marzo 19, 2012

Tecniche politicamente scorrette per togliere il ciuccio

E alla veneranda età di 3 anni e 10 mesi abbiamo buttato via il ciuccio che usavamo quasi esclusivamente la sera. Non è che lo abbiamo proprio buttato, l'abbiamo spedito (per finta) alla bimba che avevamo visto in questa occasione qui e che è l'unica bimba così piccola che loro abbiano mai visto da vicino vicino. Questo la dice lunga sul grado di socialità della nostra e della loro vita ma vabbe', su questo bisognerebbe aprire un capitolo a parte.
Per convincerli a cedere il prezioso oggetto consolatorio siamo ricorsi al più becero degli stratagemmi: voi il ciuccio lo dovreste regalare alla bimba di cui sopra perché siete diventati grandi, se lo fate da stasera stessa papà torna con un megaregalone che neanche vi immaginate. Siete d'accordo? E qui avremo fatto venire l'orticaria a tutte le Tate del mondo ma fa niente, noi siamo gente scriteriata e dedita al consumismo.
Naturalmente prima di sottrarre i due ciucci per sempre ci siamo assicurati che avessero ben capito che una volta spediti non sarebbero più tornati indietro. Che un ripensamento durante la notte non è cosa buona, si sa.
Comunque, a parte chiederli un paio di volte la sera stessa, non li hanno più cercati.
Troppo facile per essere vero. Il consorte dice che ci saranno ricadute. Io credo di no, anzi, avremmo potuto farlo anche prima.
Un tentativo in realtà l'avevamo fatto prima di Natale, dicendo loro che a causa del ciuccio gli sarebbero venuti i denti in fuori e per essere più precisi gli mostrammo questa immagine. Se siete tentati di chiamare il telefono azzurro, sappiate che agivamo per amore, l'originalità è il nostro punto forza. E comunque, a parte lo choc e il rifiuto iniziale, loro continuavano a cercarlo e noi abbiamo ceduto subito. Questo per dire che la determinazione dei genitori fa tanto quanto la volontà dei bimbi di togliere una cattiva abitudine. Diciamo poi che la determinazione dei genitori talvolta è incentivata dai consigli di uno, magari anche due, specialisti in logopedia ma qui si aprirebbe un secondo capitolo, ne parlerò a tempo debito.

marzo 07, 2012

Italia, paese di allenatori

[Segue dai colloqui con le maestre]

Io, nel pieno dello sconforto, mi abbandono a considerazioni ad effetto: dura la vita dei genitori! Eh sì, quando si dice figli piccoli-problemi piccoli, figli grandi-problemi grandi. Tutto vero!
Poi sospiro.
Lui ascolta. Vorrebbe precisare che i nostri figli non hanno ancora quattro anni, invece mi asseconda e la butta sul filosofico: la verità è che son tutti bravi con i figli degli altri, poi con i propri è tutta un'altra cosa...                                            
E lì io rifletto: alzi la mano chi non ha mai giudicato i problemi dei figli altrui. Beh, lo ammetto: io l'ho fatto. Ma così, en passant, qualche volta. Poi mi è venuta in mente la mia mamma, saggia donna, che mi dice pensa ai tuoi figli che nella vita non si sa mai...
E mentre considero il charma divino che ha voluto punirmi per cotanta saccenza, lui mi rifila la similitudine calcistica che tutto sommato ha il suo perché: massì, Laura, è un po' come nel calcio, l'Italia è un paese di allenatori, tutti bravi a dare consigli alle squadre degli altri!
Lode (qualche volta) ai mariti pragmatici, che di introspezione ne abbiamo già fatta abbastanza.

