settembre 17, 2015

Di settembre e altre amenità

Facciamo che stilo una lista delle cose che odio qui e adesso tipo:
settembre e i suoi nuovi inizi;
le giornate che la mattina sembra autunno, poi esce il sole e tu hai la manica lunga e 35 gradi al sole;
quelli che tu gli parli e non ti ascoltano mai;
le cose chieste all'ultimo secondo e la fretta che ci si mette per farle, male;
svegliarsi molto zen e perdere le staffe in tre secondi netti;
le cose che si accumulano in giro per casa senza un vero perché, eppure la sera prima tutto sembrava in ordine.
i borsoni dello sport, ma i calzettoni da calcio soprattutto; al proposito ho appreso che per riuscire a infilarli in tempi decorosi e senza sudare sette camicie, bisogna prepararli arrotolati per poi sfilarseli direttamente sulla gamba (sì, tipo preservativo). Son cose che impari sul campo e che, voi capirete, danno una certa soddisfazione. :-O

Facciamo anche che stilo un elenco di cose di cui avrei voglia adesso per sentirmi meglio ed esorcizzare quelle di cui sopra:
una cena messicana;
una birretta;
quel bicchierino di crema fredda al caffé che non fai in tempo neanche ad assaggiarlo che è già finito però è buono;
la mente sgombra per leggere quel libro che voglio leggere da tempo (Se niente importa di J.S. Foer);
la mia mezz'ora d'aria in piscina;
dieci puntate di Grey's Anatomy una dietro l'altra, senza la pubblicità nel mezzo;

Facciamo che la prossima volta vi racconto meglio. Di settembre e altre amenità.

settembre 04, 2015

Era l'estate duemilaequindici

Voglio ricordarmi di quell'estate che a luglio siamo stati sul lago di Como, che a me il lago non è mai piaciuto ma forse usavo dire così, per partito preso. 
Di quando eravamo in quella casa arredata fin troppo bene per essere di vacanza e avevamo una piscina che non ci andava mai nessuno, escluso noi.
Di quando Chri faceva sette giri di corsa prima di tuffarsi perché da grande farò atletica. Ah be'.
Delle micro gite che più lunghe non le reggiamo ancora [loro o noi con loro?] e dello stupore di fronte al bello: ma questa chiesa è straordinaria!  Forse normale ma non scontato direi.
Di quando passeggiavamo in mezzo al fiume e mangiavamo con un appetito da lupi. Sì, pure io.
Di un cavallino e della scoperta dei suoi attributi: ma questo cavallo ha un pisello allungabile? Ehm, sì.
Di quando in agosto volavamo in Sicilia, che la loro prima volta in aereo ha il suo perché. Tutto divertente, a parte il bambinoterribile poco distante da noi (che se avessi avuto un figlio così col cavolo che prendevo l'aereo) e la ragazza con l'attacco d'ansia, che le avrei offerto tutti i miei intrugli naturali, per poi guardarla negli occhi e dirle: ciccia, passi per la paura di volare ma queste scene per un bambino anche no.
[Dimenticavo il vuoto d'aria e la signora che mi ha allungato la mano e mi ha detto si faccia coraggio, per i suoi bambini. No vabbe', guardi che mi viene solo da vomitare].
Della casetta sul mare, della spiaggia brulla e del vento forte, ristoratore.
Del "fuso orario" locale, che anche se ci provi a cenare dopo le ventidue, rimani molto (ma molto) milanese inside. 
Delle tante persone che abbiamo visto e rivisto: affettuose e accoglienti come solo al sud.
Dei panorami e dei cieli mozzafiato, guardateli bene bambini e teneteli stretti, perché sono bellissimi e chissà quanto vi capita di rivederli.
Del loro amico delle vacanze, Francesco, che te lo trovavi in casa come niente e senza un perché: a sorpresa dopo la doccia o direttamente seduto sul tuo wc.
Della sabbia dorata, soffice e fine fine, diversa da quella di su. Degli angeli sulla sabbia, come sulla neve, che se qualcuno vi vede pensa che non abbiate mai visto il mare.
Del ritorno in nave che no, le navi non affondano, soprattutto questa qui. E se va contro una roccia? Ma no che non ci va. Che pensavi di aver chiuso l'argomento invece dalla biblioteca col nonno ti hanno portato un libro bellissimo, solo che era questo QUI.

settembre 02, 2015

Perle di saggezza 1

Quando il tuo capo ti porta il solito cadeau dal suo viaggio oltreoceano: un pupazzo e una t-shirt.

