giugno 27, 2012

Di cene, angurie e mamme moleste


Rapido resumé delle ultime settimane. 
Nella classe di Christian hanno organizzato una cena di fine anno con le maestre. Solo che le maestre non sono venute: una non poteva e l'altra era malata. E lì ci sarebbe da dire che son proprio loro quelle che bacchettano di brutto per le assenze alle attività extrascolastiche, poco importa se di sabato mattina o di giorno feriale. Ma vabbe', son quisquilie. 
Cena con le maestre, senza maestre appunto, ma con sorpresa perché la varicella incombe e una mamma sollevando l'orecchio della figlia fa l'infausta diagnosi tra il secondo e l'anguria. Le mamme con l'antisfiga in tasca (quelle che come me, la varicella no, ma questo mese me ne sono già capitate abbastanza) si guardano inorridite. Lì, con un rapido calcolo delle probabilità, mio marito sentenzia: perfetto, tra dieci giorni parto, vedrai che appena ho la valigia in mano la prendono anche loro. Questo perché lui sostiene che tutte le cose di rilievo accadano quando lui non c'è (come dargli torto).
Invece la varicella arriva sei giorni dopo: a Mattia.
Lode lode alla pediatra che dimostra grande pragmatismo chiedendomi prima di ogni cosa: lei deve partire? Sì, ehm, fra tre settimane, anzi stavo per dare la caparra. Aspetti, aspetti a pagare.  Il problema non è lui ma l'altro perché l'incubazione è di circa 15 giorni. Quindi se la prende dal fratello è proprio a ridosso della partenza!
Invece (grande Christian) se l'era già presa, e il giorno dopo è puntinato pure lui. 
Ecco, parliamo dei puntini. Vi hanno detto che l'exploit è nelle prime 48 ore? Pure a me. Tanto è vero che alla fine del secondo giorno, visto che i puntini erano quattro (dico quattro in tutto) mi stavano girando un po' le palle. Soprattutto perché la pediatra, dopo averlo visto, si era così espressa: in effetti, sono un po' titubante, ci aggiorniamo nei prossimi giorni. Il concetto era: ma è varicella o no? Ma non è che poi siamo convinti che l’abbia fatta e invece è un’altra cosa? Ma tutte a me le cose strane? Invece, il terzo e il quarto giorno c'è stata l'esplosione. Varicella senza titubanze insomma.
Cose e persone moleste da segnalare in questi casi:
1) Non ricordarsi se da piccoli avete già dato. Io sì. Mio marito: boh, crede di sì. Ehm, parliamone… 
2) Quelle che ti dicono ma coooome? non gliel'hai fatto fare il vaccino per la varicella? Come se fossi una madre degenere che ha scelto di mettere a repentaglio la vita dei propri figli. (No, voglio dire, la mia pediatra non me ne ha neanche parlato).
3) Mamme che ti propinano tutte le complicazioni del caso (polmonite et similari). Io, che per natura minimizzo e non son solita fare terrorismo psicologico, faccio veramente fatica a comprendere questo atteggiamento.
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E pure se adesso non è più di moda, almeno i primi giorni, tanto talco mentolato per tutti!

giugno 08, 2012

Voglio il premio

Due aerosol. Mamma, lo accendo io. Ma quando finisce? Mamma sono stufo! Due docce. Daiiii, l'acqua è bollentissima! Mi lavo io. No, i capelli no. I denti. Mamma questo dentifricio è cattivo. Devi comprare quello per i piccoli. Aspetta, aspetta, devo bere. Cough, cough, mi viene da tossire. Ti devo dire una cosa: devi fare pianino, guarda, guarda, così! Due gocce di collirio in un occhio. Buaaaaaaaaa, non vedo più nienteeee!
Questo la sera. 
Stamattina nessuno si svegliava. Uscivo trafelata con il mio look peggiore e la coda di cavallo più moscia della mia vita. Ferma allo stop prima dell'asilo, avevo il tempo di pensare ma se mi do malata e mi chiudo in un centro di bellezza? Invece sono andata in ufficio. Ho raccattato il rimmel e un lucidalabbra e mi sono data un'aggiustata. Qualcuno direbbe sei andata a riposarti. Sì, da un certo punto di vista sì, però, parliamone.
Stasera ho cenato al volo e mi sono messa a fare labirinti, disegni, ritagli e quant'altro. Poi ho ricominciato il valzer della sera. E sarà stato quel mamma sono contento che sei tornata o quella meravigliosa R alla francese che fa capolino tra una parola e l'altra (mannaggia ai fonemi difficili), ma sono stata, nonostante tutto, paziente. Stanca ma paziente. E spesso non lo sono. Lo ammetto.
E qui ci sta il discorso di rito che propino a mio marito quando torna da una trasferta. In genere di mattina, quando vorrei fare tutto quello che mi occorre fare, ma devo andare a lavorare. E' un discorso terra a terra, ma di prima mattina è un bel mattone. Questa la sintesi: perché noi due ci facciamo un mazzo mentre c'è gente che ha la vita facile? Qual è il senso? Prima o poi il premio arriva? Ecco, questo è il punto: io voglio il premio.

