ottobre 29, 2009

Tra fiction e realtà

Dopo un'altra fantastica mattinata al nido (che su questa seconda settimana di inserimento vorrei stendere un velo pietoso e riparlarne quando navigheremo in acque migliori), cosa fare di meglio nel pomeriggio se non una visita di controllo dei 15-18 mesi dalla nostra simpaticissima pediatra della mutua? Quella visita che potevi tranquillamente fissare nei mesi estivi (che lei aveva meno da fare) ma che siccome lei è persona così respingente hai preferito rimandare ad oltranza.
Si inizia con i sette minuti di ritardo: miei. Tutta la ragione del mondo, per carità, sette minuti son sette minuti, però...
Buongiorno dottoressa. Entriamo?
Sì, sì, che siamo già in ritardo...[e zacchete!]
Ah, sì, scusi sa ma...
Ma no, lei non c'entra è che è un periodo terribile...
Eh, lo immagino...
No, no, NON se lo immagina... [espressione che insieme a"non ti invidio affatto" e "dimmi tutto" al telefono sono nella mia personale top ten delle frasi supercafone].
Comunque: li misura, li pesa, fa, forca, disfa, borbotta, butta un paio di interrogativi nell'aria del tipo magari-lo-facciamo-vedere-da-uno-specialista-preoccupati-ma-anche-no-o-forse-sì.
Signora, ha fatto bene a lasciarne fuori uno con la nonna perché altrimenti si mettevano a piangere tutti e due [non sia mai!] Il vaccino per la suina? Se li chiamano dall'Asl glielo fa fare, altrimenti no: non so dirle altro. La tosse da fumatore accanito? Mi sa che suo figlio se la tiene una stagione intera: sa, andando al nido. Le prescrivo l'antibiotico da tenere in casa visto che si avvicina il week end: faccia come l'altra volta, se non serve non lo usi. Io avrei finito. Come? La prossima visita? No, senta non ho tempo di guardarle adesso l'agenda: ci si sente in primavera!
Prima di avere figli la mia idea di pediatra era George Clooney che in E.R. diceva "come stai campione?" ai suoi piccoi pazienti. Va bene, la fiction non è la realtà ma a questa donna come è venuto in mente di fare questo mestiere?
Dato che nella nostra Asl se non ti piace la tua pediatra la puoi cambiare ma quella nuova te la scelgono loro, forse è giunto il momento di una visita di controllo privata.

ottobre 25, 2009

Il primo giorno di "scuola"


Il 1°giorno è stato quello della mamma che era emozionata per loro e continuava ad andare a fare pipì. Quello del papà che l'ha accompagnata al nido. Quello di Christian che si è lanciato a esplorare quella sala piena di giochi e di Mattia che osservava a distanza, ronzando attorno al divanetto dove eravamo seduti noi.
Il 2°giorno è stato quello che portare due bambini al nido da sola non è come portarne uno: che mentre togli le scarpe al primo, il secondo apre gli armadietti altrui e meno male che stai facendo l'inserimento e nello spogliatoio ci sei solo tu.
Il 3°giorno è stato quello del "distacco", quello in cui la mamma spiega al piccolo che va via per un po' ma poi torna (modo gentile per dire ti mollo qui ma tu non piangere). E per fortuna non hanno pianto. Salvo Mattia, mezzora dopo, quando gli è venuto il magone e sono rientrata.
Il 4°giorno è stato quello del pranzo insieme. Quello che gli altri bambini stanno tutti composti mentre i miei versano l'acqua nella pastina (uno) e mettono lo sformatino di verdure nel bicchiere (l'altro) per poi berlo, naturalmente.
Il 5°giorno è stato quello che oggi piangeranno sicuramente, mi ha detto l'educatrice. E così fu. Ma solo per Mattia. Quello che sono rimasta qualche minuto nello spogliatoio per sentire quando smetteva e quando ha smesso me ne sono andata. Quello che quando sono tornata a prenderli mi ha detto che sono stati bravissimi, collaborativi, composti nel mangiare (eh?!) e disposti a farsi consolare in caso di bisogno (e questo è importante). Quello in cui il mio piccolo Christian, così indipendente, si è commosso quando mi ha trovato ad aspettarlo all'uscita. E il mio piccolo Mattia lo ha seguito a ruota.
Questa è stata la settimana della consapevolezza che il nido può essere anche un'opportunità, non solo una necessità. Che l'educatrice che segue i tuoi figli deve piacerti molto e la mia (anzi, la loro) mi piace proprio. Che la settimana prossima sarà fondamentale e speriamo vada bene. Incrociate le dita per me.
Questo naturalmente è il mio punto di vista: i veri coraggiosi sono stati loro!
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Ringrazio Diana di Gemelli Gioielli e Yaya di Tre per avermi girato il francobollo dei blog da sbirciare. Non per fare la snob ma dato che tutti i blog che leggo con frequenza sono stati plurinominati, invio virtualmente il mio a tutti - ma proprio tutti - i blog gemellari. Presente le barche a vela che quando si incontrano in mezzo al mare gli skipper si salutano? Ecco, NOI che trainiamo dei bilici anziché dei passeggini, noi che ai voglia a spiegare che la mamma è una sola e voi siete due, noi che finito con uno c'è l'altro che ha le stesse identiche necessità, noi che presi singolarmente sono tranquilli ma insieme sono un'associazione a delinquere, SIAMO UN PO' COSI'.

