settembre 28, 2012

Di telefonate e intermittenze

Squilla il cellulare.
Numero in chiaro. Prefisso 095.
Direi Catania o comunque Sicilia.
Rispondo.

Pronto?
Buongiorno signora. E' la Regione Lombardia...
Mmm, non l'avrei mai detto...
Parlo con uno dei genitori di Christian eccetera eccetera?
Sì. Di cosa si tratta?
Prima mi deve dire la data di nascita del bambino.
Sì ma per che cosa mi sta chiamando?
Non posso dirglielo, è la privacy.
E va bene, ecco la data...
Benissimo. Mi conferma quella visita medica che ha prenotato dieci mesi fa?
Ah, sì certo. Ma già che ci siamo le confermo anche quella per mio figlio Mattia. Stesso giorno ma un quarto d'ora dopo.
No no, io la sto chiamando per questa prenotazione, per quella dell'altro figlio verrà ricontattata.
D'accordo, grazie.
Clic
Clic

Mezz'ora dopo. Telefonata del marito

Ah, senti. Mi hanno chiamato da un numero strano. Volevano che confermassi un corso che deve fare Mattia. Gli ho detto che queste cose le segui tu e di chiamare te ma mi hanno risposto che non possono perché la prenotazione è agganciata al mio numero. Richiameranno stasera...

Corso? Numero strano? Sarà uno 095.

Prima considerazione: come ha fatto la Regione Lombardia ad approdare al numero di cellulare di mio marito? Bah, non voglio neanche saperlo. Perché la possibilità che io abbia dato il suo recapito per cose mediche e/o appuntamenti è abbastanza remota.
Seconda considerazione: in un periodo in cui parlo ossessivamente di visite, controlli e corsi di ogni genere è abbastanza normale la reazione di mio marito. Significa che mi ascolta. Mi ascolta come la maggior parte degli uomini ascoltano le donne. Come le lucine dell'albero di Natale. A intermittenza.

settembre 23, 2012

Di tosse, annessi e connessi

Per la serie chi ben comincia, a sole due settimane dall'inizio dell'asilo abbiamo vinto il raffreddore e la simpatica tosse da fumatore (grassa, per intenderci). Quella che i pediatri ti spacciano per normale se il tuo bambino va al nido e/o vive in una metropoli. Solo che noi ormai siamo alla materna e viviamo nell'hinterland. Però ce l'abbiamo lo stesso. 
E' che a me la tosse mi manda sempre un po' in paranoia. Sarà per i nostri episodi di tosse asmatica. Sarà che la storia della tosse col sibilo o senza sibilo non l'ho ancora capita (e infatti non faccio il medico). Sarà che ogni volta in casa si apre il dibattito sciroppo sì/sciroppo no (ma la faccenda che si tratta di una difesa dell'organismo la so solo io?). Oppure sarà che l'ultima volta Mattia si è trascinato la tosse per un mese e mezzo e al controllo dopo il secondo ciclo di antibiotici la pediatra mi ha buttato lì un: non so se l'altra volta gliel'avevo detto che più che una bronchite sembrava una broncopolmonite...  Ma sei scema? Ho (solo) pensato. Perché (ammutolita) credo di aver risposto: ah, ecco. A chiosare degnamente ci ha pensato a casa il consorte: l'ho sempre detto che la nostra pediatra non capisce un cacchio! (Anche se a dir la verità, quella che dice cacchio in famiglia sono io).
Tornando a noi, al raffreddore e alla simpatica tosse produttiva c'è da dire che quest'anno partiamo avvantaggiati. Abbiamo fatto il salto di qualità: l'acquisto di un aerosol che va a velocità supersonica (qui quello del 2008) ma soprattutto abbiamo imparato a soffiarci il naso, solo ed esclusivamente su richiesta ma è comunque un progresso, anzi Il Progresso.
Questo post nasce un po' come antisfiga per esorcizzare l'ansia della stagione dei malanni. Peraltro noi abbiamo dato un po' in tutte le stagioni. 
Che poi c'erano anche quelli che dicevano vedrai, al nido si fanno gli anticorpi e poi alla materna sono rocce... Embè? Scherzavano.

