settembre 18, 2019

Di andare e venire, che poi dipende da dove parti

La Marti - con un pragmatismo tutto femminile - è nata con una settimana di anticipo rispetto a quanto stabilito dai medici. Praticamente è arrivata quando ha voluto lei. Ed è stata così comprensiva da capire che la scorsa settimana era importante per i suoi fratelli e per la loro (e la sua) mamma. Non si può mancare un primo giorno di scuola, nemmeno se i tuoi figli hanno superato il metro e mezzo e stanno entrando alle medie.
Un nuovo inizio.
Non so se sono più preoccupata io o loro.
A dire la verità lo so: IO.
[Pomeriggio del giorno prima, al telefono]: ma siete ancora all’oratorio? Sono le 19:20!
Sì, adesso finiamo di giocare e andiamo.
Ancora confondono i verbi andare e venire: grandi ma piccoli.
💙💙

agosto 26, 2019

Di pensieri strani e congiunzioni astrali

Per una congiunzione astrale di tutto rilievo la nascita dovrebbe avvenire nella seconda settimana di settembre, centrando in pieno i primi giorni di scuola. Inutile dire che al momento mi preoccupa più l’organizzazione di chi lascio a casa che non di me in ospedale, probabilmente presto mi ricrederò. E la bomba emotiva di quei giorni mi spaventa non poco: primo giorno di medie, sorellina nuova, nothing else? 
Sono impaziente di liberarmi di questa pancia ma anche no. Vorrei fermarmi a una giornata in cui dormo nove ore filate, senza insonnia di sorta, in cui sono pervasa dall’insolita (soprattutto per me) energia da preparazione del nido e in cui i miei due amati figli sono in sintonia con l'universo mondo e con i miei umori e il mio stato attuale mi sembra tutto sommato paradisiaco. Ma in realtà alterno giornate di irrequietezza e insofferenza ai massimi storici. Nell’incoscienza di una mente obnubilata dagli ormoni della gravidanza temo cose a caso, ben lontane da quelle che dovrebbero davvero preoccuparmi: la bolletta dell’Enel (quanto cacchio ci arriverà da pagare che ho passato le ultime settimane attaccata all’aria condizionata?); chissà se la bimba nascerà capelluta? (mi hanno sempre fatto impressione i neonati con i capelli). 
Il consorte, come da tradizione, si allontana per lavoro per due giorni. Meglio oggi che settimana prossima, se succede qualcosa mi chiami e io arrivo, eccetera eccetera... con i gemelli qualche giorno prima era in Sardegna, questa volta andrà in Veneto, più a portata di mano direi. Speriamo bene.

(La vignetta è dell’artista Zhanna Bulankova) 

agosto 23, 2019

Di caffè, dieta e altre amenità

Comunque tu sei una donna strana...
Se ne esce così il consorte, temerario, osservandomi sorseggiare una tazzina di caffè, spiaggiata sul divano. Temerario, dicevo, perché una frase del genere può generare in una donna gravida (ma non solo) qualsiasi tipo di reazione.
E perché scusa?
Ma no, niente, è che sei incinta e non hai mai avuto nausee o vomito...
Ma cosa c'entra? Mica è automatico; lì va a fortuna...
Sì, ok, ma mai un disturbo... e poi bevi caffè, bevi alcolici, mangi quello che vuoi...
Al che strabuzzo gli occhi, perché il caffè, in realtà, non l'ho bevuto per quattro mesi tutti visto che il solo odore mi infastidiva, per poi ricominciare a farlo ma a dosaggio ridotto.
Per gli alcolici invece, sia messo agli atti che in questi mesi, ho bevuto solo in un paio di occasioni:
numero una birra piccola per il compleanno dei miei figli (nella versione femminile della panaché, cioè annacquata con la gazosa, con buona pace della gicemia e del quantitativo massimo di zuccheri che andrebbe introdotto nel nostro organismo);
un' altra in occasione di un ritrovo all'aperto a base di panini e salamella che lì, si sa, la birretta è la morte sua.
Per il resto mi attengo alle regole igienico alimentari delle donne incinte, e bramo con tutta me stessa un piatto di prosciutto crudo bello grasso e soffice, tagliato sottile sottile, nonché una tappa a un qualunque sushi all you can eat.
Mi attengo meno alla dieta bilanciata, soprattutto in queste ultime settimane. Qui gioca molto il fattore "ormai manca poco, quando ti ricapita?" ma anche il netto della giornata che passo adagiata sul divano. 
Quanti chili dovrei prendere nell'ultimo mese?
Mi guarda perplessa la ginecologa: tu te li sei già giocati tutti!
Comunque peso (in eccesso) a parte, continuo a interrogarmi sul come, all'epoca,  in questo stesso corpo abbiano potuto starci due (e non uno) bambini. MISTERO.