marzo 01, 2012

1 (una) mamma e 2 (due) bambini

Colloquio n. 1 - con le maestre di Christian

Ci domandavamo se ci fosse stato qualche cambiamento nell'ambito familiare nell'ultimo mese?
L'esordio non è stato dei migliori. Ma tant'è, mi sono raccontata, anche se di veri cambiamenti non ce ne sono stati. Tu che lavoro fai? E il papà? Ma quando i bambini sono con i nonni stanno a casa vostra o a casa loro? E l'esperienza del nido com'è stata? 
Direi molto positiva. Lì però le domande c'erano state in fase di inserimento e in modalità conoscitiva  mica cinque mesi dopo a mo' di inquisizione (questo l'ho solo pensato, naturalmente).
Ho raccontato anche di quando il nido stava per finire e io ero molto in ansia per la novità della materna. Ero preoccupata soprattutto per Mattia, per il suo carattere, per il suo essere mammone e per le sue timidezze. L'educatrice che li aveva inseriti mi disse che a suo avviso sarebbe stato Christian, apparentemente il più indipendente, a subire il contraccolpo della separazione dal fratello. Ecco, ci aveva visto giusto: Mattia ha trovato la sua dimensione, i suoi compagni ed è ben inserito. Christian no. Tanto è vero che quando si ritrovano in salone per il gioco libero, lui si aggrega al fratello e ai suoi compagni. Perché nella sua classe non ha socializzato granché.
Certo, si è parlato anche del mio lavoro. Ma siccome non faccio l'astronauta ma ho un normale impiego da ufficio e siccome i sensi di colpa ce li ho da sola, senza che nessuno compartecipi alla causa, quell'argomento si è chiuso lì. 
La sintesi è che Christian è un bambino mite (non timido, che voi magari sapete qual è la differenza, io l'ho appresa ieri) e il suo momento rock è stato una ricerca di attenzione. Meglio che il suo disagio l'abbia buttato fuori piuttosto che interiorizzato. 
Poi c'è stato il topic Lantonio: che non è un leader maximo ma un bambino dispettoso che l'ha preso un po' di mira. Ho saputo (solo durante il colloquio) che il bambino (il mio) un paio di volte è sparito dalla classe, una volta è scappato dal fratello e un'altra si è nascosto sotto una brandina della sala nanna (io questa cosa della brandina l'ho trovata inquietante, solo che nel flusso della conversazione non le ho dato il giusto peso. Ci  ritornerò su). 
Devono anche averlo elogiato per qualche cosa il mio piccolino ma non me ne sono accorta.
Comunque stai serena, niente per cui allarmarsi. I bambini problematici sono ben altri.
Meno male.

Colloquio n. 2 - con le maestre di Mattia

Mattia è un bambino sereno, dolce, molto intelligente, educato e curioso. Molto ben inserito. Sì, è vero, ha qualche problema con qualche consonante ma niente di cui preoccuparsi, aspettiamo l'estate e vediamo se si risolve da sé. Ci sono un paio di libri carini per fare qualche esercizio insieme. Ma sotto forma di gioco mi raccomando!
Comunque, senti, facciamo tanti complimenti ai genitori, avete fatto proprio un buon lavoro!

Meno male che di figli ne ho due.
E di colloqui ne ho fatti due.
Perché dal primo ne sono uscita a pezzi.

febbraio 26, 2012

Lei, lui e Lantonio

Domani colloquio con le maestre. Su mia richiesta. Del momento rock di Christian ho già parlato. Non ho raccontato invece che nelle stesse settimane le insegnanti mi buttavano lì messaggi fugaci: ultimamente mangia poco, stranamente ha rifiutato una fetta di torta, cerca molto di più suo fratello (che è in un'altra classe), ci sembra più fragile. Ma mica detti tutti insieme: un input alla volta. Che io ci ho impiegato un po' a mettere insieme il puzzle. Poi succede che una mattina quando lo accompagno gli viene il magone, non mi vuole lasciare, mi chiede se lo vado a prendere e io gli rispondo che no, viene la nonna. Così la sua maestra, proprio davanti a lui mi chiede se per caso quel giorno lì non riesco ad uscire prima per andarlo a prendere. Che son cose che si fanno davanti a un bambino, no? Così io le rispondo che sì, uscirò prima ma così facendo non risolverò il problema perché l'indomani (dal momento che io lavoro) tornerà a prenderlo la nonna. Poi lo guardo e gli dico: oggi, viene la mamma, ok? Al che lei mi dice che magari il bambino ha bisogno di passare più tempo con me e io preciso che indubbiamente il bambino è in crisi ma che io la sera quasi neanche cucino (lo faccio fare a mio marito) quindi come varco la soglia di casa mi dedico completamente a loro. Così lei ribadisce che allora il bambino deve solo accettare il fatto che la mamma lavori. E io mi sento di precisare che lavoro da quando loro andavano al nido e che sì, insomma, la cosa credo l'abbiano metabolizzata...
E allora ci penso su, ne parlo col consorte: loro lo vedono strano e probabilmente ipotizzano un cambiamento o un disagio nell'ambito familiare (con la mamma lavoratrice come ciliegina sulla torta). Noi ipotizziamo che qualcosa sia cambiato all'interno della sua classe.
Dal momento che il senso di colpa nella mamma lavoratrice è di serie, mica un optional, ho proposto a mio marito le mie belle teorie psicologiche sulle paturnie di mio figlio. Lui che è un tipo pragmatico me le ha bocciate tutte e ha poi concluso dicendo: vedrai che è successo qualcosa in classe, loro hanno troppi bambini da seguire e non si sono accorte di niente. (Io ho molta più fiducia di lui nel corpo insegnante, ci tengo a precisarlo).
L'indomani quando li accompagno, non contenta, riprendo l'argomento con l'insegnante: così tantopersapere ma Christian ha socializzato nella sua classe? Risposta: eh, in effetti un po' pochino. Avrei voluto controbattere con un cosa aspettavate a dircelo? Ma ho lasciato perdere. Nel frattempo sono passati quindici giorni. La maestra mi ha detto che sta andando meglio, e che lo ha osservato molto. Io ho appreso dell'esistenza di tale Antonio (che loro chiamano Lantonio), una figura quasi mitologica, a tratti un bambino molesto e a tratti er mejo del gruppo. L'istinto dice che in tutta sta storia c'è pure il suo zampino. Comunque, dicevo, domani ho il colloquio. Nel dubbio mi presenterei con un cartello con scritto "LAVORO PER NECESSITA' " tanto per fugare ogni dubbio.