settembre 21, 2012

Voce del verbo socializzare

Stamattina ragionavo sul fatto che sto cominciando a socializzare con le altre mamme dell'asilo solo oggi (al secondo anno) mentre fino a quattro mesi fa mi stavano quasi tutte mediamente sulle palle. E poi mi lamento che ho due figli un tantino asociali...
Che poi non è del tutto vero ma: 
punto 1 - essendo in due fin dalla nascita, loro tendono a "bastarsi" a vicenda (e questa non è una cosa bellissima ma fisiologica sì); 
punto 2 - assorbono come spugne le mie sensazioni quindi se in una data situazione io non sono a mio agio, loro lo recepiscono con le ovvie conseguenze. Tolte queste due varianti, sono due bambini dolci e che amano la compagnia. Selezionata.
Fatta questa importante considerazione, ufficializzo che anche noi ci siamo interessati all'attività extrascolastica, nonché sportiva, da svolgere durante la settimana. Lo so che ci sono bambini che a 4 anni giocano a calcio, a tennis e tirano di scherma ma noi siamo lenti anche in questo (la presenza a singhiozzo del papà e il nostro poco spiccato senso sportivo a mio avviso non aiutano ma questo è un altro capitolo). So anche che ci sono pupetti che alla materna hanno un'agenda più fitta di un manager rampante ma tant'è. 
Detto questo, noi approdiamo ad un corso di ginnastica dal nome molto basico, tipo gioco e spazio o qualcosa del genere. Roba da principianti, insomma. Ma motivo d'orgoglio per noi perché è comunque una prima volta.

- per essere precisi il corso si chiama movimento e gioco: una su due l'avevo azzeccata!

settembre 10, 2012

...batti un colpo!


Questo post è per dire che esistiamo ancora.
Fatichiamo a conciliare i nostri desideri con la quotidianità ma continuiamo a fare del nostro meglio (dopo aver fatto del nostro peggio).
Tentiamo di resettare sempre e di cancellare una giornata storta con una dritta: qualche volta ci riusciamo, qualche volta no.
Dietro al plurale maiestatis c'è la mamma al quadrato. Di fronte ci sono due ometti che alla mia domanda ma la vostra mamma com'è? mi rispondono: sederona! Divertita e anche un po' interdetta, mi tocca allora precisare: intendevo dire, ma è brava o cattiva? Braaava! (E anche stavolta l'ho sfangata).
Due cuccioli di quattro-anni-quattro che iniziano il loro secondo anno di materna. Che gioia essere "mezzani", se ripenso al faticoso inserimento dello scorso anno. Mentre scrivo mi rivedo nascosta dietro ad un cespuglio, mentre spio i miei piccolini imbronciati (un consiglio: non fatelo mai!).
Stamattina uscendo dall'asilo ho incontrato una mamma "nuova" che mi ha detto: che caldo, forse è la temperatura o forse è l'ansia... Ecco, io d'istinto le avrei urlato amica-ti-capisco ci-son-passata-anch'io, invece le ho semplicemente sorriso perché in questo periodo sono molto molto low profile. Ma conto di migliorare.

Foto: Christian e Mattia - 09 settembre 2012 - Pompieropoli

luglio 30, 2012

Di tracce, indizi e vacanze

Ieri ripensavo ai tempi in cui i miei figli esploravano casa in ogni dove (non ricordo esattamente quando ma credo dopo aver iniziato a camminare), spostando, toccando, rovistando, senza risparmiare cassetti e comparti della cucina alla loro portata. 
Hai voglia a sgridarli. E che fatica ascoltare i parenti che dicevano che i loro nipoti no, non l'avevano mai fatto. 
Non ho ritenuto sbagliato svuotare casa degli oggettini che potevano rompersi o diventare un pericolo per loro. E non ho ritenuto sbagliato blindare alcuni cassetti e svuotarne altri per metterli a loro disposizione.
Con chi aveva da ridire, sfoderavo la solita giustificazione: tu avevi uno o due bambini da guardare? tu ci stavi da sola in casa coi bambini o eravate una task force? E chiudevo l'argomento. 
Col tempo gli oggettini sono ricomparsi (mica tutti eh!) e i cassetti sono tornati accessibili. I miei rimangono bambini curiosi da questo punto di vista ma la passione esploratrice è un po' passata. Eppure tutte le volte che trascorrono una giornata a casa della nonna, lasciano tre (dico tre) inconfondibili tracce del loro burrascoso passaggio: il giro della manopola programmi della lavatrice (poco importa se in funzione o meno), la sveglia, che suona di notte, sempre. E la gatta, povera gatta, che rimane chiusa in balcone o in casa, a seconda di come girano la levetta della gattaiola per accedere al terrazzo.