agosto 17, 2019

Di nuances, fiocchi e paillettes

Che non si regalano abiti per un neonato quando nato non è ancora è cosa nota. Un'usanza abbastanza diffusa, alla quale anche io mi attengo, per scaramanzia. 
Personalmente ho acquistato il di lei necessario per l'ospedale a ottavo mese inoltrato, quando mi son detta che forse era il caso di preparare la valigia, che far nascere una creatura senza indumentini per la nursery non era cosa buona e giusta.
Dicevo delle scaramanzie, che ho messo da parte quando a poco più di tre mesi di attesa, ho ricevuto da un'amica di ritorno da New York dei minuscoli body per lei, super carini e american style. Lì per lì mi sono irrigidita, poi ho pensato alla mia amica che li sceglieva per me, in vacanza oltreoceano, e ho capito che in questi casi l'affetto vince su tutto il resto.
Poi accade che nel giro di un paio di giorni ricevo due mise per lei che neanche so descrivere per quanto io sia poco avvezza a moda e fashion style. So solo che la reazione al primo abitino è stata: wow, stupendo, questo glielo metterò a Natale! Nel secondo caso: wow, meraviglioso, questo glielo metterò al Battesimo! Ma no, mi ha risposto mia cognata, glielo metti una domenica quando la porti dalla nonna! :-O
E lì ti accorgi che tua figlia non è ancora nata ma ha già un guardaroba più femminile del tuo.
E rifletti a quanto tu sia spartana. E pensi a questo mondo fatto di nuances e fiocchetti vari che chissà se riuscirà a contagiarti e magari anche a contaminarti un po'.

agosto 12, 2019

Aspettando...


Più che dolce attesa lo chiamerei “tempo sospeso”.
La sensazione di leggero smarrimento, misto a malinconica curiosità, è sempre la stessa. Anche se di anni ne sono passati parecchi.
Oggi come allora attraverso quel periodo privo di poesia che definirei Fase del Cosa mi (ci) è venuto in mente? Speriamo di essere ripagati della stessa felicità di allora: nuova e prepotente. Intanto, per rimanere in tema, aspettiamo...