maggio 26, 2012

Di karma e antisfiga

Volendo credere al karma potremmo dire che me la sono cercata.
Prima ironizzavo su Facebook sulla faccenda dei punti in testa e scrivevo: Tre punti di sutura. Vita spericolata: Christian batte Mattia due a zero. Qui pubblicavo un post, confessando un debole per i camici bianchi.
Cosa può riproporre il fato ad una madre così sciocchina e superficiale?
Una seconda tappa al pronto soccorso, a tre giorni di distanza.
Questa volta però Mattia ha battuto Christian su tutta la linea: quasi tre giorni di ricovero.
La faccenda in sé non era grave, si trattava di un attacco d'asma di probabile origine allergica, ma avendo rimesso i farmaci al momento di lasciare il pronto soccorso, l'hanno dovuto trattenere.
Il mio ometto, inizialmente molto contrariato, ha dimostrato spirito di adattamento e ha trascorso con me queste 36 ore (o quasi) in pediatria. E tra il tempo passato nella sala giochi del reparto, quello a contenere la logorrea post cortisone e quello a gustare i lauti pranzi ospedalieri siamo riusciti a farci dimettere.
Finalmente! Eh, sì, la mamma ha fatto un pressing...
Diciamo che ci siamo venuti incontro, mi ha risposto la dottoressa, che a mio avviso la tirava un po' troppo per le lunghe.
L'occasione ha suggerito due, tre considerazioni, in ordine sparso:
Punto 1. Urge un rimedio antisfiga perché gli ultimi accadimenti hanno avuto un certo peso specifico. Anche se, come dice una mia cara amica, la sfiga vera e propria non esiste. O meglio, dice lei, io alla sfiga non ci credo. Credo alla distrazione e alla disattenzione. E qui mi sto facendo un discreto esame di coscienza.
Punto 2. Chissà perché queste cose succedono sempre quando Giacomo è via o in partenza? Si domanda mia madre. E lì tocca precisare che queste cose succedono sempre quando lui "è via o in partenza" semplicemente perché lui è spesso "via o in partenza". Qui bisognerebbe scomodare la statistica e il calcolo delle probabilità, ma vabbe'.
Punto 3. Non è che per caso: anno bisesto, anno funesto?
Massì, dai, quest'esperienza ci mancava. 
Voto al piccolo paziente: 10 e lode. 
Voto alla mamma: 9 meno meno.
Lo confesso, la mattina dell'ultimo giorno di ricovero, in astinenza da caffeina, da un'ora e mezza nella sala giochi, con l'educatrice in modalità-tata-Lucia, sedevo con lo sguardo vacuo e mi sentivo una lobotomizzata. Confortante scoprire in altri genitori lo stesso smarrimento. 
Chiaramente qui non parlo di situazioni gravi. Massimo rispetto per chi si trova in ospedale per cose veramente serie.

maggio 18, 2012

Volevo fare il medico (ma mi mancano le basi)