Detto questo, si avvicina agosto e le sospirate ferie lunghe. Anticipo i tempi e butto giù una serie di buoni propositi (lo so che è una cosa che si fa in settembre ma tant'é): 
- meno web, più libri (l'iphone, poi, non aiuta. Aveva ragione chi me lo aveva detto)
- meno carboidrati, più tutto il resto
- al bando le telefonate "finte" e le persone che non mi danno niente (dal punto di vista emotivo chiaramente)
- al bando la voce alta e le sfuriate (che di questi tempi vanno per la maggiore)

Diciamo che voglio mettermi in ascolto. E speriamo di raggiungere la giusta sintonia.

Buone vacanze a chi passa di qua.

luglio 24, 2012

Molto molto off topic

Da sempre le letture illuminanti le faccio nel bagno di casa mia. Stamattina sfogliavo un noto settimanale femminile e apprendevo che Peter Bregman, consulente strategico americano, sostiene che ciascuno di noi dovrebbe compilare un elenco di cose da non fare perché ci renderebbero la vita difficile. 
Tipo? Non frequentare persone che ci turbano, non fissare appuntamenti sapendo che abbiamo altri impegni (e poi ci sentiremmo in colpa), non comprare cose inutili etc.
Cioé, questo tizio in tre righe ha formulato i nodi cruciali dei miei malesseri ricorrenti. Io salverei giusto lo shopping compulsivo perché quello, checché se ne dica, ci fa star meglio. Oddio, basta non dar fondo al conto in banca. 
Per contro lo psichiatra che cura la rubrica dice che questo atteggiamento sarebbe sbagliato perché ignora una regola fondamentale dell'anima: saper ascoltare i disagi (che sì, aggiungerei io, a parole è una gran cosa ma metterla in pratica è un'altra storia).
In altre parole: dovrei cancellare dalla mia rubrica le persone che riescono a ribaltarmi l'umore con un sms? Oppure scandagliare il mio inconscio e capovolgere la mia esistenza per dar un senso e nuova vita al mio disagio? 
E ancora, dovrei ridurre al minimo gli impegni? Oppure all'occorrenza accavallarne un paio, che tanto il senso di colpa durerà una mezzora ma ci avrò guadagnato in emozioni ed esperienza?
La conclusione è che la mattina il cervello è meglio lasciarlo nel limbo e riconnetterlo dopo un paio di caffé. 

luglio 21, 2012

La tigre delle nevi e il tricheco cicciottone

Cos'è quello, mamma?
E' uno stambecco. Ah, no, ehm, un'antilope.
Guarda quelli. Cosa sono, mamma?
Sono pesci piranha. O no? Ah, sì, sì, sono piranha.
Guarda il rinoceronte. E lui cosa mangia?
Eh? Poi lo chiediamo a papà... 
Ecco. Guardate il riccio. Ah, no, questo è l'istrice... 
(E sì che c'erano i cartelli, mi fossi applicata, avrei potuto fare la disinvolta...)
Oggi, gita con mamma e nonna al Museo delle Scienze Naturali. E ne valeva la pena. Diciamo che me n'ero già accorta con le domande a raffica di Mattia ma oggi ne ho avuto la riprova: che come mi muovo mi muovo...ehm lacune? Piuttosto, voragini. 
Io non ho fretta di vederli crescere ma quando inizieranno la scuola sarà la volta buona che mi (ri)farò una cultura...
Ditemi qual è l'animale che vi è piaciuto di più?
Mattia: la tigre delle nevi (la tigre siberiana). No, va be' ma chi se la ricordava?
Christian: il tricheco cicciottone e l'elefante marino. Pure quello: non pervenuto.
Già che siamo in tema di animali e questo blog nasce per ricordarMi cose che diversamente cadrebbero nell'oblio, annoto l'ultimo trend di casa nostra. Io mi rivolgo a mio figlio chiamandolo per nome e lui mi risponde contrariato: non mi devi chiamare così, io sono un criceto (o un cagnolino o un baby giaguaro, a seconda del momento). Solo che tengono il personaggio per una mezz'ora buona e ti rispondono che non possono fare quella o quell'altra cosa perché i criceti o i cagnolini o i baby giaguari (e qui c'è lo zampino di Dora, Diego e compagnia bella) non la fanno. Ecco, niente, parliamone.

