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aprile 18, 2012

Di motorini e oggetti transizionali

Dopo quasi quattro anni di onorato servizio, anche la Dollina va in pensione. Così, inaspettatamente e senza un perché. E quando i tuoi figli abbandonano anche il loro oggetto transizionale, ti senti a un passo dalla vera svolta: a breve ti chiederanno le chiavi di casa. E il motorino.
D'altronde da tempo la Dollina era agganciata al ciuccio, che abbiamo tolto un mese fa. I due erano diventati una cosa sola: il ciucciodollina. Un tutt'uno, senza congiunzione. Come mammapapà quando c'è da dire una cosa a tutti e due e caccapipì quando scappa l'una e pure l'altra.
Meritava questo post la mitica Dollina, ricevuta in dono alla nascita dalla zia Simona e ribattezzata così dalla nonna,  per via della pecora Dolly. Mio marito ci ha messo due anni a capire che quel nome lì gliel'avevamo dato noi e quando mi ero chiesta e se le perdo? dove vado a trovarne due uguali? Lui se n'era saltato fuori con un echessaràmai? vai su google, digiti dollina e vedi dove le vendono.  Sì, certo.
Poi ho scoperto davvero dove le vendevano ed ero andata a comprarne due di riserva, solo che sono rimaste bianche e cicciotte nell'armadio mentre le original ones come le chiamavo io, si sono ingrigite e ciancicate. Avevano persino un buco nelle orecchie perché usavano infilarci il dito indice nel prendere sonno.

Ma perchè non vuoi più la dollina?  
Mamma, non la luso più. Sono grande.

Risposta ineccepibile. Ma che colpo al cuore. 

marzo 07, 2012

Italia, paese di allenatori

[Segue dai colloqui con le maestre]

Io, nel pieno dello sconforto, mi abbandono a considerazioni ad effetto: dura la vita dei genitori! Eh sì, quando si dice figli piccoli-problemi piccoli, figli grandi-problemi grandi. Tutto vero!
Poi sospiro.
Lui ascolta. Vorrebbe precisare che i nostri figli non hanno ancora quattro anni, invece mi asseconda e la butta sul filosofico: la verità è che son tutti bravi con i figli degli altri, poi con i propri è tutta un'altra cosa...                                           
E lì io rifletto: alzi la mano chi non ha mai giudicato i problemi dei figli altrui. Beh, lo ammetto: io l'ho fatto. Ma così, en passant, qualche volta. Poi mi è venuta in mente la mia mamma, saggia donna, che mi dice pensa ai tuoi figli che nella vita non si sa mai...
E mentre considero il karma divino che ha voluto punirmi per cotanta saccenza, lui mi rifila la similitudine calcistica che tutto sommato ha il suo perché: massì, Laura, è un po' come nel calcio, l'Italia è un paese di allenatori, tutti bravi a dare consigli alle squadre degli altri!
Lode (qualche volta) ai mariti pragmatici, che di introspezione ne abbiamo già fatta abbastanza.