Io: La ringrazio, molto gentile! 
Lui: Quella è un'alce...
Io: Che carina...ah, e questa cos'è? Una marmotta?
Lui: Veramente sarebbe un castoro, uno dei simboli nazionali del Canada.

[Io ero ferma alla foglia di acero.
E menomale non ho detto procione.]

settembre 01, 2015

Perle di amore 1

Io: cucciolo, indovina chi verrà in piscina con me? E' la mamma di una tua compagna di classe.
Lui: la mamma di Melissa!
Io: Bravo!
Lui: (sguardo perplesso) ma lei non deve fare sport, non è grassa come te! 


[Di quella volta che mio figlio mi ha dato della cicciona con uno sguardo]

luglio 04, 2015

Di tempo nuovo e vacanze

Siamo in procinto di partire per le vacanze: sul lago nel mese di luglio e nella lontana Sicilia nel mese di agosto. Nel mezzo ci sono ancora diversi giorni di lavoro ma contiamo sul fattore frammentazione per sentirne meno il peso. Del lavoro, intendo. Che anche le vacanze coi figli sono parecchio faticose ma non si può dirlo. Già che siamo in tema, incollo qui e qui i post della nostra prima vacanza da genitori, fu un vero shock. Ma anche questo è politically incorrect e non si dice. Le vacanze sono momenti idilliaci da incollare nell'album dei nostri ricordi di famiglia, eggià. Scherzi a parte, a questo ci credo davvero. I bambini hanno ricordi indelebili delle nostre vacanze estive, piuttosto limitate nelle distanze percorse ma sempre in posti diversi. Quest'anno prendiamo (per la prima volta) l'aereo ed è già una bella novità. Ma soprattutto, come dice una mia amica, parto senza aspettative e questo è positivo. (Ehm, ma non lo faccio sempre?) Il ritorno lo faremmo in nave, finanze permettendo. Uno dei miei figli (C.) non appoggia questa decisione, dice che le navi affondano. Embè, come dargli torto. Credo che in questa storia c'entri Schettino e la nonna Silvana che gli ha spiegato la faccenda.
Dovessi fare un bilancio di questo anno scolastico-lavorativo direi che ho ricevuto parte di quanto ho desiderato nel corso di questi ultimi anni. E ne sono grata, alla vita. Più flessibilità sul lavoro, secondo forme (sconclusionate) che non sto qui a raccontare, ma che mi hanno permesso di essere più presente nella quotidianità dei miei figli. Molti (ma molti) meno viaggi lavorativi del consorte che solo chi ha provato può capire. L'abbiamo già detto che il peggio è stato circondarsi di persone che si muovono in coppia anche per andare al gabinetto? Questo argomento meriterebbe un post a parte e prima o poi lo scriverò.
Il punto iniziale è che sono stata esaudita e in questi mesi ho dedicato tutto questo tempo nuovo alla mia famiglia, perché è lì che doveva arrivare. Trascurando un po' me stessa, e qui dovrei correggere il tiro ma si vedrà.
Sul fronte scolastico è stato un anno bello, impegnativo, emozionante, a tratti molto faticoso. I compiti hanno stravolto i nostri weekend. I bambini - in classi con metodi molto diversi - hanno aggiunto fatica alla mamma, costretta a gestire il loro già continuo (sfiancante) confronto su tutto. Ma proprio tutto. Mentre sul fronte relazioni, ho incontrato tante belle persone, genitori con tante affinità che mi hanno tenuto compagnia in questo nuovo percorso di vita.
La foto del post, che ho trovato bellissima, la dedico alle persone come me che hanno procrastinato la prova costume di mese in mese. E, per la serie ormai è troppo tardi, toccherà buttarsi su un regime detox per salvare (almeno) la faccia. Da domani però, che stasera c'è una cena di saluto pre-ferie.
Vi auguro delle buone vacanze, rilassanti quanto basta ma soprattutto rigeneranti.
Voi dove andate di bello?