luglio 18, 2012

Pillole di vacanze

Come è ormai noto i miei post vacanzieri sono tutto fuorché grondanti di poesia. Primo perché non ho l'animo poetico, secondo perché non vado in posti poetici, terzo perché dopo un po' riesco a sentire la routine anche in vacanza. Nel senso che in ferie ci rimarrei volentieri a vita ma un po' in giro e un po' a casa mia. Diciamo, che ho l'animo inquieto. E ho un marito che (in questo e non solo) è peggio di me.
Comunque, ci siamo presi un anticipo di vacanza: una settimana al mare, in villaggio, pensione completa (prima volta in assoluto).  
Ma io non ho mai visto una casa senza cucina! 
E io non ho mai visto un frigorifero dentro nell'armadio! (minifrigo)
I due hanno faticato a farsene una ragione ma alla fine si sono abituati alla pratica buffet. Noi grandi, siamo rapidamente passati DAL che-gioia-non-dover-pensare-a-niente AL ma-quanto-cacchio-stiamo-mangiando?
Conclusione: l'anno prossimo casa SUL mare ma cuciniamo noi.
Cosa ricordare di questa mini vacanza? La gara in bicicletta nella pineta, il pedalò nel lago, lo spettacolo del mago, le scorpacciate di anguria e dolci, i quattro letti a formare un solo mega lettone, le scivolate in piscina, le nuotate nell'acqua alta, mamma perché i braccioli tengono a galla?, le corse (loro) a perdifiato, l'addio de-fi-ni-ti-vo al pisolino del pomeriggio e (nonostante tutto) un minimo sindacale di relax (questa sarebbe la vera novità di questa vacanza, insieme al fatto che dopo quattro-anni-quattro la mattina mi svegliavo prima io di loro).
Per la prossima tranche di vacanze aspettiamo agosto.
Mamma ci andiamo ancora in quel posto molto lontano, dove c'era la casa senza cucina e si andava sempre a mangiare ai cinesi? Sì, amore mio, ci torneremo ancora. Però come te lo devo dire? I cinesi sono i signori dai quali andiamo a mangiare la pizza vicino a casa nostra. Si dice mangiare al ristorante!

luglio 04, 2012

La caccia al tesoro di Mamma Felice

Con questo post partecipo alla Caccia al Tesoro di Mamma Felice.
I blog nascono per confrontarsi e condividere, ma alla lunga capita che ci si inchiodi al proprio blogroll e ci si precluda la possibilità di conoscere pagine (e persone) nuove. Quindi aderisco con gioia a questa iniziativa che si chiama Presentami un blog.

La mia carta d'identità:
Laura - 36 anni - mamma di Mattia e Christian (gemelli di quattro anni) - moglie di Giacomo (marito itinerante per lavoro) - lavoratrice a tempo pieno e leggermente borderline.
Amo: leggere, mangiare (ahimé), e sentirmi a posto con la coscienza.
Odio: la televisione di sottofondo, chi vive con il paraocchi e chi enfatizza tutto nella vita.
Segni particolari: allungo la CocaCola con l'acqua sennò mi viene il singhiozzo.

Nome del blog e obiettivi:
Mamma al Quadrato, nato nel 2008 quando i miei bambini avevano due mesi. Avevo voglia di raccontare le mie avventure da neomamma e la mia vita non convenzionale. Ho scoperto un meraviglioso mondo di donne e mamme straordinarie.

Un buon motivo per seguirmi: 
Non so cucinare, sono una pessima casalinga, sono una mamma pasticciona [ma animata da buonissime intenzioni] e critico spesso [ironicamente] mio marito. Sotto sotto invidio le mamme a tempo pieno anche se coi miei figli h24 durerei al massimo un mese. Morale? Leggere il mio blog vi farà sentire persone migliori (di me) o semplicemente in buon compagnia!