febbraio 26, 2012

Lei, lui e Lantonio

Domani colloquio con le maestre. Su mia richiesta. Del momento rock di Christian ho già parlato. Non ho raccontato invece che nelle stesse settimane le insegnanti mi buttavano lì messaggi fugaci: ultimamente mangia poco, stranamente ha rifiutato una fetta di torta, cerca molto di più suo fratello (che è in un'altra classe), ci sembra più fragile. Ma mica detti tutti insieme: un input alla volta. Che io ci ho impiegato un po' a mettere insieme il puzzle. Poi succede che una mattina quando lo accompagno gli viene il magone, non mi vuole lasciare, mi chiede se lo vado a prendere e io gli rispondo che no, viene la nonna. Così la sua maestra, proprio davanti a lui mi chiede se per caso quel giorno lì non riesco ad uscire prima per andarlo a prendere. Che son cose che si fanno davanti a un bambino, no? Così io le rispondo che sì, uscirò prima ma così facendo non risolverò il problema perché l'indomani (dal momento che io lavoro) tornerà a prenderlo la nonna. Poi lo guardo e gli dico: oggi, viene la mamma, ok? Al che lei mi dice che magari il bambino ha bisogno di passare più tempo con me e io preciso che indubbiamente il bambino è in crisi ma che io la sera quasi neanche cucino (lo faccio fare a mio marito) quindi come varco la soglia di casa mi dedico completamente a loro. Così lei ribadisce che allora il bambino deve solo accettare il fatto che la mamma lavori. E io mi sento di precisare che lavoro da quando loro andavano al nido e che sì, insomma, la cosa credo l'abbiano metabolizzata...
E allora ci penso su, ne parlo col consorte: loro lo vedono strano e probabilmente ipotizzano un cambiamento o un disagio nell'ambito familiare (con la mamma lavoratrice come ciliegina sulla torta). Noi ipotizziamo che qualcosa sia cambiato all'interno della sua classe.
Dal momento che il senso di colpa nella mamma lavoratrice è di serie, mica un optional, ho proposto a mio marito le mie belle teorie psicologiche sulle paturnie di mio figlio. Lui che è un tipo pragmatico me le ha bocciate tutte e ha poi concluso dicendo: vedrai che è successo qualcosa in classe, loro hanno troppi bambini da seguire e non si sono accorte di niente. (Io ho molta più fiducia di lui nel corpo insegnante, ci tengo a precisarlo).
L'indomani quando li accompagno, non contenta, riprendo l'argomento con l'insegnante: così tantopersapere ma Christian ha socializzato nella sua classe? Risposta: eh, in effetti un po' pochino. Avrei voluto controbattere con un cosa aspettavate a dircelo? Ma ho lasciato perdere. Nel frattempo sono passati quindici giorni. La maestra mi ha detto che sta andando meglio, e che lo ha osservato molto. Io ho appreso dell'esistenza di tale Antonio (che loro chiamano Lantonio), una figura quasi mitologica, a tratti un bambino molesto e a tratti er mejo del gruppo. L'istinto dice che in tutta sta storia c'è pure il suo zampino. Comunque, dicevo, domani ho il colloquio. Nel dubbio mi presenterei con un cartello con scritto "LAVORO PER NECESSITA' " tanto per fugare ogni dubbio.

gennaio 13, 2012

Buon anno a me, buon anno a voi

Buon anno a me. Buon anno a voi. Questo è il primo post dell'anno: ritardataria come sempre. E' che una decina di giorni fa ho fatto un piccolo intervento chirurgico (niente di grave eh, roba di routine) e insieme a due settimane di convalescenza, ho vinto anche una dieci giorni di post op blues che non so se esista davvero ma che descriverei come quel bel senso di apatia misto a tristezza, in altre parole quello che ti serve per goderti i tuoi 15 giorni extra di tempo a casa con i tuoi figli. Quel fantastico mood in cui vedi tutto ma proprio tutto, tranne che il positivo che ti circonda. Ma se lo racconto è perché m'è passato. 
Prima consapevolezza: troppi giorni di riposo tutti insieme a me non fanno bene. Nel senso che ho in testa milleuno progetti ma ne realizzo due. Un po' come quando preparavo un esame: se avevo un mese davanti perdevo tempo a oltranza, quando mancavano tre giorni alla data riuscivo a ottimizzare anche il quarto d'ora.
Seconda consapevolezza: spiace dirlo ma mio marito era stato profetico. Ti do una settimana a casa e poi mi dirai che vuoi tornare a lavorare. Ehm, no, non è che mi manchi proprio il lavoro...diciamo i colleghi più simpatici? Questo per dire che spacco le orecchie a tutti (soprattutto a mio marito) dicendo che una mamma che lavora si fa un mazzo tanto e bla bla bla però io ecco a casa mi romperei un po' le scatole. Sì, insomma, anche i bambini hanno la loro bella giornata fuori casa e anche le due ore e mezzo dopo l'uscita dall'asilo a un certo punto diventano una routine. Va be' dai, sono un'eterna insoddisfatta, appena trovo la formula giusta, mi propongo per lavorare a giorni alterni.
Buon 2012 a voi. Buon 2012 a me. Avete bandito anche voi i buoni propositi?

dicembre 30, 2011

Lui e lei (Tomponzi)