ottobre 15, 2009

I colloqui


Per la serie le sfighe non vengono mai da sole: 1) severo attacco di "mammite" acuta (mai vista così) e giusto giusto lunedì iniziamo l'inserimento al nido (sezione part time); 2) gengive che scoppiano, occhi lucidi e cagarella alternata che ci manca solo che mi si ammalino ancora prima di iniziare; 3) convocazione avvenuta: la Primadonna mi propone (laddove il termine proporre è un eufemismo) cambio mansioni (e laddove le mansioni sono anche interessanti ma in questo momento della mia vita c'ho altro per la testa).
Può bastare?
Consigli per un buon inserimento? Ho chiesto all'educatrice Elisabetta durante il colloquio individuale? Essere sé stesse, mi ha risposto. Bene. Chissà se le sarò sembrata ansiosa? Mi ha chiesto di cominciare a raccontarle qualcosa e io son partita da Adamo ed Eva, cioè che io il nido non lo volevo neanche considerare perché ai miei tempi non si usava e la mia nonna Pina ci ha cresciuti in tre.
Mi ha concesso di portare il papà il primo giorno. Così conosceremo questo papà visto che lo ha nominato spesso. Si capisce che nel tortone di cose che le ho detto ci ho infilato quelle tre o quattro volte mio marito. E mai a caso, tra l'altro. Come? Ah! No sa, è che io ho la mania di leggere, informarmi mentre lui è più...ehm spartano, secondo lui una volta si sapevano meno cose e i bambini venivano su lo stesso. Sì, insomma, su alcune cose la pensiamo diversamente. Ma niente di eclatante!
Starmene zitta no, eh?

ottobre 12, 2009

Capitolo 1: La PmD


La mamma al quadrato è personcina a modo. Prima della maternità lo era anche di più. Sul lavoro per esempio: mai avuto questioni. Tranne una volta, anni fa, quando le partì uno scatto d'ira furiosa con un superiore (ma non diretto) che qui chiameremo la PmD, anche se era un uomo. Era la classica goccia che aveva fatto traboccare il vaso, lei non venne richiamata e la cosa finì lì. A tarallucci e vino, come si dice. La PmD tempo dopo se ne andò.
Per farla breve: qualche mese fa, per la serie a volte ritornano, chi ti arriva in azienda come Super MegaDirettoreGalattico? Lui, la PmD.
Ammazza che sfiga! Pensa lei.
Vedi Laura, a esporsi: non si sa mai nella vita. Dice sua madre.
Poi viene a sapere che la PmD le vuole parlare, che però magari la chiama tra una settimana perché gli piace mettere la gente alla prova per vedere chi ha i nervi saldi. Lì per lì, alla mamma al quadrato girano un po' le palle, poi decide che c'ha altre priorità (gemellari!) e soprassiede. In attesa di convocazione.

ottobre 11, 2009

Il triciclo

Come ti reinterpreto il triciclo.



(nella foto: Christian) Posted by Picasa

ottobre 05, 2009

Metti una sera a casa di amici...