Due post che vale la pena...oddio, non esageriamo:
Dove mi trovate: 
Ho un profilo Facebook per il blog e uno personale (ma solo per chi si presenta), se volete segnalarmi il vostro potete farlo a questo indirizzo mail: mammaalquadrato@gmail.com

giugno 27, 2012

Di cene, angurie e mamme moleste


Rapido resumé delle ultime settimane. 
Nella classe di Christian hanno organizzato una cena di fine anno con le maestre. Solo che le maestre non sono venute: una non poteva e l'altra era malata. E lì ci sarebbe da dire che son proprio loro quelle che bacchettano di brutto per le assenze alle attività extrascolastiche, poco importa se di sabato mattina o di giorno feriale. Ma vabbe', son quisquilie. 
Cena con le maestre, senza maestre appunto, ma con sorpresa perché la varicella incombe e una mamma sollevando l'orecchio della figlia fa l'infausta diagnosi tra il secondo e l'anguria. Le mamme con l'antisfiga in tasca (quelle che come me, la varicella no, ma questo mese me ne sono già capitate abbastanza) si guardano inorridite. Lì, con un rapido calcolo delle probabilità, mio marito sentenzia: perfetto, tra dieci giorni parto, vedrai che appena ho la valigia in mano la prendono anche loro. Questo perché lui sostiene che tutte le cose di rilievo accadano quando lui non c'è (come dargli torto).
Invece la varicella arriva sei giorni dopo: a Mattia.
Lode lode alla pediatra che dimostra grande pragmatismo chiedendomi prima di ogni cosa: lei deve partire? Sì, ehm, fra tre settimane, anzi stavo per dare la caparra. Aspetti, aspetti a pagare.  Il problema non è lui ma l'altro perché l'incubazione è di circa 15 giorni. Quindi se la prende dal fratello è proprio a ridosso della partenza!
Invece (grande Christian) se l'era già presa, e il giorno dopo è puntinato pure lui. 
Ecco, parliamo dei puntini. Vi hanno detto che l'exploit è nelle prime 48 ore? Pure a me. Tanto è vero che alla fine del secondo giorno, visto che i puntini erano quattro (dico quattro in tutto) mi stavano girando un po' le palle. Soprattutto perché la pediatra, dopo averlo visto, si era così espressa: in effetti, sono un po' titubante, ci aggiorniamo nei prossimi giorni. Il concetto era: ma è varicella o no? Ma non è che poi siamo convinti che l’abbia fatta e invece è un’altra cosa? Ma tutte a me le cose strane? Invece, il terzo e il quarto giorno c'è stata l'esplosione. Varicella senza titubanze insomma.
Cose e persone moleste da segnalare in questi casi:
1) Non ricordarsi se da piccoli avete già dato. Io sì. Mio marito: boh, crede di sì. Ehm, parliamone… 
2) Quelle che ti dicono ma coooome? non gliel'hai fatto fare il vaccino per la varicella? Come se fossi una madre degenere che ha scelto di mettere a repentaglio la vita dei propri figli. (No, voglio dire, la mia pediatra non me ne ha neanche parlato).
3) Mamme che ti propinano tutte le complicazioni del caso (polmonite et similari). Io, che per natura minimizzo e non son solita fare terrorismo psicologico, faccio veramente fatica a comprendere questo atteggiamento.
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E pure se adesso non è più di moda, almeno i primi giorni, tanto talco mentolato per tutti!

giugno 08, 2012

Voglio il premio

Due aerosol. Mamma, lo accendo io. Ma quando finisce? Mamma sono stufo! Due docce. Daiiii, l'acqua è bollentissima! Mi lavo io. No, i capelli no. I denti. Mamma questo dentifricio è cattivo. Devi comprare quello per i piccoli. Aspetta, aspetta, devo bere. Cough, cough, mi viene da tossire. Ti devo dire una cosa: devi fare pianino, guarda, guarda, così! Due gocce di collirio in un occhio. Buaaaaaaaaa, non vedo più nienteeee!
Questo la sera. 
Stamattina nessuno si svegliava. Uscivo trafelata con il mio look peggiore e la coda di cavallo più moscia della mia vita. Ferma allo stop prima dell'asilo, avevo il tempo di pensare ma se mi do malata e mi chiudo in un centro di bellezza? Invece sono andata in ufficio. Ho raccattato il rimmel e un lucidalabbra e mi sono data un'aggiustata. Qualcuno direbbe sei andata a riposarti. Sì, da un certo punto di vista sì, però, parliamone.
Stasera ho cenato al volo e mi sono messa a fare labirinti, disegni, ritagli e quant'altro. Poi ho ricominciato il valzer della sera. E sarà stato quel mamma sono contento che sei tornata o quella meravigliosa R alla francese che fa capolino tra una parola e l'altra (mannaggia ai fonemi difficili), ma sono stata, nonostante tutto, paziente. Stanca ma paziente. E spesso non lo sono. Lo ammetto.
E qui ci sta il discorso di rito che propino a mio marito quando torna da una trasferta. In genere di mattina, quando vorrei fare tutto quello che mi occorre fare, ma devo andare a lavorare. E' un discorso terra a terra, ma di prima mattina è un bel mattone. Questa la sintesi: perché noi due ci facciamo un mazzo mentre c'è gente che ha la vita facile? Qual è il senso? Prima o poi il premio arriva? Ecco, questo è il punto: io voglio il premio.