Ieri sera:
Carico la lavastoviglie. Non c'è spazio per le due pentole. Le lavi tu? Gli dico. Sì. Ci penso io. Mi risponde lui.
Stamattina ore 8.00:
Le pentole giacciono (ancora sporche) nel lavandino. Tolgo dal piano della cucina un sacchettino vuoto e un brick con cannuccia e li getto nella spazzatura. Apro il frigo per fare il latte ai bambini e noto che i Muller alla frutta non sono più un pezzo unico da sei vasetti (comprati ieri).
Stamattina ore 8.35:
Lui: hai notato che non ho lavato le pentole ieri sera?
Io: sì, l'ho notato. Ho notato anche che hai mangiato un pacchetto di patatine, uno yogurt e qualcos'altro che ora mi sfugge (il succo di frutta).
Lui: Ma cosa sei? Tomponzi?
Per gli uomini i dettagli non esistono. Lasciano tracce ovunque e credono di essersi accasati con investigatrici che frugano nell'immondizia di casa a caccia di indizi.

dicembre 24, 2011

La Vigilia (2) h. 17.00

Lui ha abbandonato il letto. Per il divano. Vabbe', è già qualcosa.
Febbre: non pervenuta
Dolori: si stanno affievolendo
Attività: visione in pigiama dell'ennesimo film natalizio. Che sì lo so che è strano ma lui è un patito dei film su Santa Claus e in questo periodo se li vede tutti.
Va' che forse stiamo guarendo e per il cenone siamo due fiorellini...

La Vigilia h. 14.00

No vabbe' alla Vigilia un uomo in casa moribondo con 37.7 (trentasetteesette!) di febbre mi mancava. Ne sentivo proprio la necessità. Stamattina è uscito dal bagno bofonchiando eh mi sono ammalato, ho 38 di febbre (trentotto!) e si è cacciato sotto il piumone, coperto fino al naso (che in effetti è inusuale). 
Mi casca l'occhio sul termometro: 37.7 (trentasetteesette!). Mi sento di precisare: ma non hai 38, hai 37.7 e lui risponde sì, infatti ti ho detto quasi 38. Ah, ecco. Mi ero persa il quasi. 
Bollettino delle 12.00: pastina coi capelli d'angelo e consapevolezza che un'influenza così non la prendeva da anni. Che botta di fortuna.
Io continuo a sottovalutare il problema perché si sa che gli uomini tendono a metterla giù un po' dura e poi ho due bambini da far pisolare, quattro regali da incartare e la casa da bonificare. Meno male si cena dalla suocera. Tanto poi stasera davanti al tavolo imbandito si scoprirà la verità. Qui siamo tutti buone forchette. Magari avviene il miracolo.

febbraio 19, 2010

Il lavoro del papà

Scusi sa se mi permetto: ma Lei che lavoro fa?
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Gliel'ha chiesto l'Elisabetta, una delle educatrici del nido.
>
IO: E tu cosa le hai detto?
LUI: Gliel'ho spiegato. Te l'ha chiesto anche a te?
IO: No, lo sa che lavoro faccio io.
LUI: Secondo me è perché stanno preparando qualche lavoretto, sai per la Festa del Papà...
IO: Mmm...secondo me è perché si domanda com'è che quando li porti tu, arrivano sempre in ritardo...

febbraio 14, 2010

Di scimmiette e progressi

Ma non lo aggiorni più il blog?
Questo è tuo marito che si capisce gli piace leggere le cose che scrivi e un po' gli mancano, ehehe.
Il periodo non è stato dei migliori. Quando i malanni si susseguono, i ritmi sono serrati e i week end più stancanti di un'intera settimana, il morale non è alle stelle. Poi ti accorgi che anche se la sfiga ti perseguita, le sfighe sono altre, e la giornata di ieri te la sei già dimenticata perché stai vivendo il casino di oggi e alla fine è comunque divertente.
I panterini crescono, a vista d'occhio. Che fanno di nuovo? Ti stringono forte, tipo coala, per farti capire che gli sei mancata. Mangiano da soli e bene, se ne hanno voglia. Finiscono a badilate pasta e risotti che adorano, con la destra e la sinistra e io odio chi li corregge dicendo con questa mano qui (sono la sola?). Adorano lavarsi i denti, anche se in realtà giocano con l'acqua e si mangiano il dentifricio (ma voi come fate?). Parlano tanto ma dicono perlopiù cose incomprensibili a noi umani. Uniche eccezioni: mamma, papà, cacca, nonno, tutto, dai, azii (grazie) Tia (Mattia?) e Ca (Christian?). Sul fronte versi degli animali siamo fermi a AAU (il cane) e AAO (il gatto), più una personalissima interpretazione della scimmietta con tanto di banana in mano. Ah, ecco, dicono anche BAM! quando riescono ad accedere alla camera da letto e da in piedi sul lettone si tuffano all'indietro con il sedere: io perdo dieci anni di vita ogni volta ma questa è un'altra storia.
Alla prossima!