maggio 05, 2015

marzo 20, 2015

Di aerei, tappi e pizze surgelate

La settimana è stata pesante, in salita ancora prima di cominciare.
La mattina:
lui che parte per lontano lontano. 
D'abitudine, per le tratte intercontinentali mi annoto i voli. Sai com'è, non si sa mai. Mica per niente eh: è che mentre papà è in viaggio ci piace tracciare il suo aereo. La mattina della partenza il dialogo è più o meno questo: mi dai le sigle dei voli?
Eccole. E questa è l'assicurazione...
E saresti assicurato per questa cifra qui?
Ma no, che c'entra! Se l'aereo cade, fai causa all'azienda!
Puoi starne certo, li lascio in mutande!
Il romanticismo non è mai stato il nostro forte ma ultimamente il pragmatismo ha preso il sopravvento.
Il pomeriggio:
il corso di nuoto.
Vi ricordate quando uno dei due veniva spostato nel corso avanzato e il fratello, verde di invidia, non se ne capacitava? Vi ricordate che il gemello avanzato sfrantumava le cosiddette alla mamma perché, sebbene orgoglioso di aver raggiunto un traguardo, non tollerava di essere stato bruscamente separato dai suoi amici ma soprattutto di essere approdato in un corso dove basta-giocare-qui-si-lavora-sodo? Ve lo avevo raccontato che una volta il mal di stomaco, l'altra l'acqua è ghiacciata e poi voglio la magliettina come ce l'ha quel bambino lì? E che io gli ho risposto che la muta se la metterà solo quando nuoterà nell'oceano?
Bene, da sabato il fratello lo ha raggiunto, insieme agli altri compagni di corso, con immensa gioia della mamma che pensava di aver chiuso anche questa parantesi. E invece no: avvicino Mattia negli spogliatoi e gli dico e allora, sei contento del nuovo corso? sei stato bravissimo, come è andata? 
Quello mi guarda e mi dice: male, mi sei mancata!  
Ma dove scusa? in mezzo all'acqua?  
Sì. 
Lo sapevo, dovevo fermarmi al bravissimo e non chiedergli altro, parlo sempre troppo.
E poi la settimana di lavoro che lasciamo perdere. 
E una visita di controllo che mangi equilibrato per quasi un anno per poi cedere miseramente qualche settimana (facciamo mese) prima. La dottoressa dice che dovrei pesare 4 kili in meno di quelli che peso oggi, o meglio, di quelli dichiarati oggi. Considerato che ho bluffato di un chilo e mezzo, dovrei buttarne giù 5 e 1/2. Ehm, vi saluto.
Ma come stai mangiando? Mi chiede il consorte in videochiamata. Lui pensa che, via lui, in questa famiglia ci si alimenti con pietanze cucinate dalla nonna e poco altro. In parte è vero. Beh, cosa vuoi, ieri mi sono mangiata una pizza surgelata mentre guardavo la Bignardi in tivù. Ma lo vuoi sapere il peggio? L'ho scaldata con il  microonde. 
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Avevo detto che dovevo risorgere?
Be' dai, ognuno ha i propri tempi. Io vado forte nel toccare il fondo per poi risalire. Mi chiamavano tappo di sughero.