maggio 30, 2018

Il punto di non ritorno

Possiamo chiamarlo vortice, tunnel o punto di non ritorno.
Quando gli impegni quotidiani ti affollano la vita ma soprattutto la testa, e tu parli a un pubblico sordo a ogni sollecitazione: i tuoi figli.
Tu chiami. Tu solleciti. Tu minacci. Poi alzi la voce e in un nanosecondo entra in scena il solito patetico spettacolo della mattina, in cui tu reciti la parte della mamma isterica, loro dei figli della mamma isterica e i vicini quelli dei dirimpettai della mamma isterica. 
Basterebbe fermarsi un attimo prima. Guardarsi da fuori. Riflettere sul fatto che sei un adulto e come tale dovresti comportarti: rimangiarti la battuta finale della pièce e trasformarti nel genitore empatico che porta a casa la mattinata con un tripudio di serenità. E invece no.
Con l'infittirsi degli impegni di cui al post precedente, la situazione sembra essersi acutizzata.
Si registrano episodi di isterismo estremo che entreranno nella storia della famiglia al quadrato, disegnando la madre in oggetto come patetica donna sull'orlo di una crisi di nervi (con parziale attenuante della sindrome premestruale). 
Episodio nr. 1: in coda al McDrive (a mali estremi estremi rimedi). 
Scegli il fast food alla fine di un sabato mattina impegnativo, per risolvere in fretta la questione pranzo e rincasare già "mangiati". Invece, a questo giro, di fast c'è ben poco. La coda non avanza. Ti senti come in autostrada di ritorno da un weekend in Liguria. Finalmente è il tuo turno, ma l'auto davanti a te non si muove, e tu parli con un altoparlante che non è proprio adiacente al tuo finestrino. E non ci senti una mazza, per la verità.
Ordini le bibite
Noi prendiamo il tè, dicono le creature. 
Pesca o limone? mi chiede l'altoparlante
E tu rispondi a caso perché sei già esausta e non hai sentito la risposta alle tue spalle. 
Che chiaramente è l'opposto di quanto hai chiesto tu all'addetto del car service
Ci compri anche un dolce?
Due cookies, grazie
I cookies non li abbiamo 
E allora niente.
Paghi e pensi sia finita. Ma quando credi di essere la madre più brava del mondo, perché hai portato i tuoi figli al McDrive, e tra due secondi azzanneranno un panino chimico che li farà tanto contenti.
Senti un disco da dietro che canta più o meno così:
Ecco, gli hai detto tè al limone che a me il limone non piace!
Poi interviene la spalla.
Ma io ti avevo chiesto il dolce...
Allora ingrano la prima e svolto incazzosa sulla sinistra per uscire dal percorso auto.
Sento qualcosa che frena la mia macchina.
[Il paletto giallo in ferro che indica il percorso auto del McDrive?) 
Ma anziché fermarmi a riflettere su cosa mi stia mai ostacolando, discuto con i miei adorati figli ingrati e accelero per fuggire via, rifacendo l'intera fiancata alla macchina.
Sigh.
Episodio nr. 2: accompagnando i ragazzi scuola. 
Pioviggina. Osservo questo meraviglioso parapioggia che gli ha regalato la nonna: nero fuori ma con un arcobaleno di colori dentro. Proprio bello, penso tra me. Chissà dove l'avrà comprato? 
Dai, usciamo a piedi dal passo carraio che facciamo prima! Ma il carraio si sta chiudendo e io con un gran colpo di genio, infilo l'ombrello in mezzo al cancello automatico per bloccarne la chiusura. Piccolo particolare, la fotocellula è in basso e il mio ombrello no. Il cancello si chiude e il mio ombrello aperto si disintegra davanti ai miei occhi e a quelli dei miei figli che precisano: mamma dovevi mettere l'ombrello quaggiù!

Serve riposo, tanto. Una serie tv svuotacervello e un po' di innocua valeriana, che i bonus drink questa settimana li ho già fatti fuori tutti.


maggio 16, 2018

Il contorno

Esiste ancora la mamma al quadrato di questo blog?
Sono ancora - almeno un po' - la mamma incasinata ma piena di buoni propositi che raccontavo in queste pagine?
Direi di sì.
Ho più tempo per truccarmi la mattina, per mettermi la crema contorno occhi e leggermi un libro (forse) ma il delirio della mamma che prova a far tutto (ma non ce la fa) continua.
Le mattine seguitano ad essere un frullatore, con l'aggravante dei figli che crescono (e dormono di più, e si lamentano di più, e la scuola stanca e studiare sfianca eccetera eccetera).
Gli impegni triplicano (e io li raddoppio).
C'è lo sport.
E ci sono le partite a contorno dello sport.
E ci sono i genitori a contorno delle partite a contorno dello sport.
C'è il catechismo (per chi ci crede).
E ci sono le iniziative a contorno del catechismo.
E ci sono i genitori e le idee del parroco rivoluzionario a contorno delle iniziative del catechismo.
Ci sono le interrogazioni, i ripassi, i ripassi dei ripassi che forse ho capito perché sono carente in geografia: mica studiavo così tanto. Io andavo alle elementari, oggi si fa un Master in Scuola Primaria. Cominciamo ad applicarci che le medie saranno dure, se no poi ti bocciano. Ah no, non si boccia più, ma non diciamolo a nessuno.
Ci sono le feste di compleanno, le ricerche di gruppo, le riunioni, i saggi, gli incontri extrascolastici che però fanno squadra, fanno classe e via dicendo. E' un crescendo vertiginoso di appuntamenti di ogni genere.
Quindi la mamma al quadrato esiste ancora. Con qualche ruga in più e solo il capello più in ordine. 