febbraio 19, 2012

Di orologi biologici e sveglie rotte

Al collega con la fidanzata che fa pressing per mettere in cantiere un bebè sono solita raccontare che a me l'orologio biologico è scattato a 29 anni quando sono diventata zia e per la prima volta nella mia vita ho avuto occasione di tenere in braccio un neonato, percepirne il calore, annusarne il profumo, eccetera eccetera.
In quel periodo vedevo bambini ovunque e andavo dichiarando che un figlio l'avrei fatto anche in quel momento lì ma non c'erano i presupposti economici. Poi mio nipote cresceva, io intraprendevo un percorso nuovo e l'orologio biologico si è assopito. Diciamo pure che così come era scattato, è svanito. (Leggi: collega, tieni duro, magari le passa).
A 32 anni divento comunque mamma perché nei nostri progetti c'era una famiglia, possibilmente numerosa. Ci arrivano due gemelli quindi anche su quel fronte siamo stati esauditi. Anche lì, nonostante il doppio arrivo andavo blaterando che io un terzo figlio lo avrei fatto tranquillamente e in effetti proprio di recente mi son sentita dire che i primi mesi dopo la nascita dei miei bambini trasmettevo una profonda serenità. Lo sguardo liquido alla vista delle pance altrui poi non ve lo sto a raccontare.
Questa era la premessa.
Il fatto è che ieri, a una cena tra parenti alla lontana, avevo al mio fianco una bimba di sette mesi (bella come il sole) in braccio alla sua nonna e stamattina riflettevo che a parte buttar lì una frase scontata tipo ma è una bambolina!, proprio uno splendore! non me la sono filata per niente (la bambina, non la nonna eh!). Non le ho preso la manina, non ho chiesto di tenerla un secondo in braccio e non perché mi sono imposta di non farlo (che di norma sarebbe cosa buona e giusta) ma perché non ci ho proprio pensato. 
Cosa mi sarà successo? Dico al consorte. Questi due mi hanno rovinata! 
E allora mi è venuta in mente una cosa che ha scritto Serena Sabella su Donna&Mamma di questo mese e che ho trovato perfetta:
"In ogni caso, la maternità ti cambia radicalmente la vita, spesso in meglio, ma la difficoltà nel vivere la quotidianità - nascosta dietro al romanticismo e alla magia - è direttamente proporzionale al numero dei figli.
La buona notizia è che dal secondo in poi dovrebbe essere tutto in discesa.
Dicono."
Voi che ne pensate?