marzo 11, 2015

Di legami, conflitti e corse a perdifiato

I
Che bello, è arrivato Marzo: il bel tempo e la primavera si avvicinano, sebbene io sia ancora un rottame ambulante. Dopo aver scoperto di essere allergica a tremila pollini (tranne a quelli della betulla che fiorisce appunto in questo periodo) sono in pace con me stessa. Vivo (quasi) in apnea ma sono una donna consapevole. Di che, direte voi? Del mio fisico che cede, inesorabilmente, insieme alla mia palpebra destra: ve ne avevo già parlato, no? Del cedimento della mia palpebra come simbolo della me incompresa?
Mentre sogno una blefaroplastica, mi arrabatto tra casa, lavoro e ménage familiare e ogni tanto mi domando:  ma tutto sto correre è per andare dove?
Ditemi - per favore - che vi fate la stessa domanda sennò mi sento un'aliena.
Ci sono tanti libri sul comodino ma la testa è affollata. Alle volte manca il tempo, altre l'energia. E poi ci sono i weekend, che da quando andiamo a scuola sono più impegnati (e impegnativi).
Sul fronte conflitto gemellare navighiamo sempre a vista.
Oggi: bene.
Domani: ma perché io devo andare a scuola mentre lui fa finta di stare male?!
Il fratello è steso dall'influenza ma poco importa: l'invidia per il gemello che se ne starà a casa in panciolle gli toglie lucidità di pensiero.
Oppure: non è giusto! Io sto già facendo il corsivo e lui è ancora al minuscolo!
Che questa storia che i gemelli vadano separati è sacrosanta, per carità. Però alla dirigente scolastica che si era premurata di dirci (ancor prima che lo chiedessimo) che in questa scuola "si separano per scelta didattica", mi verrebbe voglia di chiedere un sostegno psicoecceteraeccetera per gestire questo perenne contrasto.
Cioè, signora mia, lo spieghi lei a queste due creaturine pensanti che è normale che uno abbia una maestra ispirata e naif che insegna con gioia e tranquillità a leggere e scrivere mentre l'altro un sergente maggiore, ansioso di terminare il programma nei tempi stabiliti.
E che la prima sia migliore dell'altra non è mica detto. Anzi. Epperò, a voler essere precisi, a noi sarebbero andate bene invertite: la maestra peace&love al figlio creativo e l'altra al figlio diligente, quello che fa quello che c'è da fare senza batter ciglio. E invece no, tocca divertirsi a discutere ogni sacrosanto fine settimana, di fronte a una montagna di compiti e alle verifiche del lunedì. Lo so, noi genitori d'oggi siamo incontentabili: è che puntiamo dritti al nostro e al loro benessere. Anni e anni di psicologia ci hanno portato fin qui e ormai non si può più tornare indietro.
Che a noi questo continuo specchiarsi nella vita dell'altro può sembrare poca cosa, o solo fonte di stress, ma per loro deve avere la sua bella importanza. Farli entrare nell'ottica che ciascuno di noi è un universo a sé non è cosa facile per loro che hanno sempre pensato in due.
Poi però mentre quello malato schiaccia un pisolino, ci leggiamo Geronimo Estinto (!) e sgranocchiamo delle patatine: mettine da parte un po' per Mattia, per quando si sveglia, mi dice il fratello. E quando quello si alza e gli domando cos'abbia sognato di bello, mi risponderà: che Christian tornava da scuola!
GULP!

febbraio 25, 2015

Di malanni, pagelle e parrucche rosse

Post di febbraio. Che siamo quasi a marzo e non ho ancora scritto niente.
Sarà che questo mese, come dice la mia mamma, ne ho avuta sempre una.
Dopo aver pensato tra me e me (non fatelo mai) va-che-roccia-che-sono-che-quest'anno-non-mi-sono-neanche-presa-l'influenza, ecco che arriva l'imprevedibile: l'influenza no, ma TUTTO IL RESTO sì. Non entro dei dettagli per dignità e pudore.
Prima ho dato la colpa all'età, che i quaranta si avvicinano (ma non dovevo diventare una splendida quarantenne?) poi al mio stato psicofisico. 
Somatizzo. Punto. 
Quindi se sono diventata una discreta carretta vuol dire che non sono sufficientemente felice. E se non sono sufficientemente felice vuol dire che anche il consorte ha un concorso di colpa nei miei acciacchi. 
Mi devi coccolare e portare dei fiori.
Dei fiori? Ma se non ti sono mai piaciuti.  
Quando l'ho detto, scusa? 
Queste sono le classiche conversazioni che una donna intavola tre giorni prima del ciclo. E non c'è modo di uscirne vincitori, sappiatelo. Si chiama sindrome premestruale. Roba forte, ve l'assicuro. Chi ne soffre lo sa bene (gli altri un po' meno) che in quei giorni lì può accadere l'inimmaginabile: gli istinti più reconditi vengono a galla e si salvi chi può. 
Tornando a noi, stiamo lavorando sulla salute e attendiamo con ansia la primavera e la rinascita. :-)
Questo mese abbiamo ritirato le prime pagelle. Bravi tutti e due ma in modo diverso. 
Di Mattia mi segnalano la timidezza e la riservatezza. Ma suo figlio ce l'ha la voce? Fatico a fargli credere che mio marito mi implora di riempire la casa di quadri per evitare che la sua voce rimbombi. Bambino dalla doppia personalità, oserei dire. O semplicemente molto ligio a scuola, si sfoga a casa con buona pace dei genitori e di suo fratello.
Di Christian mi segnalano la disattenzione, inizia un lavoro poi pensa beatamente ai fatti suoi. E poi, si lamenta, spesso: della compagna che lo disturba, di quella che lo tocca col piede, e di quell'altra che gli chiede sempre la gomma (ha un rapporto complicato con le sue compagne di banco, non c'è che dire). Sulle nuvole e lamentoso: concordo e sottoscrivo. Sarà che ho pochi minuti a disposizione, che vengo da una settimana pesante e che non ho voglia di imbruttirmi ulteriormente ma chiudo in fretta dicendo che anche a casa è così, che è la sua indole. Neanche le ho domandato cosa dovrei fare per aiutarlo a migliorare. Lei mi liquida con un "comunque direi che va tutto bene" e io mi accontento così.
Poi c'è stato il carnevale che io detesto con tutta me stessa. La cosa credo risalga a quando avevo sei anni: mi vestirono da Anna dai capelli rossi e non è che mi sentissi molto a mio agio con quel parruccone lì. Mi ricordo di un bambino che durante la sfilata mi indicò a un amichetto proprio per la cofana di capelli che avevo in testa. Poi uno dice le esperienze che ti segnano a vita... :-)))
(Metto la foto: guardare per credere!).
Comunque  l'abbiamo festeggiato e anche quest'anno (per fortuna) con Spiderman e Superman abbiamo chiuso la pratica. E voi che rapporto avete con il Carnevale?
Vi saluto e vi aggiorno presto.