ottobre 03, 2017

Il Regalone di Gruppo

 
Ho deciso che forse sarebbe il caso di togliere qualche ragnatela a questo blog. Che se non le scrivo qui, chi se le ricorda più certe cose futili e marginali che accadono nella lavatrice della quotidianità?                                                     
Ho scoperto un giovane blog che si chiama come il mio! Ma noooo! Chi è costei? La vecchia mamma al quadrato sono io!  Nel frattempo ho quasi dieci anni in più ma questa è un'altra storia. :-)
Oggi registrerei per i posteri uno scritto sul cosiddetto Regalo di Compleanno. Che se anche voi non siete mamme di primo pelo, sapete di cosa sto parlando.
Io (e i miei figli) siamo assidui frequentatori di feste di compleanno. Nel senso che, salvo rare e giustificate occasioni, non ce siamo mai persa una.
E' un modo per ritrovarsi, è educazione nei confronti di chi ti invita, è divertente per i bambini eccetera eccetera. Poi sì, c'è la faccenda "costo-complessivo-in un anno-per gli omaggi di compleanno-soprattutto se hai due figli-due classi-e spesso vieni invitato in coppia".
Epperò quanti soldi butti via comunque?
Tutto questo ragionamento per approdare alla questione: Il Regalo di Gruppo.
Non so voi, ma io odio il regalo di gruppo. Perché credo che ai bambini piaccia scartare tanti regali (anche se di poco valore). Perché credo nasca come modo per unirsi in tanti e comprare qualcosa di veramente bello e finisca (talvolta) col diventare un modo in cui si spende meno ma con risultati mediocri.
A caval donato non si guarda in bocca, prima di tutto, ma io acquisto volentieri un pensiero non esoso ma dignitoso, e da sola.
Ma in occasione della prossima festa, mi sono fatta infinocchiare con il succitato regalo di gruppo, dietro specifica richiesta della mamma del festeggiato, nonché rappresentante di classe.
Partiti con un numero esiguo di partecipanti, il gruppone raggiunge la soglia del 95% della classe ad acquisto già avvenuto quindi le quote tendono ad abbassarsi in corso d'opera. L'effetto regalone si sgonfia alla presenza di ennemila partecipanti.
All'ultimo, quando la quota non può più essere assottigliata, si aggiunge l'ennesima mamma-partecipante, alla quale non si può dire di no, essendosi fatta annunciare dalla mamma stessa del festeggiato, nonché rappresentante di classe.
Tralasciando il passaggio Quote da Riscuotere che chissà quando le vedrò tutte, sintetizzerei solo con: Gran mal di testa ma non potevo esimermi. Primo perché sono amica della già citata rappresentante di classe, secondo perché non avevo mai avuto occasione di creare di mio pugno un gruppone WhatsApp.
Cioè, dai, come potevo rinunciare?!

maggio 05, 2017

9 anni di noi!

Breve incursione su questo blog abbandonato.
Oggi compiamo 9 anni, mica bruscolini.
Tutto procede, ma con un po' di fatica.
Qui la vita non è una giungla ma un Tetris a tutti gli effetti: ci vogliono calma, abilità e un po' di fortuna altrimenti i pezzi non si incastrano. Aggiungerei una gran dose di impegno e quello ce lo mettiamo tutto.
I risultati si vedono, ahimè, a tratti: si alternano giornate di sconforto a momenti in cui ti senti Wonder Woman, anche se un po' più in carne.
Dopo anni di disimpegno totale, stiamo organizzando un festone per i ragazzi (per domani).
Per una che non ha mai organizzato niente per sé, è una gran cosa. Un enorme sbatti come direbbe il Milanese Imbruttito. Dopo anni e anni di ospitate alle feste altrui ci è sembrato giusto farne una anche a loro. (Lo catalogo nelle cose che forse aiutano l'autostima).
Il meteo oggi regala una splendida giornata di sole per ripiombare domani nell'autunno più cupo. Ho consultato qualsivoglia previsione e non ci schiodiamo da lì: nuvoletta con sole nascosto nella mattina, leggera pioggia nel primo pomeriggio e tsunami completo verso l'orario previsto per la festa.
Tanti saluti a tutti. Vi farò sapere come va a finire.
E auguri agli amori della mia vita, che mi hanno reso una persona migliore.
Immaginatevi come ero prima. ;-)

settembre 23, 2016

Post positivo (proviamoci)