febbraio 07, 2012

Momento rock

Lui è dolce, sorridente e indipendente.
E' il mio topolino quando scende dal letto e zampetta silenzioso per il corridoio.
E' il mio cangurino quando salta contento.
E' il mio gattino quando beve il latte tutto d'un fiato e si lascia i baffetti bianchi.
Lui è quello che da me forse ha ricevuto meno. Non per scelta. Ma perché il suo gemello chiedeva di più.
Lui è il mio ometto, fine, delicato, dolce come una caramella ma in piena fase di contestazione.
Vuole giocare per conto suo ma poi cerca il fratello.
Vuole fare le coccole nel lettone ma poi va a dormire nel suo lettino.
Vuole quello che vede. Tutto.
E vuole fare da solo.
La mattina è sempre un match: vuole scegliere i biscotti per la colazione, vuole versarsi il latte e berlo freddo.
Ieri voleva il suo finestrino ripulito (dal ghiaccio) come il parabrezza, la cintura di sicurezza larga (!) e non voleva la musica (al contrario di suo fratello). Voi capite.
A cosa giochiamo? A tirare la corda finché la donna (che non è di ferro) sbotta. Meno male che è chiusa in macchina. E fuori non la sentono.
Lui mi  sfinisce con le sue prese di posizione ma poi  mi azzera con la sua dolcezza infinita.
[Se] Condomè, come direbbe lui, è il suo momento rock. E noi ci mettiamo a ballare.

Sondaggio fuori tema:
Avete un blog? Da quanto?
Il mio è ancora aperto perché mi sembra che nella frenesia della vita coi figli tutto sfugga ed è un bel modo per  fissare un ricordo. Oddio, potrei scrivermi anche un diario privato ma non sarebbe la stessa cosa. Qualche volta ci penso su.
Voi perché ne avete aperto uno?

gennaio 30, 2012

Toglietemi internet (e la carta di credito)


Toglietemi internet e la carta di credito. Insieme però.
Niente di peggio dell'e-shopping per spender soldi. E a giudicare dall'ultimo post, niente di peggio del lunedì per buttarsi nell'acquisto compulsivo.
Siete in piena sindrome premestruale? Vi ammazzate con una dieta di contenimento (nel senso che fate le serie in settimana e nel weekend cedete clamorosamente)? Ecco le aggravanti. Beccatevi una mattinata fiacca al lavoro e il gioco è fatto. 
Altri due libri per me, da accatastare sul comodino (che chissà quando leggerò) e un passaggio soft  ma non troppo sul sito mytoys, tanto per gradire. Che qui il manuale dello psicologo in erba direbbe che tutti questi regali vogliono compensare qualcosa. E allora anticipo che siamo in piena fase di contestazione (che a noi i terrible two ci fanno una pippa). Per essere più espliciti: capricci come se piovesse. Fortunatamente solo uno dei due.
I dettagli prossimamente su questi schermi. Intanto vi segnalo il post di Silvia su questo tema. Azzeccatissimo. Da stampare e appendere sul frigo.
Prima di andare a letto leggete più volte il numero nove, a mo' di mantra, poi sciogliete la tensione come vi pare e prendete sonno. Ditevi mentalmente che siete delle brave madri. Se non  lo foste, non sareste qui a farvi le pippe mentali. O no?

gennaio 24, 2012

Biancaneve in pausa pranzo

Mai entrare in un Disney Store. Di lunedì. In pausa pranzo. Dopo aver trascorso un weekend coccoloso coi propri figli, averne lasciato a casa uno con un po' di febbre e mandato un altro scontento all'asilo. Dato che suo fratello (quello moribondo) ha pensato bene di dirgli non una ma ben tre volte: hai sentito cos'ha detto la mamma? Io oggi vado a casa della nonna perché sono malato. Tu invece vai a scuola.
Mai entrare in un Disney Store, in generale, anche se per uscire dall'impasse di una mattina storta hai pronunciato la seguente frase: massì oggi la mamma ti compra una macchinina di Cars!
Mai entrare in un Disney Store a cercare The King, o Maestà che dir si voglia, personaggio di un film - Cars 1 - che è uscito parecchio tempo fa e che i tuoi figli hanno scoperto solo adesso (e tu insieme a loro). Ne uscirai con un'altra macchinina (di Cars 2 perché l'1 è già archivio cinematografico), un cappellino con visiera di Saetta McQueen e un giochino a tema. Il tutto per due. Perché a casa tua non si divide niente. Tutto doppio e basta.
Prima di raggiungere la cassa afferrerai un bloc notes di Minnie per la collega che ti aspetta in ufficio e pensando a lei, mezza single e mezza no, con in ballo uno che mi-piace-ma-forse-io-non-gli-piaccio-abbastanza, agguanterai un cerchietto rosso fuoco di Biancaneve, chessò, per una serata un po' così. Poi deciderai di  lasciar perdere. E lei ringrazierà: ci mancava che (lui) mi vedesse spuntare con un fiocco di velluto rosso in testa...