gennaio 15, 2015

Di sport, denti e pallacanestro

Se tra i propositi per il 2015 avessi scordato il "godere delle piccole cose" direi di aggiungerlo oggi.
Il mio capo che rientra stamattina da una trasferta e ancora incappottato mi dice ah Laura, io oggi non ci sono e se ne va tre minuti netti dopo. Ecco, appunto: godiamoci i momenti.
La scuola è ricominciata senza particolari problemi. E' arrivato il famoso istruttore di educazione fisica, quello del progetto che doveva partire a ottobre: be', dai, siamo a gennaio. La maestra ha detto che è un genio mi dice un loro compagno. Ah, penso io, leggendoci dell'ironia.  
Si chiama Algenio, mi dice Christian. Algenio? Sarà Eugenio, preciso. Eugegno? Noooo, non ho detto che è un genio! E così via per un po'. Comunque il tizio piace molto. Che ultimamente siamo in fissa con lo sport e con il basket soprattutto.
Proibite ai mariti di selezionare i film in famiglia. Il mio ci azzecca sempre e dopo aver visto questo "Thunderstruck" un numero spropositato di volte, palleggiamo ovunque e siamo pronti per l'NBA.
Di lì l'idea di iscriverli a un corso monosettimanale di minibasket. Ma giacché io sono contraria al bambino impegnato come un adulto, ho ritenuto che al momento il corso di nuoto fosse più che sufficiente. Eh ma non si smorzano gli entusiasmi dei bambini, dirà qualcuno. Epperò li si possono pilotare quindi ci penso un attimo.
E a proposito di nuoto: prima di Natale la tragedia greca. Ve l'avevo detto che l'inizio della scuola era coinciso con un periodo di competizione all'ultimo sangue? Bene, la fase è ancora in corso, sebbene meno cruenta. Aggiungo che uno è stato spostato a sorpresa nella vasca dei grandi e l'altro no. Vi risparmio il resto. Peraltro tra i genitori del nostro corso la meno interessata allo spostamento ero io. Prima o dopo non ha importanza purchè li spostino insieme, altrimenti sai il dramma?  Ecco appunto, voi capite.
Eppoi siamo stati per la prima volta dal dentista. La mamma chioccia ha scelto una dentista che segue solo i bambini, che ti fa scegliere gli occhiali da sole prima di iniziare la seduta, ti fa vedere sul dito quello che ti farà in bocca - laser, no trapano ;-) -  e ti regala l'adesivo profumato quando te ne vai. Possibile trovarne uno così che però curi gli adulti?
Guardi anche lei mamma! mi dice la dentista mentre lavora. Ehm, anche no, grazie. Ma come non accettare se qualcuno ti si rivolge così? Mi era successo solo da puerpera in Mangiagalli (come va oggi, mamma?). :-O
Concludo con l'ultimo episodio della maestra Ansia. La incrocio nell'atrio riaccompagnando il bambino a scuola dopo il dentista. Lei mi ferma, mi chiede se posso trattenermi perchè ha una cosa da farmi vedere poi sparisce. No panico ma ansia sì (la mia): madonna-cosa-avrà-mai-da-dirmi? Riappare con il foglio delle deleghe consegnate nel settembre scorso per ritirare i bambini all'uscita. Ho visto dal documento d'identità che suo marito ha un secondo nome. Non l'avete riportato nella scheda. Potrebbe aggiungerlo lei, però con la stessa penna blu?!
Io sono una donna ansiosa e quindi ho massimo rispetto per le ansie altrui. Qui però, boh.