Qualche buon motivo per essere positivi.
E' venerdì. E a casa mi aspetta un divano nuovo. Rosso. Oltre ai miei figli e al mio compagno di vita, ça va sans dire.
Stasera si mangia comfort food. Perché la settimana è stata dura e ce lo siamo meritati. E perché le diete si iniziano sempre di lunedì.
Il mese di settembre, questo sciagurato, sta volgendo al termine.
E i vostri?



agosto 03, 2016

Gare di delfini reali

Noi si parte. Si va. Non chiedeteci dove perché non ne siamo proprio sicuri. On the road, come si dice. La faccenda del camper ve l'avevo già raccontata: l'idea sarebbe di raggiungere la Puglia. 
Se ci arriviamo, ripeto io tipo mantra. 
Ravanata cosmica del consorte. 
Ma nooooo, preciso. Nel senso che forse ci sembrerà troppo lontano e ci fermeremo a metà strada. 
Ah. Ok
Io voglio andare fino a dove il mare è del colore della piscina. Se devo fare tanta strada per vederlo non proprio blu, faccio anche a meno.
Va bene. Fa finta di capire lui.
Comunque.
Ci lasciamo alle spalle un periodo impegnativo. Un giugno al Centro Estivo dell'oratorio già ribattezzato Centro alla SperoinDio (che non succedesse niente) per il grado di libertà e di controllo registrato.  
Un luglio di cambiamenti. Di fatiche genitoriali e lavorative. Di una vacanza corta ma piacevole in Toscana, fino a Pisa. 
Piccola consapevolezza di poter fare - in vacanza - un po' di più di quanto fatto finora, in termini di libertà, di spazi e orari. Ci sono coppie che con figli della nostra età sono già stati in Canada e Thailandia ma qui ci muoviamo con tempi lunghi  e ci riteniamo soddisfatti.
Rimane  la stanchezza di gestire la convivenza gemellare dei mesi estivi: la vicinanza h24 accentua in maniera esponenziale la loro complicità, al limite dell'umana sopportazione. Una bomba nucleare, oserei dire. Aggiungerei la questione compiti che se avete figli-ligi-all'impegno-scolastico-in-vacanza, io vi invidio molto, sappiatelo. Qui i compiti si fanno, ma con estremo lavoro di convincimento e richiamo all'attenzione. Faticaaaaaaa.
Proveremo a tuffarci in queste vacanze con lo spirito giusto. Sulla carta so quale dovrebbe essere ma nella pratica mi viene difficile. Durante l'ennesima sgridata uno dei miei figli, mi ha detto testuali parole: è vero, noi ci comportiamo male. Ma voi non siete disponibili! 
Che colpo al cuore!
A parte il linguaggio burocratico che voglio dire, da dove gli è uscita? Ho chiesto spiegazioni, come farei se il mio capo, dopo ore e ore di straordinari non pagati, mi rinfacciasse che non faccio abbastanza.
In che senso non sarei disponibile?
Eh. Non giochi con noi. Per esempio, stamattina, quando eravamo al mare e ti abbiamo chiesto di fare la gara di squali, tu hai detto no. Dici sempre no. 
Di solito dici: perché non facciamo una bella gara di nuoto? 
I bambini dicono sempre la verità.
E lì ho capito che, mai come quest'anno, mi sono autorelegata al ruolo del genitore noioso: quello rompiscatole, quello che fa fare i compiti, che dice lavati i denti, adesso a letto che è tardi e domani si va a scuola.
Quello divertente, quello bravo, sarebbe LUI. Che autogol! Ma anche qui conto di migliorare, se non altro per dignità! E quindi per queste prossime vacanze prometto gare di delfini reali, capriole di scimmie volanti e lotte di granchi imperiali. 
Più leggerezza e meno fatica per tutti. 
Ha l'aria di un programma elettorale. Ma chissà. 
O, sissà, come dicevano loro fino a poco tempo fa. 