Oggi mensa. 

gennaio 17, 2012

Di cozze e sopracciglia

La mia convalescenza è finita, domani rientro a lavorare. E, come nella migliore delle mie previsioni, mi sta venendo l'ansia da lunedì, anche se domani è mercoledì. Nel senso di ansia da ripresa. E sì che iniziare di metà settimana ha i suoi bei vantaggi.
Che poi a me mica pesa lavorare, mi pesa il contorno. Sarebbe?
Mi pesa svegliarmi la mattina e dovermi dare un'aggiustata, perché uno in ufficio ci deve andare anche un po' presentabile. Mi pesa dovermi mettere delle scarpe che non sono quelle da ginnastica (non sono neanche i tacchi, eh, non ce la potrei fare). Mi pesa dover avere i capelli decenti. Mi pesa dover correre sempre contro il tempo perché da quando ci sono i bambini non sono mai in orario. Forse non lo ero neanche prima ma non ci giurerei. Mi pesa dovermi concentrare su qualcosa perché fluttuare col pensiero è il migliore dei passatempi.
Va be', visto che l'indole è questa e in dieci giorni ho subìto un notevole accozzimento, ho pensato bene di usare queste ultime ore di libertà per fare un restauro minimo, tipo una bella pulizia del viso. Che hai voglia ad arrampicarti sugli specchi, le estetiste ti beccano in un nanosecondo e ti costringono ad ammettere che sì, è vero, l'ultima volta l'hai fatta quasi ehm...un anno fa? Comunque, ammesso che la pulizia del viso sia una coccola e non una tortura, a me basta un sopracciglio pettinato e la pelle di velluto per sentirmi una strafiga. Sì, insomma, va be', quasi.
Qual è la vostra coccola preferita?

gennaio 16, 2012

Pulizie in senso lato

Ultimamente quando faccio il bagno ai bambini accade l'inspiegabile: buttano in acqua un paio di giocattoli, si immergono, passano i primi cinque minuti a sguazzare allegramente, infine mi chiedono la spugna e un po' di schiuma in più. E si mettono a passare le piastrelle del bagno. 
Considerato che non mi hanno mai visto fare una cosa del genere, hanno chiaramente qualche gene della nonna.

gennaio 13, 2012

Buon anno a me, buon anno a voi

Buon anno a me. Buon anno a voi. Questo è il primo post dell'anno: ritardataria come sempre. E' che una decina di giorni fa ho fatto un piccolo intervento chirurgico (niente di grave eh, roba di routine) e insieme a due settimane di convalescenza, ho vinto anche una dieci giorni di post op blues che non so se esista davvero ma che descriverei come quel bel senso di apatia misto a tristezza, in altre parole quello che ti serve per goderti i tuoi 15 giorni extra di tempo a casa con i tuoi figli. Quel fantastico mood in cui vedi tutto ma proprio tutto, tranne che il positivo che ti circonda. Ma se lo racconto è perché m'è passato. 
Prima consapevolezza: troppi giorni di riposo tutti insieme a me non fanno bene. Nel senso che ho in testa milleuno progetti ma ne realizzo due. Un po' come quando preparavo un esame: se avevo un mese davanti perdevo tempo a oltranza, quando mancavano tre giorni alla data riuscivo a ottimizzare anche il quarto d'ora.
Seconda consapevolezza: spiace dirlo ma mio marito era stato profetico. Ti do una settimana a casa e poi mi dirai che vuoi tornare a lavorare. Ehm, no, non è che mi manchi proprio il lavoro...diciamo i colleghi più simpatici? Questo per dire che spacco le orecchie a tutti (soprattutto a mio marito) dicendo che una mamma che lavora si fa un mazzo tanto e bla bla bla però io ecco a casa mi romperei un po' le scatole. Sì, insomma, anche i bambini hanno la loro bella giornata fuori casa e anche le due ore e mezzo dopo l'uscita dall'asilo a un certo punto diventano una routine. Va be' dai, sono un'eterna insoddisfatta, appena trovo la formula giusta, mi propongo per lavorare a giorni alterni.
Buon 2012 a voi. Buon 2012 a me. Avete bandito anche voi i buoni propositi?