Faccio outing. O coming out? Sono una mamma incapace di gestire le emergenze. Tipo: mio figlio mette il piede su una macchinina, scivola, prende in pieno lo spigolo di un bauletto e si fa un taglio sulla testa. La scena non è proprio splatter ma il sangue c'è. Io mi faccio prendere dal panico e comincio a impartire ordini scoordinati a mia madre che è lì con me, solo che non mi vengono le parole. Tipo: prendimi un, un, un, massì dai, un asciugamano! Bisogna mettergli il, il, il... L'acqua ossigenata? mi chiede lei. Ma, no! il disinfettante! (modalità: panico all'ennesima potenza). 
Poi, visto che è caduto due minuti prima che io entrassi in casa, butto lì una frase che subdolamente sottintende che non è stata attenta a sufficienza. Una roba da stronze, lo ammetto (modalità: solo con me sono al sicuro, sì vabbe'). Meno male mia madre non coglie la provocazione. Alla fine, approdiamo al pronto soccorso che la ferita sanguina meno, io mi sono data un contegno, ma soprattutto mio marito ha dato una ridimensionata al dramma (Laura, sto rientrando con la spesa, fammi almeno portar su i sacchetti sennò si scongela tutto!). 
Lì entro in una saletta piena di dottorini, e riesco anche a pensare apperò, perché io che son cresciuta a pane e serie tv ospedaliere, son sensibile al fascino del camice blu. Ormai mi sono rilassata, salvo raddrizzare le antenne quando mi dicono che devono dargli dei punti. Ma non potete mettergli i cerottini? No, sulla testa non glieli possono mettere. Ma fa tanto male? Ma no, gli facciamo l'anestesia locale. Finalmente mi zittisco. E fila tutto liscio (premio coraggio al mio piccolo Christian che si è dimostrato un ometto).
Morale della favola. Tocca lavorare sul fronte "prima reazione agli incidenti di percorso". E meno male che non sono ipocondriaca. Altrimenti, potreimorire!
E voi? Sapete mantenere il controllo?

maggio 13, 2012

Le mamme sgarrupate

Auguri innanzitutto alla mia mamma: un'eroina. E non aggiungo altro. L'avevo descritta QUI ed è uguale ad allora ma con un fardello in più.
Auguri a tutte le mamme, quelle incasinate, un po' sgarrupate, sempre di corsa, con mille idee e tremila cose da fare. Quelle che vorrebbero ma non posso. Quelle un po' pasticcione ma attente a modo loro. Quelle che le coccole e il pisolino li facciamo nel lettone e i giochi in casa sono ovunque perché è bello così. Quelle che si mettono sempre in discussione, si confrontano. Quelle che sclerano, si raccontano, si sentono inadeguate ma poi si assolvono perché non siamo robot. Mamme in divenire, insomma.
Poi ci sono le mamme perfette, quelle nate imparate, che hanno figli perfetti e la soluzione in tasca, sempre. Dicono esistano davvero. Auguri anche a loro, anche se immagino si celebrino da sole tutto l'anno.

maggio 07, 2012

Quattro anni quattro

E poi sono arrivati i quattro anni. E lì ti accorgi che è un compleanno speciale, ma mai come il terzo. Mai come il secondo. E mai come il primo. Questo è il prezzo del tempo che passa. Avete un pupo di un mese in braccio e vorreste che non crescesse mai? Vi capisco, ci sono passata. Ma che ogni età abbia il suo bello, credetemi, è una grande verità.
Abbiamo festeggiato fuori a cena con i nonni e gli zii perché era sabato e perché il papà rientrava tardi dal lavoro. Anche quest'anno niente festa coi compagni d'asilo: invitare 54 bambini (27 per classe) non mi sembrava il caso. Anche se servirebbe per socializzare, per conoscere le mamme, per aiutare i bambini a sentirsi parte del gruppo: anche no. Magari un domani cambierò idea.
Auguri ai miei cuccioli, grandi ma ancora piccini. Che mi danno un sacco di baci: uno normale, uno pernacchia e uno aspirapolvere. Che mi dicono che siamo tutti belli quando vogliono esprimere la loro felicità. Che adorano fare la colazione, mica frettolosa, una cosa lunga, rigorosamente in pigiama e con il tavolo imbandito, tipo hotel. Che mi chiedono i massaggi prima di addormentarsi, tanti così (due mani a fare le dieci dita) un po' sulla schiena, un po' sul collo, un po' sul sederino... (sì, avete capito bene). Che hanno attacchi di stupidera estrema, a volte divertenti, a volte no. Siparietti di comunicazione esclusiva, impenetrabile,  un muro di gomma per qualsivoglia rimprovero. Dicono si chiami "gang gemellare", meno male sono singoli episodi e non la normalità. 
Auguri agli amori della mia vita.
Senza di voi non sarei quella che sono oggi: sicuramente più schizzata ma decisamente migliore di prima.

