maggio 30, 2018

Il punto di non ritorno

Possiamo chiamarlo vortice, tunnel o punto di non ritorno.
Quando gli impegni quotidiani ti affollano la vita ma soprattutto la testa, e tu parli a un pubblico sordo a ogni sollecitazione: i tuoi figli.
Tu chiami. Tu solleciti. Tu minacci. Poi alzi la voce e in un nanosecondo entra in scena il solito patetico spettacolo della mattina, in cui tu reciti la parte della mamma isterica, loro dei figli della mamma isterica e i vicini quelli dei dirimpettai della mamma isterica. 
Basterebbe fermarsi un attimo prima. Guardarsi da fuori. Riflettere sul fatto che sei un adulto e come tale dovresti comportarti: rimangiarti la battuta finale della pièce e trasformarti nel genitore empatico che porta a casa la mattinata con un tripudio di serenità. E invece no.
Con l'infittirsi degli impegni di cui al post precedente, la situazione sembra essersi acutizzata.
Si registrano episodi di isterismo estremo che entreranno nella storia della famiglia al quadrato, disegnando la madre in oggetto come patetica donna sull'orlo di una crisi di nervi (con parziale attenuante della sindrome premestruale). 
Episodio nr. 1: in coda al McDrive (a mali estremi estremi rimedi). 
Scegli il fast food alla fine di un sabato mattina impegnativo, per risolvere in fretta la questione pranzo e rincasare già "mangiati". Invece, a questo giro, di fast c'è ben poco. La coda non avanza. Ti senti come in autostrada di ritorno da un weekend in Liguria. Finalmente è il tuo turno, ma l'auto davanti a te non si muove, e tu parli con un altoparlante che non è proprio adiacente al tuo finestrino. E non ci senti una mazza, per la verità.
Ordini le bibite
Noi prendiamo il tè, dicono le creature. 
Pesca o limone? mi chiede l'altoparlante
E tu rispondi a caso perché sei già esausta e non hai sentito la risposta alle tue spalle. 
Che chiaramente è l'opposto di quanto hai chiesto tu all'addetto del car service
Ci compri anche un dolce?
Due cookies, grazie
I cookies non li abbiamo 
E allora niente.
Paghi e pensi sia finita. Ma quando credi di essere la madre più brava del mondo, perché hai portato i tuoi figli al McDrive, e tra due secondi azzanneranno un panino chimico che li farà tanto contenti.
Senti un disco da dietro che canta più o meno così:
Ecco, gli hai detto tè al limone che a me il limone non piace!
Poi interviene la spalla.
Ma io ti avevo chiesto il dolce...
Allora ingrano la prima e svolto incazzosa sulla sinistra per uscire dal percorso auto.
Sento qualcosa che frena la mia macchina.
[Il paletto giallo in ferro che indica il percorso auto del McDrive?) 
Ma anziché fermarmi a riflettere su cosa mi stia mai ostacolando, discuto con i miei adorati figli ingrati e accelero per fuggire via, rifacendo l'intera fiancata alla macchina.
Sigh.
Episodio nr. 2: accompagnando i ragazzi scuola. 
Pioviggina. Osservo questo meraviglioso parapioggia che gli ha regalato la nonna: nero fuori ma con un arcobaleno di colori dentro. Proprio bello, penso tra me. Chissà dove l'avrà comprato? 
Dai, usciamo a piedi dal passo carraio che facciamo prima! Ma il carraio si sta chiudendo e io con un gran colpo di genio, infilo l'ombrello in mezzo al cancello automatico per bloccarne la chiusura. Piccolo particolare, la fotocellula è in basso e il mio ombrello no. Il cancello si chiude e il mio ombrello aperto si disintegra davanti ai miei occhi e a quelli dei miei figli che precisano: mamma dovevi mettere l'ombrello quaggiù!

Serve riposo, tanto. Una serie tv svuotacervello e un po' di innocua valeriana, che i bonus drink questa settimana li ho già fatti fuori tutti.


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