gennaio 13, 2010

Falling in love (astenersi diabetici)

<<
Lei: non sono più innamorata di te.
Lui: ?
Lei: ormai sono innamorata di loro!
>>
(A volte) ti mancano anche quando ci sono. Muori dalla voglia di abbracciarli e di mangiargli le guance. Li pensi anche quando non te ne rendi conto. Senti che sono tuoi e di nessun altro.
I sintomi ci sono tutti. Solo che col tempo non passano. Anzi.
Sono irrecuperabile?

novembre 30, 2009

Certe mattine

Questo post fa da appendice al precedente. E' la prova provata che qui non si raccontano balle: è tutto vero. Dopo l'elogio al padre, idolo della prole, ci si domanda come egli trovi il tempo di cazzeggiare con la videocamera anche di mattina prima di andare al lavoro. Comunque, dato che questo video mi mette allegria, lo pubblico.


novembre 24, 2009

Ricci e capricci


Con lui la mattina si fanno infilare il giubbotto e entusiasti acchiappano il cappello per uscire.
Con lui sorridono e aspettano l'ascensore, ordinati, o quasi.
Con lui escono dal portone e per mano oppure "sciolti" camminano verso la macchina.
Con lui canticchiano sulla musica che gli mette nel tragitto verso l'asilo.
Gli fanno strada verso la classe e battono le mani ché la cuoca ha detto che c'è la frutta per spuntino.
A lui fanno ciao ciao con la manina e non si voltano più perché gli amici li aspettano.
Con me era tutta un'altra storia.
Sarà che con lui è tutto un gioco, sarà che nel frattempo si sono abituati, sarà che con me ogni riccio è un capriccio.
Le due pesti, in alternanza, hanno scoperto il mio punto debole. Il mio sentirmi una sola di fronte alle loro doppie e contemporanee esigenze. E ci marciano su.
La mamma vigliacca delega pertanto con immensa gioia l'incombenza al marito. La mamma chioccia osserva dal balcone i tre uscire e salire in macchina e sorride orgogliosa di questo papà.

ottobre 15, 2009

I colloqui


Per la serie le sfighe non vengono mai da sole: 1) severo attacco di "mammite" acuta (mai vista così) e giusto giusto lunedì iniziamo l'inserimento al nido (sezione part time); 2) gengive che scoppiano, occhi lucidi e cagarella alternata che ci manca solo che mi si ammalino ancora prima di iniziare; 3) convocazione avvenuta: la Primadonna mi propone (laddove il termine proporre è un eufemismo) cambio mansioni (e laddove le mansioni sono anche interessanti ma in questo momento della mia vita c'ho altro per la testa).
Può bastare?
Consigli per un buon inserimento? Ho chiesto all'educatrice Elisabetta durante il colloquio individuale. Essere sé stesse, mi ha risposto. Bene. Chissà se le sarò sembrata ansiosa? Mi ha chiesto di cominciare a raccontarle qualcosa e io son partita da Adamo ed Eva, cioè che io il nido non lo volevo neanche considerare perché ai miei tempi non si usava e la mia nonna Pina ci ha cresciuti in tre.
Mi ha concesso di portare il papà il primo giorno. Così conosceremo questo papà visto che lo ha nominato spesso. Si capisce che nel tortone di cose che le ho detto ci ho infilato quelle tre o quattro volte mio marito. E mai a caso, tra l'altro. Come? Ah! No sa, è che io ho la mania di leggere, informarmi mentre lui è più...ehm spartano, secondo lui una volta si sapevano meno cose e i bambini venivano su lo stesso. Sì, insomma, su alcune cose la pensiamo diversamente. Ma niente di eclatante!
Starmene zitta no, eh?

agosto 24, 2009

Alle sette in punto.


