in questo periodo sono molto molto low profile. Ma conto di migliorare.

Foto: Christian e Mattia - 09 settembre 2012 - Pompieropoli