Metti una sera a casa di amici. Metti che loro hanno due gemelli maschi, come te (ma di un anno più grandi). Metti che vuoi passare una serata a far due chiacchiere e raccontartela su. Ecco due o tre regole base: cioè tutto quello che avresti dovuto fare ma non hai fatto perché ti è venuto in mente dopo.
1) Innanzitutto impedire ai mariti di imboscarsi a tempo record in cucina a parlare di calcio e calciatori. Come? Magari appioppando loro il 50% del pargolame.
2) Oppure osare l'inosabile ovvero provare a lasciare i magnifici 4 da soli nella stanza con i giochi e correre in soccorso solo in caso di grida acute.
3) Spiegare ai tuoi figli che mangiare da soli è una roba da perfezionisti e non è il caso di fare pratica nella cucina splendidasplendente della tua amica.
4) Al momento della cena - quella dei grandi - mettere al tavolo (cioè legare sul seggiolone) un figlio dei TUOI e uno dei LORO: perché l'unione fa la forza e separare i due elementi aiuta. Questa, almeno sulla carta, sembrerebbe una genialiata. Da provare, la prossima volta.
5) Evitare il vino: perché mangiare e (nel contempo) dissuadere i tuoi figli dal perlustrare casa altrui richiede una certa lucidità (poi tu sei quasi astemia...uahahahaha!)
6) Mai incontarsi nei mercoledì di Champions (che il tragitto di ritorno a casa deve starci nel quarto d'ora tra il primo e il secondo tempo e varcata la soglia di casa lui molla il suo pargolo sul lettone e si fionda a caricare la Premium).
Oppure, più semplicemente 7) "prenotare" la nonna per il babysitteraggio e lasciare le creature a casa che magari ti rilassi un po'.

N.B. Se siete una di quelle smart moms che i vostri figli, seppur in piena fase esplorativa, non hanno mai toccano nulla (soprattutto a casa degli altri, e ci mancherebbe!) perché siete state tanto brave ad insegnarglielo: svelatemi il segreto. Se invece siete quelle che le suocere tenevano trecentocinquanta soprammobili in vetro e argento sul tavolino del salotto che tanto lui non toccava niente ma voi dovevate svuotare cassetti e credenze per sopravvivere, allora lasciate perdere.

ottobre 04, 2009

Lost and found

So che amici e parenti faticavano a prender sonno in attesa di good news sul rinvenimento della famigerata manopola. Eccole: è saltata fuori. Il giorno dopo aver ritirato il pezzo nuovo, ça va sans dire.
Durante un pisolino gemellare, la mamma al quadrato passava lo Swiffer, altro misterioso oggetto dei desideri della banda Bassotto*: impossibile usarlo in loro presenza. Da sotto un comodino eccoti rotolare la componente mancante, nonché fondamentale della lavatrice. Eppure non è che non ci avessi guardato...

* lo so, lo so, loro erano in tre.

settembre 25, 2009

E-STRA-I-BI-LE!



Gentile nota ditta costruttrice di lavatrici, ti volevo segnalare una cosa: nove anni fa compravo un tuo modello, stretto stretto, col carico in alto e che nel corso degli anni ha sempre fatto il suo, manco a dirlo, sporco lavoro. Motore inossidabile, per carità, ma la carrozzeria cominciava a perdere colpi. Così decido di comprarne uno nuovo. Stessa marca: la vostra. Allora mi scelgo una bella lavatrice col carico davanti, da 7 chilogrammi (che qui ormai è una catena di montaggio). E penso: sai quante cose ci posso appoggiare sopra? Sai che divertimento per i bambini vedere la roba che gira nel cestello?
Sì, vabbè. Nel cartello (quello che ci piazzate davanti per venderla) dovevate scrivere NON ADATTA A GENITORI DI BAMBINI (DA 1 a 2 ANNI) SPECIALMENTE SE GEMELLI (che uno guarda e l'altro copia, che uno è il braccio e l'altro è la mente). Ti spiego: presente la manopolina? Quella che ti permettere di scegliere e far partire uno dei tremila lavaggi che hai pensato per me? Bene, è estraibile. Sì: E-STRA-I-BI-LE. Perché mai?
Lo sai che i miei figli ci hanno messo due nanosecondi a capire che con un movimento di polso potevano prendersela e giocarci un po'?
Lo sai che un sabato mattina a caso (quando avevo dieci/dodici chili di roba da lavare perché negli ultimi due giorni mi ero impigrita) non è stato piacevole scoprire che quella cavolo di manopola lì non c'era più? Né sul mobile, dove ero solita poggiarla dopo che uno dei due l'aveva sfilata, né in mezzo ai giochi, né DA NESSUNA PARTE?
Prima chiamo mammà che tenendomi i bambini, conosce casa mia meglio di me: pronto mamma? ieri hai mica visto la manopola del lavatrice? No?
Poi sveglio mio marito e gli dico che deve fare subito un blitz al Carrefour e con nonchalance sottrarre quell'aggeggino lì da un modello in esposizione perché non posso aspettare fino a lunedì, c'ho quindici chili di roba da lavare (tocca esagerare un po') e non abbiamo niente da metterci (un po' tragica). Lui che subodorando un coinvolgimento di prima mattina in qualcosa di diverso dal sollevare una tazzina di caffè, mi porta a razionalizzare: ma no, vedrai che troviamo un modo per farla partire...
Poi mi chiama mia madre dall'Auchan per dirmi che il furto me lo stava quasi per fare lei ma poi proprio non se l'è sentita, si sa mai, sai le telecamere...
Poi passa una settimana, la manopolina del cavolo non è saltata fuori (sospettiamo un affogamento nella tazza del cesso da parte di manina ignota), la sottrazione indebita non si è fatta, la supermegalavatrice l'ho fatta partire la domenica mattina con un cacciavite e il pezzo di ricambio è stato ordinato alla modica cifra di nove euro e cinquanta. Quasi quasi mi conveniva prenderne due. Non si sa mai.
No ma...questa è vita????