dicembre 30, 2011

Lui e lei (Tomponzi)

Ieri sera:
Carico la lavastoviglie. Non c'è spazio per le due pentole. Le lavi tu? Gli dico. Sì. Ci penso io. Mi risponde lui.
Stamattina ore 8.00:
Le pentole giacciono (ancora sporche) nel lavandino. Tolgo dal piano della cucina un sacchettino vuoto e un brick con cannuccia e li getto nella spazzatura. Apro il frigo per fare il latte ai bambini e noto che i Muller alla frutta non sono più un pezzo unico da sei vasetti (comprati ieri).
Stamattina ore 8.35:
Lui: hai notato che non ho lavato le pentole ieri sera?
Io: sì, l'ho notato. Ho notato anche che hai mangiato un pacchetto di patatine, uno yogurt e qualcos'altro che ora mi sfugge (il succo di frutta).
Lui: Ma cosa sei? Tomponzi?
Per gli uomini i dettagli non esistono. Lasciano tracce ovunque e credono di essersi accasati con investigatrici che frugano nell'immondizia di casa a caccia di indizi.

dicembre 24, 2011

La Vigilia (2) h. 17.00

Lui ha abbandonato il letto. Per il divano. Vabbe', è già qualcosa.
Febbre: non pervenuta
Dolori: si stanno affievolendo
Attività: visione in pigiama dell'ennesimo film natalizio. Che sì lo so che è strano ma lui è un patito dei film su Santa Claus e in questo periodo se li vede tutti.
Va' che forse stiamo guarendo e per il cenone siamo due fiorellini...

La Vigilia h. 14.00

No vabbe' alla Vigilia un uomo in casa moribondo con 37.7 (trentasetteesette!) di febbre mi mancava. Ne sentivo proprio la necessità. Stamattina è uscito dal bagno bofonchiando eh mi sono ammalato, ho 38 di febbre (trentotto!) e si è cacciato sotto il piumone, coperto fino al naso (che in effetti è inusuale). 
Mi casca l'occhio sul termometro: 37.7 (trentasetteesette!). Mi sento di precisare: ma non hai 38, hai 37.7 e lui risponde sì, infatti ti ho detto quasi 38. Ah, ecco. Mi ero persa il quasi. 
Bollettino delle 12.00: pastina coi capelli d'angelo e consapevolezza che un'influenza così non la prendeva da anni. Che botta di fortuna.
Io continuo a sottovalutare il problema perché si sa che gli uomini tendono a metterla giù un po' dura e poi ho due bambini da far pisolare, quattro regali da incartare e la casa da bonificare. Meno male si cena dalla suocera. Tanto poi stasera davanti al tavolo imbandito si scoprirà la verità. Qui siamo tutti buone forchette. Magari avviene il miracolo.

dicembre 21, 2011

Questo dicembre

Un po' malinconico e un po' no. Questo è il mio dicembre:

La recita di Natale all'asilo
Che emozione vederli felici nel trovarci seduti "in platea". Composti ma un po' spaesati. Che tenerezza guardarli fare i pupazzetti snodati e cantare per finta, senza ricordarsi una parola. Così piccini ma già così grandi. Più disciplinati dell'orda barbarica di genitori e nonni che in queste occasioni, si sa, perdono la testa.

Il regalo dei regali.  
Un trenino grande con tanti trenini piccoli che poi parte (descrizione di Christian). Nello specifico una valigetta carica di trenini Chuggington che qui costano un botto e che ho acquistato online da toys.de ad un prezzo convenientissimo. 
Io che monitorizzo la consegna della Dhl tre volte al giorno perché li ho ordinati tardi. 
Noi che sballiamo di nascosto lo scatolone per comporre il tutto e che non vediamo l'ora di guardare le loro facce quando Babbo Natale il 24 sera glieli consegnerà.

Le cose della vita. 
Che sì, è vero, la vita è bella anche quando è brutta. Però sticavoli. 
E la percezione di come il dolore sia un'esperienza estremamente soggettiva: a volte allontana, a volte inspiegabilmente riavvicina.

Dopo questa botta di sconforto, mi ripliglio e lascio un augurio speciale a chi legge questo blog:
UN SERENO E CALDO NATALE.