Punto numero uno: i miei figli si svegliano alle ore sette. Per la precisione è sempre lo stesso che si sveglia a quell'ora e in men che non si dica tira dietro l'altro.
Alle sette in punto (o quasi). Cascasse il mondo. Inutili i tentativi di pilotare un riveglio posticipato, tipo mandarli a letto più tardi la sera. No. Non funziona. La loro sveglia suona comunque a quell'ora. Quindi tra il metterli a letto alle nove o sorbirmi due bambini esagitati per la stanchezza fino alle dieci, scelgo la prima. Almeno loro dormono un'ora in più e io ci guadagno in salute (mentale).
Punto numero due: nella mia vita precedente (all'avvento gemellare) andavo a lavorare per le dieci. Il consorte per deformazione professionale vive con un fuso di almeno un'ora indietro al mio per cui lui alle sette è ancora nella fase sonno profondo o quasi mentre io, a distanza di mesi, non ce l'ho fatta a rassegnarmi ad alzarmi a quell'ora lì. ALMENO NON NEL WEEK END.
Punto numero tre: da noi il lettone è bandito. E non per ragioni etiche bensì pratiche. Da noi mettere un pargolo nel nostro letto di prima mattina per guadagnare quel quarto d'ora in più (che in quei momenti lì sembra farti la differenza) significa due volte su tre dare il via a giochi di equilibrio e stupidére varie. Si vede che loro il lettone lo associano a quello. E vabbé.
Stamattina, ore sette: il richiamo. Io, la mamma al quadrato, mi alzo. Totalmente incosciente. Acchiappo il pargolo (il solito), gli do da bere, gli infilo il ciuccio e lo sdraio accanto a me senza grandi speranze. Lui si adagia in mezzo ai cuscini, senza fare una piega, mezzo appiccicato e mezzo no. La brezza mattutina (dopo settimane di afa insopportabile) ci accarezza la pelle. Sono nel dormiveglia e lui pure. Il tempo passa. Il mio piccolino è allungato accanto a me, si gira, mi guarda, mi sorride, mi fa una carezza, piano. Io mi sciolgo perché non è che capita tutti i giorni e gliene chiedo un'altra e poi una terza. Lui mi accontenta: si vede che in fondo pensa che me le merito. E lì mi sento beata, in pace con me stessa. Cosa posso chiedere di più dalla vita? Questo è un paradiso. Poi all'improvviso mi rendo conto che mannaggia la miseria è lunedì mattina e mi devo alzare. Comunque.

agosto 13, 2009

Uomini e donne

Ore 14.30. Una moglie rientra a casa e conversa con il marito.
Lei: "E' venuta mia mamma a cucinare per i bambini?"
Lui: "Sì".
Lei: "Gli avete dato da mangiare insieme?"
Lui: "Sì".
Lei: "E tu? A chi (dei due) hai dato da mangiare?".
Lui: "Ehm, ti dirò, non mi ricordo".
Lei: "Ma come fai a non ricordartelo? Prova a pensarci".
Lui: "Senti Laura, non me lo ricordo".

luglio 20, 2009

Casa dolce casa!



Casa dolce casa! E non aggiungerei altro. Però trovo giusto spendere due parole sulla propria villeggiatura quindi da dove inizio? Dai 38 gradi all'ombra? Dalla casa senza aria condizionata? Dal vicino di sopra che ci ha "bussato" perchè alle sette e mezzo del mattino non mi sono affrettata a fare il latte e i bambini hanno pianto un po'? Da due pargoli "camminanti" in piena fase esplorativa in una casa che non era la mia? Dalla mezz'ora di strada per andare al mare (ma questo lo sapevamo già)? Da Mattia che odia la sabbia e stava in spiaggia seduto su una seggiolina da mare? Dal sistema di riscaldamento (!) che per due volte si è attivato quando ci siamo fatti la doccia? O dal mare forza 7 del viaggio di ritorno?
Di questa stressantissima vacanza 2009 meglio ricordare: Christian che gioca sul bagnasciuga (che lui è meno schizzinoso del fratello); i miei figli che si sono dimostrati molto socievoli per tutto il tour parenti e hanno superato di gran lunga le (mie) aspettative; le serate all'aperto fino a tarda ora (che era da un anno che non si usciva la sera e loro si sono abituati ad addormentarsi sul passeggino, anche se tenerli in giro così non mi piace granché).
Tanto di cappello per quelle mamme che fanno week end a destra e a manca da quando i pargoli hanno pochi mesi. Io mi riposo di più a casa mia!
La verità è che sei partita prevenuta, mi dice il consorte. Sì, sarà. Ma ci avevo visto giusto!