settembre 16, 2009

Alla ricerca del tempo perduto


Così, tanto per dire. Ogni mattina prima di uscire faccio il letto al volo (perché il consorte mica è capace, io invece ho preso la laurea apposta). L'operazione mi costa quei dieci minuti tutti perché è come stare in un videogame. Mentre tiro le lenzuola di qua e di là, due cavallette invadono la stanza, attirate a mo' di calamita dai seguenti oggetti (li elenco in ordine di importanza): abat-jour (peraltro privata del suo bel paralume in vetro, per ovvi motivi), telecomando, e sveglia (la mia, quella digitale, quella che volendo con un fascio luminoso ti proietta l'ora sul soffitto e di notte sai che ore sono; me l'ha regalata mio marito una vita fa, dimenticandosi che sono miope). Quando sono particolarmente carichi fanno trekking sul comodino ed è lì che dico al consorte di darmi una mano che ho i minuti contati. Così lui pronuncia le solite tre paroline dalla cucina: venite quiiii da papà! Tanto per darmi il contentino. Lo sanno tutti che se non li tiri su di peso, da lì non si schiodano.
Ogni pomeriggio e sera spendo quei cinque minuti buoni a raccogliere novanta/cento pezzi di lego grande che ancora mi domando cosa glieli tiro fuori a fare, che la loro massima aspirazione è rovesciarne la scatola per sentirli cadere per terra.
Due sere su tre prima di addormentarmi ci metto un paio di minuti a risintonizzare la sveglia di cui sopra che viene maneggiata dai miei figli, aperta e spenta.
Ogni giorno investo un tot di minuti variabile a cercare qualcosa che loro hanno messo da qualche parte ma io non so dove: il libro che sto finendo di leggere, pronto per essere infilato in borsa e rinvenuto in seguito da mio marito nella vasca da bagno (asciutta, fiuuu!). Il mio cellulare, introvabile anche con la suoneria ai massimi storici se finisce tra i cuscini del divano.
Poi capita di essere alla ricerca spasmodica di qualcosa e di rinvenire oggetti che davi ormai per dispersi. Cercavo da giorni il telecomando del dvd e ho inspiegabilemte ritrovato una magic cup. A volte la vita!
Tralascio volutamente di contare il tempo che perdo a cercare ciucci e "dolline" (i nostri pupazzetti per la nanna, sig!).
Ogni tanto ci penso. Intendo a quanto tempo butto via. Eppure poi sorrido e lascio andare le cose così.