Buona vacanze. 

luglio 23, 2016

Di Maggio e altre amenità

C'era una volta il mese di maggio. Che la Mamma al Quadrato aspettava con ingenua simpatia. 
Perché è il Nostro Mese: la nostra famiglia porta il suo nome, i bambini sono nati a maggio e il consorte pure. 
Ah, che bello il mese di maggio! Il mese della Madonna! Il mese prima dell'estate! Il mese della scuola che sta per finire! Gli ultimi sforzi prima di riposarsi eccetera eccetera. 
Questo sulla carta.
Nella pratica nel mese di maggio abbiamo registrato: 
influenza pargolo numero 1 (di quelle che o non mi ricordo più o così pesante non l'avevano mai presa) con visita notturna al pronto soccorso perché il piccolo sembrava delirare e non riconoscerci - in assenza di febbre. Scoprirò, che non si trattava di delirio, ma pavor nocturnus (che lui ne soffriva eccome da piccino ma, confesso alla dottoressa, me ne ero pure dimenticata).
influenza pargolo numero 2 (della stessa portata o quasi), ehm, che ve lo dico a fare?
influenza mater familias - che in quarant'anni credo di non essermi mai presa una cosa simile (due cicli di antibiotici e cortisone, tanto per gradire).
ritorno al lavoro, con cambio repentino di capo e referenti vari (che sono solita assentarmi quando in ufficio succedono le cose di un certo spessore).
assenza del consorte per lavoro (che non viaggiava da mesi e mesi e chiaramente partiva a ridosso di cotanti eventi).
Deve essere pure successo altro ma ora mi sfugge.
Ne sono uscita un po' spossata, un po' malinconica, un po' appesantita. Che nei momenti di debolezza, si sa, vengono a galla le insicurezze. E pure alcune consapevolezze: di aver preteso troppo da me stessa, di aver organizzato male il mio tempo, di aver dato troppa disponibilità. A volte occorre imporsi un po' di egoismo altrimenti ci si lascia sopraffare, dagli eventi e dagli opportunisti.
Tutta esperienza, comunque. 
Ma poi sono iniziate l'estate e le vacanze e lì è andata meglio. C'è stato il centro estivo. Ci sono stati i weekend in camper (ah, sì, abbiamo un camper: ha quasi la mia età, ma questa è un'altra storia).
Per ora vi saluto. Vi aggiorno presto. Che fate di bello in vacanza?