aprile 30, 2012

I letti e le girelle alla cannella

Parliamo di letti. Del fatto che (finalmente) alla soglia dei quattro anni, ci siamo decisi a fare il cambio dei lettini.
Per ragioni di spazio (e non solo) abbiamo scelto un modello Ikea.
Lui si sveglia una mattina e mi dice: cosa dici se li andiamo a comprare oggi? Massì dai, gli rispondo io, visto che l'idea è di dodici/tredici mesi fa! Quest'ultima cosa la penso soltanto e intanto ragiono sull'unico modo per portare mio marito all'Ikea, ossia garantirgli di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Che precisamente vuol dire:
1) andare all'Ikea, senza entrarci veramente. Uguale: arrivare lì con codice del prodotto e andare diretti agli scaffali, evitando il tour degli ambienti.
2) assicurargli l'acquisto di quei prodotti svedesi di cui io farei anche a meno tipo la bibita gassata alla pera, le focaccine al succo di bietola e le girelle alla cannella. No vabbe' quelle le salvo.
Tornando ai letti: missione compiuta. Loro sono contenti. Io pure. L'unico un po' scettico è Mattia che ultimamente quando il papà non c'era ha dormito direttamente con me nel lettone. E ci ha preso gusto.
Madre Degenere, direbbe la tatona Lucia.
Infatti.
Diciamo che non lo farò più.
Forse.

aprile 18, 2012

Di motorini e oggetti transizionali

Dopo quasi quattro anni di onorato servizio, anche la Dollina va in pensione. Così, inaspettatamente e senza un perché. E quando i tuoi figli abbandonano anche il loro oggetto transizionale, ti senti a un passo dalla vera svolta: a breve ti chiederanno le chiavi di casa. E il motorino.
D'altronde da tempo la Dollina era agganciata al ciuccio, che abbiamo tolto un mese fa. I due erano diventati una cosa sola: il ciucciodollina. Un tutt'uno, senza congiunzione. Come mammapapà quando c'è da dire una cosa a tutti e due e caccapipì quando scappa l'una e pure l'altra.
Meritava questo post la mitica Dollina, ricevuta in dono alla nascita dalla zia Simona e ribattezzata così dalla nonna,  per via della pecora Dolly. Mio marito ci ha messo due anni a capire che quel nome lì gliel'avevamo dato noi e quando mi ero chiesta e se le perdo? dove vado a trovarne due uguali? Lui se n'era saltato fuori con un echessaràmai? vai su google, digiti dollina e vedi dove le vendono.  Sì, certo.
Poi ho scoperto davvero dove le vendevano ed ero andata a comprarne due di riserva, solo che sono rimaste bianche e cicciotte nell'armadio mentre le original ones come le chiamavo io, si sono ingrigite e ciancicate. Avevano persino un buco nelle orecchie perché usavano infilarci il dito indice nel prendere sonno.

Ma perchè non vuoi più la dollina?  
Mamma, non la luso più. Sono grande.

Risposta ineccepibile. Ma che colpo al cuore. 

aprile 04, 2012

Se son violette...

Avete presente i contrassegni che ti danno all'asilo? Quelli per cui tuo figlio è una fragola, una tartaruga o un stella cometa e lo sarà dal primo all'ultimo anno? 
Così tu gli attacchi la fragola, la tartaruga o la stella cometa in ogni dove e siccome è una cosa carina e rassicurante, lui sarà contento di ritrovarli in qualsiasi attività faccia lì?
Noi abbiamo ricevuto in sorte la pecorella per Mattia e un fiore viola (una violetta) per Christian.
Questo vuol dire che come Mattia con la sua pecorella, Christian ha la sua bella violetta all'ingresso, in bagno, sull'album dei disegni, una violetta sul portascarpe e così via, all'infinito.
Così per sette-mesi-sette, ogni  inizio settimana, io attaccavo con la solfa: dov'è l'appendino con la violetta? Eccolo. Mettici il tuo asciugamanino! 
E poi nell'antibagno: dov'è il simbolo della violetta? Eccolo. Mettici il tuo sacchetto con il libro della biblioteca! 
E via dicendo, fino ad arrivare al saluto.
Poi un lunedì mattina accade che mio figlio mi guarda e mi dice titubante:  sai, la mia maestra mi ha detto che si chiama ciclamino! 
Io, folgorata, ammetto: mi sa che la tua maestra ha ragione.

Madre lavoratrice, latitante in cucina e senza rudimento alcuno di fiori e giardinaggio. Questa sono io. 
Io lo so da un pezzo
Adesso lo sanno anche le maestre.