maggio 26, 2012

Di karma e antisfiga

Volendo credere al karma potremmo dire che me la sono cercata.
Prima ironizzavo su Facebook sulla faccenda dei punti in testa e scrivevo: Tre punti di sutura. Vita spericolata: Christian batte Mattia due a zero. Qui pubblicavo un post, confessando un debole per i camici bianchi.
Cosa può riproporre il fato ad una madre così sciocchina e superficiale?
Una seconda tappa al pronto soccorso, a tre giorni di distanza.
Questa volta però Mattia ha battuto Christian su tutta la linea: quasi tre giorni di ricovero.
La faccenda in sé non era grave, si trattava di un attacco d'asma di probabile origine allergica, ma avendo rimesso i farmaci al momento di lasciare il pronto soccorso, l'hanno dovuto trattenere.
Il mio ometto, inizialmente molto contrariato, ha dimostrato spirito di adattamento e ha trascorso con me queste 36 ore (o quasi) in pediatria. E tra il tempo passato nella sala giochi del reparto, quello a contenere la logorrea post cortisone e quello a gustare i lauti pranzi ospedalieri siamo riusciti a farci dimettere.
Finalmente! Eh, sì, la mamma ha fatto un pressing...
Diciamo che ci siamo venuti incontro, mi ha risposto la dottoressa, che a mio avviso la tirava un po' troppo per le lunghe.
L'occasione ha suggerito due, tre considerazioni, in ordine sparso:
Punto 1. Urge un rimedio antisfiga perché gli ultimi accadimenti hanno avuto un certo peso specifico. Anche se, come dice una mia cara amica, la sfiga vera e propria non esiste. O meglio, dice lei, io alla sfiga non ci credo. Credo alla distrazione e alla disattenzione. E qui mi sto facendo un discreto esame di coscienza.
Punto 2. Chissà perché queste cose succedono sempre quando Giacomo è via o in partenza? Si domanda mia madre. E lì tocca precisare che queste cose succedono sempre quando lui "è via o in partenza" semplicemente perché lui è spesso "via o in partenza". Qui bisognerebbe scomodare la statistica e il calcolo delle probabilità, ma vabbe'.
Punto 3. Non è che per caso: anno bisesto, anno funesto?
Massì, dai, quest'esperienza ci mancava. 
Voto al piccolo paziente: 10 e lode. 
Voto alla mamma: 9 meno meno.
Lo confesso, la mattina dell'ultimo giorno di ricovero, in astinenza da caffeina, da un'ora e mezza nella sala giochi, con l'educatrice in modalità-tata-Lucia, sedevo con lo sguardo vacuo e mi sentivo una lobotomizzata. Confortante scoprire in altri genitori lo stesso smarrimento. 
Chiaramente qui non parlo di situazioni gravi. Massimo rispetto per chi si trova in ospedale per cose veramente serie.

maggio 18, 2012

Volevo fare il medico (ma mi mancano le basi)