L'anno prossimo tutta un'altra storia. Ahahahahaha!

luglio 06, 2009

Itaca!


Siamo arrivati. Finalmente. Questo viaggio mi è sembrato infinito. Mica per niente. Tragitto Milano-Genova: Mattia soffre il mal d’auto, è ufficiale. Christian per solidarietà gli ha fatto compagnia ma con moderazione. Numero quattro cambi maglietta nell’arco di due ore.

Ci mettiamo in coda per la nave (che confermo essere grande, perlustrabile con passeggino e attrezzata per ospitare bambini di ogni età che in effetti erano numerosissimi). I due si riprendono alla grande, fortunatamente. Adrenalina a mille. Appena entrati in cabina adocchiano il telefono per chiamare la reception e inizia la loro prima litigata in sei metri quadrati.

Arriva il consorte con bagagli al seguito e scopriamo che il nostro frigo portatile ci ha dato forfait, insieme a tutto quanto di fresco c’era dentro. E meno male era nuovo di zecca…

Ce ne andiamo a zonzo per un po’. I bambini sono euforici. A tarda ora ci rendiamo conto che non hanno capito che in quel posto lì ci devono anche dormire: ci applichiamo per trasmettere loro il concetto e in dieci secondi di svista, Christian prende in pieno lo spigolo del comodino. A due cm dall’occhio. Ci precipitiamo in infermeria: mamma in down totale, Christian sorridente appena applicata la medicazione, in braccio al papà che ha sempre i nervi saldi quando serve.

Almeno venti volte ho desiderato dire a mio marito mannaggia a te e a quella volta che ti è venuto in mente di prendere la nave. Almeno dieci volte ho pensato di dire al mio caro consorte mannaggia a te e alla tua Sicilia, che potevano andarcene in Riviera. Almeno cinque o sei volte qualcosa di simile gliel’ho anche detto. Più volte lui si è mangiato la lingua e se ne è stato zitto perché in questi casi è più saggio di me.

Comunque siamo arrivati. C’è caldo, caldo e ancora caldo ma loro si sono ambientati. E questo è l’importante.

Che la vacanza abbia inizio. Con i dovuti scongiuri, s’intende.

giugno 29, 2009

Prima vacanza con i gemelli


Dopo lunga latitanza, un rapido aggiornamento: sabato partiamo per le vacanze (le prime dell'era post bambini). Destinazione: Sicilia. Mezzo di trasporto: nave Genova-Palermo. Durata tragitto: 18 ore. Ecco, quest'ultimo particolare l'ho realizzato (solo) stamattina e mi è venuta un po' di ansia. Ma siccome sul sito della compagnia navale ho letto che sono attrezzati con lettini, scaldabiberon, seggioloni, etc. etc., siccome avremo la nostra bella cabina familiare e siccome mio marito la fa sempre molto facile, mi sono tranquillizzata un po'. Però domani chiamo quelli del call center e gli chiedo se mi fanno salire con il passeggino: non pensino che mi faccia mollare all'ingresso della nave con due bambini che camminano per modo di dire mentre il mio consorte va a parcheggiare. Poi ci sarebbero una serie di baby-pasti da organizzare e un mini-bagaglio (che nel mio caso di mini non avrà niente) da portare a bordo ma anche a quello preferisco non pensare. Almeno fino a giovedì.

Dovessi incontrare quel tipo di signora che ti dice non ti invidio proprio (frase che io detesto) le darei ragione: nemmeno io mi invidio.