aprile 20, 2016

La centrifuga

Se mi chiedessero di descrivere con un’immagine il mio essere madre in questo periodo della mia vita, sceglierei quella di una lavatrice.
In centrifuga.
A 1.600 giri.
Che poi il fermo immagine non renderebbe neanche l’idea. Servirebbe un video.
Si tratta di vortici in cui il ménage familiare ti risucchia, tuo malgrado. Anche quando ti sei ripromessa di metterti due zavorre ai piedi e non farti trascinare via, perché non serve a niente.
Si tratterebbe anche, in sostanza, di provare ad essere zen in situazioni in cui meccanismi mentali consolidati vorrebbero portarti alla sfuriata.
Stamattina, per esempio, faticavo ad alzarmi e l’intera tribù si è messa in moto con un quarto d’ora di ritardo rispetto al solito.
Il “solito” prevede momenti di pesante torpore  (dei miei figli) di fronte alla tazza del latte e sul divano, prima di vestirsi. Momenti per carburare, come si dice.
Per quei momenti lì, oggi, non c’era tempo.
E a due minuti netti dall’ora X (quella che se non esci in quell'istante, arriverai in ritardo a scuola): se ti dico di metterti le calze, tu te le devi mettere.
E se tu, incurante della cosa, ti stai osservando le unghie dei piedi, te le devi mettere lo stesso.
E se ti dico di metterti  le scarpe ma tu ciondoli con indosso due calze (di colore diverso), domandandoti pensieroso se il paese dove vive la zia si chiami  Cassina de Pecchi o Cassina de Becca come Chewbecca di Star War:
UAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
Parte la sfuriata.
Sabato, dopo un devastante pomeriggio di compiti, studio e litigi, mi accingo ad andare in piscina.
Recupero il borsone ma non trovo il lucchetto per l’armadietto dello spogliatoio. Vago per casa alla ricerca, in leggero stato confusionale, e accuso i miei figli in prima battuta di averlo preso per gioco, senza restituirlo, poi di tirarmi scema, così, in generale (la mamma va in tilt = io non trovo le cose).
Il tempo scandisce i secondi, già mi vedo  arrivare a corso iniziato, così decido che il borsone posso anche lasciarlo in sicurezza altrove. Esco, senza lucchetto ma con figli al seguito. E non trovo le chiavi di casa. Già mi vedo saltare la lezione e ricomincio tutto da capo. Stesso schema: ricerca forsennata, ramanzina e sfuriata.
Con grande sollievo vergogna le chiavi verranno rinvenute nel borsone. Il lucchetto invece, solo in piscina, nella tasca dell’accappatoio.
In serata, al loro serafico papà, i miei figli racconteranno che la mamma ha perso la testa per un lucchetto. Per un luc-chet-to.
Che abbiano precedentemente discusso con me e discusso tra di loro. Per  le tabelline, per l’ipad, per il colore della pastasciutta e per l’universomondo lo hanno
[  ] volutamente
[  ] inconsciamente
[  ] chiaramente
omesso.
Scegliete voi la risposta. Sono bambini.
Lo stesso accadeva iera sera, quando di ritorno dal calcio, dopo un pomeriggio di andirivieni casa/pediatra, di sgridate e di affanni, notavo guardandomi allo specchio dell’ascensore di aver perso un orecchino. Di quelli con la farfallina dietro. Impossibile che si sfili da solo. Al 99 per cento mentre lo stavo mettendo sono stata catturata dal vortice della centrifuga di cui sopra. E non ce n'è più traccia: dell'orecchino, di cosa stavo facendo e di quel momento lì. Accipicchia.
A parte sperare che questi vortici non colgano anche voi, anzi, un po’ sì, così non mi sento strana, ho definitivamente abbandonato la valeriana per seguire la strada dell’autoanalisi (capire dove sbaglio e cercare di migliorarmi, eh!) infine ho optato per l’acquisto di un libro che mi è sembrato il titolo giusto al momento giusto: Esercizi di meraviglia – Fare la mamma con filosofia di V. Baruffaldi.
Come dai fanghi super drenanti che mi verranno recapitati a giorni, non mi aspetto miracoli ma un barlume di speranza sì.
Vi farò sapere!

febbraio 15, 2016

Il decadimento fisico e la Principessa Leila

Cose accadute in ordine sparso dall'ultimo post ad oggi.
Tanto per rimanere aggiornati.

Abbiamo scoperto che Babbo Natale non esiste.
Mamma, la mia compagna di banco dice che Babbo Natale non esiste. E' così?
Accadeva alle 8.20 di un giorno infrasettimanale. Sul pianerottolo di casa. E mentre cercavo le chiavi di casa, e chiamavo l'ascensore perché ragazzi è tardissimooooo, mi è uscito un sorriso.
Mamma, perché ridi? E' così?
Senti, dai, ne parliamo stasera con papà...
Che non mi sembrava il caso di infrangere le certezze dei miei figli così, sul pianerottolo, un martedì mattina qualunque, prima di entrare a scuola.
Ho anticipato la cosa al consorte: vedrai che per stasera se lo saranno scordato.
E invece no. 
Mentre sei lì che cerchi di fare la famiglia perfetta, attorno a un tavolo, cercando di conversare su quello che avete fatto/detto/studiato a scuola, il figlio curioso salta su: A propoooooosito!
A proposito cosa?
Ma Babbo Natale esiste o non esiste?
Così il consorte si fa teso, capisce che deve prendere in mano la situazione. E siccome immaginavo sarebbe stato un discorso memorabile, ho attivato l' iPhone.
Sette minuti e zero otto di registrato in cui lui parte dal dato empirico che le renne non volano per poi ammettere che Babbo Natale non esiste, epperò tanti anni fa è esistito, ma comunque a papà piace pensare che esista davvero, anche se in realtà non è così. Il gioco delle tre carte insomma.
Diciamo che dispiaceva più a lui dirlo che a loro saperlo. 
La fine di un'epoca, come si dice.
Il file audio in realtà è un ricordo bellissimo. A me toccherà la rivelazione su api, pollini e cigogne varie. Come escono i bambini lo sappiamo già, ci manca il prima.