gennaio 05, 2015

Buon 2015 [keep calm and detox]

Buon 2015 a voi passanti. 
Lo volevo fare un bel post con il bilancio dell'anno passato e i classici buoni propositi per quello nuovo e invece niente. Epperò lo faccio adesso. 
Il 2014 è stato un anno fitto fitto (di quelli che il tempo è sembrato correre più velocemente dell'anno prima).  
Si è concluso un ciclo (la materna) e ne è iniziato uno nuovo (la scuola). Abbiamo preso le misure, faticato un po', e poi trovato i nostri ritmi. 
Ho incontrato persone nuove, ne ho persa per strada qualcuna di vecchia.  
Ho avuto un paio di delusioni ma anche qualche sorpresa: le amicizie, ah che fatica!
Due vecchi desideri si sono avverati ma da eterna insoddisfatta sembro già essermene dimenticata (accontentarsi mai eh?). 
Ho perso un po' di chili (a pesarmi oggi non si direbbe ma le feste stanno finendo, keep calm and detox).
Mi augurerei un nuovo anno uguale al precedente ma con qualche consapevolezza in più. 
Il mio benessere al primo posto (insieme a quello delle persone che mi stanno a cuore). Tutto (ma proprio tutto) il resto dopo. Non considerare priorità chi ti considera opzione, diceva qualcuno. Già. 
Per il 2015 conterei anche di diventare una splendida quarantenne: ho undici mesi per prepararmi, si dia inizio al countdown! :-O
E voi? Cosa vi augurate per il nuovo anno?

dicembre 04, 2014

Di colloqui, cioccolatini e mamme inette

In questi giorni ho letto su Facebook una polemica sul concetto di maternità imperfetta. Si è letto e riletto di mamme inette e sgarrupate che ironizzano sulla propria imperfezione e questo concetto avrebbe un po' stufato. 
Della serie faceva ridere all'inizio, adesso si pensi a fare le mamme a modino, che la genitorialità è una cosa seria.
Ma va?
A parte che ridersi addosso non significa per forza prendere le cose sottogamba. Sdrammatizzare può servire a smorzare le proprie fatiche ma questa è soltanto la mia opinione.
Prendiamo me, per esempio: io son tutto fuorché una mamma impeccabile. Perché mi arrabbio. Perché parlo troppo. Perché  spesso sono da sola. Perché  - da figlia unica - non so comprendere fino in fondo le tensioni tra fratelli. Ma a essere una buona madre ci provo eccome. 
Alle volte fingo di guardare i cartoni animati, ma ho l'iPhone in mano e la testa altrove. Mea culpa. Altre volte esclamo dei maddai a casaccio, per far vedere che sto seguendo: ma loro mi beccano sempre e mi richiamano all'ordine. Mea maxima culpa.
Qui racconto di quando dopo una giornata da buttare, mi sono tuffata sul divano e ho sfilato di nascosto i cioccolatini del 7, 15 e 23 dicembre dal calendario dell'Avvento (quello homemade, quindi li ho già rimpiazzati).  Ma per il resto sono una persona normale, una madre che si impegna, e anche molto.
Questo per dire che si sceglie che cosa raccontare. Che si prova a essere mamme attente e amorevoli. Che i nostri figli prendono 10 e tante faccine sorridenti. Che li portiamo sempre al parco e anche ai musei. Che gli leggiamo le favole da quando avevano 3 mesi. E che sappiamo a memoria le battute di Cars, Cars Toons e Niko la renna volante però magari ce lo teniamo per noi perché le mamme che se la cantano e se la suonano sono un tantino fastidiose.
Ecchesaramai se negli anni continuiamo a dirci che la maternità è anche una serie di cose pesanti, insieme a tutto (al tanto) di bello che c'è. Serve a condividere esperienze, che male non fa. 
E, a proposito di condivisioni, abbiamo avuto il primo colloquio con le maestre. 
Regola numero uno per il colloquio con le insegnanti è portarsi dietro il marito/compagno/amico/o comunque un testimone di sesso maschile. Sempre. Perché se tu esci da lì convinta di aver sentito cose che non ti sono piaciute, lui può sempre dirti ma no, guarda che non è proprio così. Gli uomini - si sa - vanno all'essenziale. Noi donne viviamo di dettagli e, a volte, divaghiamo.
Qui parlerò delle maestre d'italiano che sono quelle che hanno più ore nelle singole classi.
Di qua una maestra dolce e rassicurante. Madre di quattro figli. Tutti maschi. Un mito a prescindere. Ci fa raccontare, ci domanda del rapporto tra gemelli e ci parla di un alunno modello.
Di là una maestra un pochino ingessata che stila un resoconto sulla didattica e poco più. Nell'ambiente la chiamano Ansia perché vive nel terrore che i bambini si facciano male. Dopo un brainstorming mammesco, si è deciso che sarà pure ansiosa ma certamente attenta. (Facendo parte della categoria, sostengo che a un ansioso non sfugga nulla. L'ansioso riesce a vedere anche quello che non c'è e che non potrà mai accadere ma questa è un'altra storia).
Qui l'alunno non è proprio perfetto. Nel senso che si distrae spesso: una volta gli cade la matita, un'altra la gomma e così via. E non fatico a crederci. Ieri è tornato a casa con un taglio di venti cm nella parte interna dello zaino.
Scusa ma come è accaduto?
Mamma, ti spiego: c'era un buchino sullo zaino poi per sbaglio mi è caduta la forbice e mentre la raccoglievo si è infilata lì e guarda cosa è successo...
Eh, sì. Sono cose che capitano. :-))