In valigia mettiamo il portatile: dovesse capitarci un vicino "generoso" con una wireless non protetta, conto di dare notizie di me...

giugno 19, 2009

Un anno di blog



Varie (ed eventuali). In ordine sparso.
Intanto oggi è il mio compleblog, nel senso che giusto un anno fa scoprivo cosa fosse un blog e decidevo di aprirne uno.
Colgo l'occasione, come si usa dire, per ringraziare quelli che passano di qui abitualmente o per caso, quelli che commentano e non. E anche quelli che non-capisco-la-mania-di-raccontare-i-cavoli-propri-in-un-blog ma intanto il mio lo leggono.

Poi, ieri c'è stata la prima serata fuori sole donne da quando io e la mia amica P. siamo diventate mamme. Ce ne hai messo di tempo, dirà qualcuna. Ebbene sì. E mi sono anche sentita in colpa. Almeno fino a quando sono salita in ascensore (per uscire). Non sto a spiegare il perché ma assocerò per sempre questa piacevole serata a un barboncino bianco di nome Mariuccia.

Il consorte a casa con la prole se l'è cavata bene. Ha dato loro da mangiare. Ha fatto loro il bagnetto veloce nel lavandino. Gli ha messo il pigiamino. Me li ha persino profumati con la baby acqua di colonia, salvo poi metterli a letto con le galline per vedersi in pace la Nazionale...
Com'è andata?
Bene, a parte che hanno faticato ad addormentarsi...
Mmm, gli avrai mica messi a letto prima che iniziasse la partita?
Sì.
Eh, certo: non avevano ancora sonno...
No, no. Erano stanchissimi!

Per finire: Christian fa uno, due, tre, quattro, cinque passi da solo. Per i fatti suoi. Senza che nessuno lo sproni. Poi si siede o gattona un po'. Ma poi li rifà di nuovo.
Quell'altro invece, che fino a ieri sembrava sul punto di camminare, sembra essersene completamente dimenticato.

maggio 16, 2009

Fuori a pranzo

Sembrerà strano ma io i miei bambini al ristorante non ce li avevo ancora portati: ho qualche riserva in merito.
Questa la cronaca della prima volta.
L'amica P. propone un pranzo con pargoli al seguito in un agriturismo del pavese. Otto adulti e quattro bambini. Diciamo che l'organizzazione dell'evento non è che promettesse bene: una previsione meteo funesta a metà settimana che quasi ci convince a rimandare; la presunta varicella di uno dei partecipanti e una coppia che si dilegua, causa numero di chilometri per raggiungere la location.
Il tempo volge al bello e quindi si parte comunque. Decido di far mangiare i bambini a casa con un po' di anticipo, tanto l'appetito c'è. Stiamo per uscire e scopriamo che Christian è letteralmente immerso in un mare di non-dico-cosa. Segue lavaggio e cambio integrale.
Siamo un po' in ritardo ma questa non è una novità. Io sono una puntuale. Mio marito è un ritardatario cronico. Noi due, presi insieme, eravamo una via di mezzo. Adesso, in quattro, siamo diventati un caso patologico. Ormai credo che in fatto di puntualità nessuno si aspetti molto da noi.
Passiamo al viaggio. Diciamo che mio marito ha una guida sportiva già di suo. Diciamo che se cerchi di raggiungere un posto con un navigatore non aggiornato e capiti in un tunnel di deviazioni e lavori in corso magari ti girano un po' le scatole. Diciamo che se i tuoi figli che normalmente in macchina se ne stanno tranquilli si lamentano, ci sarà un motivo. Magari tutto 'sto frenare, curvare, ripartire li sta disturbando.
Ma no, figurati, quando mai hanno sofferto la macchina?
Segue copiosa vomitata di Mattia proprio a mezzo chilometro dall'arrivo.
Ecco, io lì avrei fatto dietrofront in un nanosecondo anche perché avevo con me solo pannolini e salviettine profumate. Ma l'amica P. mi ha fornito T-shirt di salvataggio (grazie!) e quindi a destinazione ci siamo arrivati. Un grazie va anche all'amica M. che ha pranzato gomito a gomito con Mattia, che non è che profumasse proprio di pulito!
Comunque, se ne sono stati per due ore sui loro seggiolini. Hanno pastrugnato quelle dieci o dodici fette di pane e le patate arrosto. Hanno assaggiato il risotto e fissato a lungo il tiramisù con occhi imploranti.
Prova superata, come si dice. E la prossima volta
, direi che si mangia direttamente lì.