Abbiamo ordinato il vestito di Carnevale su Amazon.

Che chiaramente è arrivato a 12 ore dal giorno dei festeggiamenti.  
Che il  Carnevale non sia mai stato nelle mie corde si era già detto. E infatti pure la pratica dell’acquisto si è ridotta all’ultimo. Che già trovare quello che ti serve nella misura che vuoi tu non è cosa semplice. Ritrovarsi con un  Capitan Rex di due taglie più grande e un Tartaruga Ninja strizzato nella sua tutina è stato un gioco da ragazzi. 
Costumi a parte, i due hanno espresso poco entusiasmo nei confronti della festa in sé: chissà che con quest'anno si sia chiusa per sempre la pratica. Già con Halloween eravamo sulla buona strada. 
Avranno preso da te! ha precisato la nonna.
Come darle torto.

Abbiamo deciso di lavorare su corpo e mente.
Che il processo d'invecchiamento procede inarrestabile e sta minando profondamente la mia - già precaria - autostima. Detta la solita panzana che con la primavera risorgeremo, sto meditando qualche misura drastica. Tipo investire un certo numero di euro in una crema per il viso? Già fatto.
Dal che crema usi? - mah, quello che capita!  all'uscire dal centro estetico con un flacone da 50 ml di Rejuvenating Day Cream: il passo è stato breve ma non del tutto indolore.
 
Anche sul lato temperamento e carattere ho deciso di fare un lavoro su me stessa. Tocca lavorare sul fattore Ira Funesta, quella che mi invade la mattina attorno alle ore 8.18 (quando mancano due minuti all'apertura della scuola e noi dobbiamo ancora metterci cappello, sciarpa e zaino in spalla ma riusciamo a litigare su quanti Rollinz dell'Esselunga porteremo a scuola). Stamattina, in ascensore ho sentenziato incazzata: la dovete piantare! E comunque guai a te se non riporti a casa la Principessa Leila! E' la mia preferita.
Nient'altro da aggiungere.

gennaio 17, 2016

Di barattoli, glitter e tanta calma



Il famoso "barattolo della calma" montessoriano. Che le foto su internet abbondano e da una vita vorresti farne uno. Per te. Mica per loro. E allora esci dall'ufficio, compri tutto il necessario e ti chiudi in bagno: con due figli, tre barattoli e un numero spropositato di glitter in forme varie. Che con due figli maschi, dai, quando ti ricapita? Poi con poca calma (occhio a non versare tutto sul tappeto che papà non aspetta altro) e un leggero stato di frenesiamettiamo insieme gli ingredienti. Il (nostro) risultato è migliorabile ma di tutto rispetto. 
Chissà se calma davvero? Mi domandava qualcuno. No amiche, il barattolo non vi svolta la vita ma è divertente da fare e rilassante da guardare. Per tutto il resto c'è mastercard o una birretta. Fate voi.
Per chi volesse realizzarne uno: serve acqua calda, un po' di colla glitter (quella nei tubetti colorati), dei brillantini in polvere e una goccia di colorante alimentare. Se avete qualche paillette vi direi che il barattolo è la morte sua, purché il liquido non sia troppo scuro: occhio a non esagerare col colorante, come abbiamo fatto noi. E anche se i vostri figli propenderanno per il mix di colori, tenete duro e lavorate con ingredienti della stessa tonalità. 
Come diceva la simpaticissima Enrica Tesio, del blog Tiasmo: "il barattolo della calma di Montessori è meraviglioso e facile da fare. [...] Ma non ho capito a che punto del procedimento devo metterci il Lexotan. 
Standing ovation per questa donna meravigliosa!
Lexotan a parte, stasera faccio il mio (personale) barattolo rosa e non se ne parli più.  Poi giuro che cesso le produzioni. Ma che intenzioni hai? Mi ha chiesto il consorte. Di riempire casa? 
Eh. Perché no?
Ne ho fatti due meravigliosi (quelli della foto erano prove) più uno azzurro per la nonna. Ora, magari, la pianto o cambio genere. 
E comunque, keep calm and sparkle! ***