ottobre 24, 2014

Mamma arruffata Vs Mamma glamour

Ieri in ufficio una litigata storica. 
Collega senza figli dice a collega con figli che sta molto bene con i capelli sciolti e stirati e che dovrebbe farseli così più spesso. 
Lei risponde una cosa tipo sì, lo so, però ci metto una vita a farmeli in questo modo e di tempo ne ho veramente poco. 
Quella ribatte che se una ci tiene davvero il tempo lo trova.
L'altra replica con il classicone: tu non hai figli e non puoi capire. 
E via discorrendo, fino a parlare di una conoscente, amica della prima, che ha tre figli e un aspetto decisamente curato.
La premessa è che, si sa, gli scazzi altrui son sempre fonte di divertimento per chi osserva e non è parte in causa. Poi ci si schiera pure, come in tutti i match che si rispettino. E allora si disquisisce sul fatto che sì, è vero, con la maternità ci si incozzisce di brutto ma poi - se una è incline a curarsi del proprio abbigliamento (e del proprio corpo) - troverà il modo (e il tempo) per farne sempre oggetto della propria esistenza. Nonostante la prole. Al contrario chi non è avvezza a pensare a look ed estetica per indole, pigrizia o semplice disinteresse, seguiterà su quella strada, sconfinando in notevoli incozzimenti nei periodi topici della maternità (dentizione, inserimenti, gastroenteriti virali et similari).
Prendiamo me per esempio: per quanto io possa decidere di applicarmi (e succede raramente, va detto), rimango una mamma arruffata (con la stessa borsa per mesi interi, il capello che grida vendetta e il look sgarrupato) perchè poi, alla fine, quando ho tolto tutto il tempo da dedicare ai figli e mi ritrovo un'ora libera, preferisco farne altro che una seduta di necessario (e legittimo) restauro. Epperò non è che non ne sia consapevole. Anzi: mi guardo, disapprovo e mi riprometto di applicarmi. In futuro.
E voi? Che mamme siete? Glamour o arruffate?

ottobre 10, 2014

L'emozione di un regolo

Aggiornamenti dal fronte scuola e altre amenità.

La compagna di banco non è più la stessa. Evviva, ho commentato io. E tu cosa hai detto quando la maestra l'ha spostata? Ma era mia amica! Risponde lui, sorridendo sotto i baffi. 
Sei anni e un futuro da politico, direi.

Mamma ti devo dire una cosa: ho cambiato fidanzata...
Ah sì? e chi è? ma soprattutto, chi l'ha deciso?  
Eh, l'abbiamo deciso insieme
Visti i precedenti, mi è sembrato un gran successo.