settembre 06, 2009

10/10

Avrei tremila cose, serie ma anche no, di cui parlare ma non avendo testa per scriverle mi occupo di altro. Becca54 che non ha un suo blog ma che a quanto pare legge, tra gli altri, il mio mi ha proposto un giochino di sua creazione. Di quelli che poi tu rimbalzi ad altre blogger e loro fanno altrettanto. L'argomento non mi convinceva granché (descriverci fisicamente in dieci punti) ma mi è sembrata una buona occasione per passare la palla a qualche nuova conoscenza e quindi questo è quanto:
1) Sono alta un metro e sessantasette. Non sessantacinque ma sessantasette. Ci tengo a quei due centimetri lì. Sulla carta d'identità ho arrotondato a settanta. Fa più chic.
2) Ho i capelli lisci e fini che più fini non si può. Castani. Spesso legati con la coda di cavallo (vedi foto del profilo).
3) Ho gli occhi scuri. E grandi.
4) Sono miope. I miei occhiali sono blu ma porto spesso le lenti a contatto.
5) Mai indossata una gonna fino a due anni fa. Adesso solo d'estate.
6) Porto l'orologio a destra. Lo indossavo così quando avevo dodici anni per fare l'originale e ormai dall'altra parte mi dà fastidio.
7) Gli accessori: minuscoli orecchini, orologio e l'anello. Nient'altro.
8) Il mio make up: rimmel (d'inverno e se c'è tempo), burrocacao (Labello rosso alla ciliegia), terra d'inverno e lampada abbronzante in primavera :((
9) Vesto solo in tinta unita. Niente fantasie, tuttalpiù una maglietta a righe.
10) Metto i tacchi solo ai matrimoni e li ho indossati al mio, naturalmente. Compro scarpe comode, sportive o ballerine e simili (ortopediche, come direbbe il consorte).

Ecco: io sono così. Giro questo gioco a qualche vecchia e nuova conoscenza: Mamma in bluejeans, Ancora non ci credo, Gemelli gioielli, Sara di quel che viene, Silvia di improvvisamente in 4, Erica e Bimbabella e gemelli (alla quale vorrei dire di fare qualcosa perché non si riesce a commentare nel suo blog, o almeno io non ci riesco).

Vedete voi, senza impegno!

agosto 28, 2009

Le folte chiome


A che età si tagliano i capelli a un bambino? Non è che il pensiero mi togliesse il sonno ma siccome già tre persone si sono offerte di accorciare le chiome ai miei pargoli mi è venuto il dubbio che forse sia arrivato il momento. E' vero: dietro andrebbero, come si dice, "alleggeriti". Ma siccome i miei pupi non sono mai stati capelloni e ancora non lo sono, un po' mi dispiace perché quei ricciolini lì sono così soffici e...naturali!
Il consorte - che in queste cose potrebbe anche non esprimersi - sostiene di aver sentito dire che fino a non-si-ricorda-quanti-anni non si devono toccare. (Bah!?) Gliel'ho sentito dire anche ieri. In risposta al nonno che (pure lui) ci faceva notare la cosa: fino ai due anni non si devono tagliare i capelli ai bambini! Bleffava clamorosamente ma intanto ha chiuso l'argomento. Mio marito in questo è un genio.
Comunque qualcuno sostiene serva a rinforzarli e non mi sembra proprio una follia.
Si accettano consigli su come, dove e perché procedere. :D

agosto 24, 2009

Alle sette in punto.


Punto numero uno: i miei figli si svegliano alle ore sette. Per la precisione è sempre lo stesso che si sveglia a quell'ora e in men che non si dica tira dietro l'altro.
Alle sette in punto (o quasi). Cascasse il mondo. Inutili i tentativi di pilotare un riveglio posticipato, tipo mandarli a letto più tardi la sera. No. Non funziona. La loro sveglia suona comunque a quell'ora. Quindi tra il metterli a letto alle nove o sorbirmi due bambini esagitati per la stanchezza fino alle dieci, scelgo la prima. Almeno loro dormono un'ora in più e io ci guadagno in salute (mentale).
Punto numero due: nella mia vita precedente (all'avvento gemellare) andavo a lavorare per le dieci. Il consorte per deformazione professionale vive con un fuso di almeno un'ora indietro al mio per cui lui alle sette è ancora nella fase sonno profondo o quasi mentre io, a distanza di mesi, non ce l'ho fatta a rassegnarmi ad alzarmi a quell'ora lì. ALMENO NON NEL WEEK END.
Punto numero tre: da noi il lettone è bandito. E non per ragioni etiche bensì pratiche. Da noi mettere un pargolo nel nostro letto di prima mattina per guadagnare quel quarto d'ora in più (che in quei momenti lì sembra farti la differenza) significa due volte su tre dare il via a giochi di equilibrio e stupidére varie. Si vede che loro il lettone lo associano a quello. E vabbé.
Stamattina, ore sette: il richiamo. Io, la mamma al quadrato, mi alzo. Totalmente incosciente. Acchiappo il pargolo (il solito), gli do da bere, gli infilo il ciuccio e lo sdraio accanto a me senza grandi speranze. Lui si adagia in mezzo ai cuscini, senza fare una piega, mezzo appiccicato e mezzo no. La brezza mattutina (dopo settimane di afa insopportabile) ci accarezza la pelle. Sono nel dormiveglia e lui pure. Il tempo passa. Il mio piccolino è allungato accanto a me, si gira, mi guarda, mi sorride, mi fa una carezza, piano. Io mi sciolgo perché non è che capita tutti i giorni e gliene chiedo un'altra e poi una terza. Lui mi accontenta: si vede che in fondo pensa che me le merito. E lì mi sento beata, in pace con me stessa. Cosa posso chiedere di più dalla vita? Questo è un paradiso. Poi all'improvviso mi rendo conto che mannaggia la miseria è lunedì mattina e mi devo alzare. Comunque.