Faccio outing. O coming out? Sono una mamma incapace di gestire le emergenze. Tipo: mio figlio mette il piede su una macchinina, scivola, prende in pieno lo spigolo di un bauletto e si fa un taglio sulla testa. La scena non è proprio splatter ma il sangue c'è. Io mi faccio prendere dal panico e comincio a impartire ordini scoordinati a mia madre che è lì con me, solo che non mi vengono le parole. Tipo: prendimi un, un, un, massì dai, un asciugamano! Bisogna mettergli il, il, il... L'acqua ossigenata? mi chiede lei. Ma, no! il disinfettante! (modalità: panico all'ennesima potenza). 
Poi, visto che è caduto due minuti prima che io entrassi in casa, butto lì una frase che subdolamente sottintende che non è stata attenta a sufficienza. Una roba da stronze, lo ammetto (modalità: solo con me sono al sicuro, sì vabbe'). Meno male mia madre non coglie la provocazione. Alla fine, approdiamo al pronto soccorso che la ferita sanguina meno, io mi sono data un contegno, ma soprattutto mio marito ha dato una ridimensionata al dramma (Laura, sto rientrando con la spesa, fammi almeno portar su i sacchetti sennò si scongela tutto!). 
Lì entro in una saletta piena di dottorini, e riesco anche a pensare apperò, perché io che son cresciuta a pane e serie tv ospedaliere, son sensibile al fascino del camice blu. Ormai mi sono rilassata, salvo raddrizzare le antenne quando mi dicono che devono dargli dei punti. Ma non potete mettergli i cerottini? No, sulla testa non glieli possono mettere. Ma fa tanto male? Ma no, gli facciamo l'anestesia locale. Finalmente mi zittisco. E fila tutto liscio (premio coraggio al mio piccolo Christian che si è dimostrato un ometto).
Morale della favola. Tocca lavorare sul fronte "prima reazione agli incidenti di percorso". E meno male che non sono ipocondriaca. Altrimenti, potreimorire!
E voi? Sapete mantenere il controllo?

maggio 13, 2012

Le mamme sgarrupate

Auguri innanzitutto alla mia mamma: un'eroina. E non aggiungo altro. L'avevo descritta QUI ed è uguale ad allora ma con un fardello in più.
Auguri a tutte le mamme, quelle incasinate, un po' sgarrupate, sempre di corsa, con mille idee e tremila cose da fare. Quelle che vorrebbero ma non posso. Quelle un po' pasticcione ma attente a modo loro. Quelle che le coccole e il pisolino li facciamo nel lettone e i giochi in casa sono ovunque perché è bello così. Quelle che si mettono sempre in discussione, si confrontano. Quelle che sclerano, si raccontano, si sentono inadeguate ma poi si assolvono perché non siamo robot. Mamme in divenire, insomma.
Poi ci sono le mamme perfette, quelle nate imparate, che hanno figli perfetti e la soluzione in tasca, sempre. Dicono esistano davvero. Auguri anche a loro, anche se immagino si celebrino da sole tutto l'anno.

maggio 07, 2012

Quattro anni quattro

E poi sono arrivati i quattro anni. E lì ti accorgi che è un compleanno speciale, ma mai come il terzo. Mai come il secondo. E mai come il primo. Questo è il prezzo del tempo che passa. Avete un pupo di un mese in braccio e vorreste che non crescesse mai? Vi capisco, ci sono passata. Ma che ogni età abbia il suo bello, credetemi, è una grande verità.
Abbiamo festeggiato fuori a cena con i nonni e gli zii perché era sabato e perché il papà rientrava tardi dal lavoro. Anche quest'anno niente festa coi compagni d'asilo: invitare 54 bambini (27 per classe) non mi sembrava il caso. Anche se servirebbe per socializzare, per conoscere le mamme, per aiutare i bambini a sentirsi parte del gruppo: anche no. Magari un domani cambierò idea.
Auguri ai miei cuccioli, grandi ma ancora piccini. Che mi danno un sacco di baci: uno normale, uno pernacchia e uno aspirapolvere. Che mi dicono che siamo tutti belli quando vogliono esprimere la loro felicità. Che adorano fare la colazione, mica frettolosa, una cosa lunga, rigorosamente in pigiama e con il tavolo imbandito, tipo hotel. Che mi chiedono i massaggi prima di addormentarsi, tanti così (due mani a fare le dieci dita) un po' sulla schiena, un po' sul collo, un po' sul sederino... (sì, avete capito bene). Che hanno attacchi di stupidera estrema, a volte divertenti, a volte no. Siparietti di comunicazione esclusiva, impenetrabile,  un muro di gomma per qualsivoglia rimprovero. Dicono si chiami "gang gemellare", meno male sono singoli episodi e non la normalità. 
Auguri agli amori della mia vita.
Senza di voi non sarei quella che sono oggi: sicuramente più schizzata ma decisamente migliore di prima.