I primi compiti del weekend. E qui va detto che i mariti - a volte - hanno ragione. 
Quando lui mi diceva vedrai che casino, due classi diverse, compiti diversi. E io rispondevo echessaràmai. Be', proprio proprio torto non aveva.
Sabato pomeriggio, stesso tavolo di lavoro in cucina. Io nel mezzo. Un chiassoso e reciproco disturbarsi, perché tu dai retta solo a lui! e io ho due pagine di A mentre lui solo due righe eccetera eccetera. 
Ho già raccolto consigli sparsi ma se avete voglia di dirmi come vi regolate voi, ascolto volentieri.

E poi whatsapp che si conferma il parchetto virtuale delle mamme odierne. Con tutti i pro e i contro del caso.
Brainstorming serali sugli argomenti più svariati. Radio serva è niente al confronto ma poco importa. Perché le mamme di oggi (me compresa) sono terribili. Vogliono esserci e tanto. Anche quando non ci sono. Chiedono, si informano, commentano, giudicano, sono precise, fin troppo. Lasciamo fare alle maestre e ai bambini, direbbe qualcuno. Ma quei tempi lì sono passati. Oggi siamo sul pezzo sempre, h24. Dicono che esistano anche quelle che se ne fregano ma io non ne conosco neanche una.

E poi registro questa nuova, piacevole abitudine di controllare gli zaini ogni sera, e la gioia di quando ci trovo qualcosa di nuovo. E poi tempero le matite (lo so, lo so che non dovrei)  e ripongo tutto in ordine (tranquille, conto di smettere).  E poi guardo, ascolto e scopro. Comprare una valigetta di regoli, che non sapevo neanche cosa fossero. Scrutare i quaderni e il loro modo così diverso di fare le cose. Immersa, con loro, in questa nuova emozionante avventura.

settembre 23, 2014

Alive

Titolo: sopravvissuti
Sottotitolo: ho una relazione complicata con la mia compagna di banco

Sopravvissuti (e sopravvissuta) al primo giorno di scuola.
E anche alla prima settimana, direi.
Un bel po' di confusione quel giorno lì. Qualche foto e tanta attesa. Adrenalina a mille e due zaini che sembravano enormi, in confronto a loro.
Christian che è entrato per primo, per mano al suo papà.
Ma a noi quando ci chiamano? Chiedeva Mattia che è entrato con me.
Un lecca lecca sul banco come benvenuto.
Maestra, posso mangiarlo? (Chri)
Il loro amico al loro fianco.
Le maestre, materne e rassicuranti (o almeno sembra).
Occhioni curiosi e un po' smarriti.
Le due classi vicine così io e il papà ci siamo scambiati (lo switch!) e siamo riusciti a stare con tutti e due. 

Al 7° giorno:
Allora Mattia, ti piace la scuola?
Risposta: Sì, è più bella di quanto pensassi!
Diecipiùpiùpiùamoredimamma per aver ingranato il congiuntivo.
E un sospiro di sollievo per tutto il resto.

E a te, Christian?
Risposta: SI' ma Melissa...

No, dai, datemi una bombola di ossigeno! Vi ricordate la regina di cuori? Quella che lei mi ha detto che quando le parlo mi devo inchinare, quella che tu sei il mio fidanzato e devi giocare sempre con me? Quella che se io gioco con i miei amici lei si mette a piangere? Ecco, lei. 
Da venerdì, in un vorticoso giro di banchi è finita accanto a lui. Che, voglio dire, su 84 bambini, capitarci in classe insieme e pure di banco, sì insomma ci vuole del...talento.
Ora, stamattina la mamma italica che è in me stava per fermare la maestra e domandarle il perché di cotanta sfiga e spiegarle i precedenti che arrivano dritti dritti dall'ultimo anno di materna, dove le insegnanti avevano notato questa esuberanza un po' opprimente. Poi mi sono morsa la lingua ché questionare subito sul posto a sedere mi sembra cosa piccinapicciò. Epperò, conto di formulare una velata richiesta per domani sera, al termine della prima riunione.
Che poi uno dice, dovrebbe smazzarsela da solo, tipo il fratello, che è sfuggito alla compagna di banco - tale scapperona - senza problemi. Lì era solo una questione di naso, per carità, però si è arrangiato autonomamente.

Stay tuned!