agosto 13, 2009

Uomini e donne

Ore 14.30. Una moglie rientra a casa e conversa con il marito.
Lei: "E' venuta mia mamma a cucinare per i bambini?"
Lui: "Sì".
Lei: "Gli avete dato da mangiare insieme?"
Lui: "Sì".
Lei: "E tu? A chi (dei due) hai dato da mangiare?".
Lui: "Ehm, ti dirò, non mi ricordo".
Lei: "Ma come fai a non ricordartelo? Prova a pensarci".
Lui: "Senti Laura, non me lo ricordo".

agosto 11, 2009

Su di me (random)

Claudia di Voglio vivere così mi ha girato questo giochino.
Sono un po' imbranata in queste cose: anche se mi concentro, non mi viene in mente niente di significativo da dire su di me. Quindi le butto lì, alla rinfusa.

1) Ero equilibrata e diplomatica. Da quando sono mamma non so più mordermi la lingua.
2) Mi piace leggere. Qualsiasi cosa: libri, riviste, dépliant dell'Esselunga...
3) Non sono golosa. Di più. Il top? Una coppa di gelato "corretta" con il latte fresco.
4) Sono caffeina-dipendente: la moka di casa mia, il marocchino e il cappuccino con il cacao.
5) Mi piacciono gli amici che in quarto d'ora decidi di vederti. Quelli che non importa dove ci si vede, purché ci si veda.
6) Sono una frana in cucina ma compro romanzi che parlano di cibo e guardo i canali a tema. Non so perché.
7) Sono disponibile e tollerante ma se mi metti i piedi in testa, ti metto da parte e per me non esisti più.
8) Il mio attuale salvavita: lo scoccare delle 20.30. I pupi nel loro lettino, restituire un senso alla mia casa e riappropriarmi delle ultime ore della giornata.
9) Amo alla follia i miei figli, li strapazzo di baci e mi piace andarli a guardare quando si addormentano.
10) Mi piace il mio blog e tutto quello che ci gravita attorno.

agosto 02, 2009

Shopping car


Hai passato cinque giorni da incubo. Ti sei domandata che fine avessero fatto i tuoi figli. Quelli che vivevano con te prima delle vacanze. Quelli che sì, sì, erano vivaci ma nel modo giusto. Quelli che sì, va be', i fratelli litigano ma senza troppa enfasi. Quelli che se un pomeriggio non hai voglia di uscire, potevi startene anche in casa.
Cinque giorni in cui non ti sono stati sulle scatole quelli che per strada ti guardano con aria simil-compatimento e ti dicono due maschi? Auguri! Perché in fondo, c'hanno ragione. E meno male che i tuoi mangiare mangiano e dormire dormono.
Cinque giorni nei quali hai preso lentamente coscienza del fatto che due teppe in miniatura hanno invaso la tua casa e la mattina si svegliano con l'unica idea di radere al suolo l'ambiente circostante.
Poi venerdì pomeriggio decidi che con quest'afa cittadina hai bisogno di un po' di fresco (condizionato) e di un po' di shopping (compulsivo) e ti infili con tuo marito nel primo centro commerciale. E decidi che vuoi farti uno di quei giri perditempo, dove ti fermi a curiosare qua e là senza che i pargoli reclamino qualcosa. E allora ti armi di due monete da due euro e li fai salire sulla loro shopping car. E quasi ti dimentichi che siano seduti lì. Salvo sentire urla di entusiasmo arrivare dall'abitacolo quando i due carrelli si avvicinano.
Il pupo seduto sul carrello ti era già sembrato una gran cosa ma questi aggeggi qua lo superano alla grande. Tu ti muovi in tranquillità e loro son convinti di guidare. Dove l'avranno imparato, non si sa.