Buona Pasqua a chi passa di qua.

marzo 24, 2012

Qui si cresce, che fatica

Mattia che lava la macchina della mamma
L'avevano detto anche a voi vedrai che quando crescono è tutto più semplice? Forse scherzavano.
Sarà che a me i primi tempi mi son piaciuti così tanto che non capisco quelle che si sentono annaspare già in quella fase lì. No perché se ti manca la tua vita quando tuo figlio ha due mesi (che, sì vabbé, mangia un numero di volte random durante la giornata ma altro non fa), quando parlerà, pretenderà, sindacherà e risucchierà tutta ma proprio tutta la tua energia che cacchio farai?
Che poi forse un figlio di quasi quattro anni non ti risucchia granché. Cioé, non lo so. Ma due sì. Non che prima fosse una passeggiata ma ultimamente, come dire...sticavoli. Qui si cresce e l'impegno sembra decisamente maggiore. Io affogo lo sconforto acquistando libri sul tema* (che se c'è una cosa che non riesco a leggere sono proprio i saggi, eppure li compro lo stesso) e riducendo il tempo di connessione alla rete (che se c'è una cosa che mi fa sentire brava è stare meno su internet, per la serie dipendenza no ma quasi). Quindi se mi tracciate online: o sono al lavoro (in pausa ;-o) o sono le 20e30 di un sabato diciamo impegnativo e siccome loro sono crollati io, quasi commossa, mi concedo il lusso di scrivere sul blog.

*Questi gli ultimi libri sul tema: "La rabbia delle mamme" di Alba Marcoli (il titolo mi sembrava azzeccato) e "Il segreto dei bambini felici" di Steve Biddulph (comprato per Christian e per la sua crisi di crescita). Della Marcoli poi ho quasi l'intera bibliografia: altri acquisti compulsivi del giugno scorso in previsione dell'inserimento alla materna in quanto autrice suggerita dalle maestre.
I manuali "delle Tate" ce li ho tutti, comprati in tempi non sospetti e pure quelli mai letti. Ho perfino una "Bibbia del Genitore" che non so se rendo. E come farsi mancare "I no che aiutano a crescere" e "Le mamme non sbagliano mai"? Che solo a leggere il titolo ti senti meglio.
Prime pagine a parte, di tutti questi libri non ne ho letto neanche uno ma conto entro una decina d'anni di diventare un'esperta.

marzo 19, 2012

Tecniche politicamente scorrette per togliere il ciuccio

E alla veneranda età di 3 anni e 10 mesi abbiamo buttato via il ciuccio che usavamo quasi esclusivamente la sera. Non è che lo abbiamo proprio buttato, l'abbiamo spedito (per finta) alla bimba che avevamo visto in questa occasione qui e che è l'unica bimba così piccola che loro abbiano mai visto da vicino vicino. Questo la dice lunga sul grado di socialità della nostra e della loro vita ma vabbe', su questo bisognerebbe aprire un capitolo a parte.
Per convincerli a cedere il prezioso oggetto consolatorio siamo ricorsi al più becero degli stratagemmi: voi il ciuccio lo dovreste regalare alla bimba di cui sopra perché siete diventati grandi, se lo fate da stasera stessa papà torna con un megaregalone che neanche vi immaginate. Siete d'accordo? E qui avremo fatto venire l'orticaria a tutte le Tate del mondo ma fa niente, noi siamo gente scriteriata e dedita al consumismo.
Naturalmente prima di sottrarre i due ciucci per sempre ci siamo assicurati che avessero ben capito che una volta spediti non sarebbero più tornati indietro. Che un ripensamento durante la notte non è cosa buona, si sa.
Comunque, a parte chiederli un paio di volte la sera stessa, non li hanno più cercati.
Troppo facile per essere vero. Il consorte dice che ci saranno ricadute. Io credo di no, anzi, avremmo potuto farlo anche prima.
Un tentativo in realtà l'avevamo fatto prima di Natale, dicendo loro che a causa del ciuccio gli sarebbero venuti i denti in fuori e per essere più precisi gli mostrammo questa immagine. Se siete tentati di chiamare il telefono azzurro, sappiate che agivamo per amore, l'originalità è il nostro punto forza. E comunque, a parte lo choc e il rifiuto iniziale, loro continuavano a cercarlo e noi abbiamo ceduto subito. Questo per dire che la determinazione dei genitori fa tanto quanto la volontà dei bimbi di togliere una cattiva abitudine. Diciamo poi che la determinazione dei genitori talvolta è incentivata dai consigli di uno, magari anche due, specialisti in logopedia ma qui si aprirebbe un secondo capitolo, ne parlerò a tempo debito.

marzo 07, 2012

Italia, paese di allenatori

[Segue dai colloqui con le maestre]

Io, nel pieno dello sconforto, mi abbandono a considerazioni ad effetto: dura la vita dei genitori! Eh sì, quando si dice figli piccoli-problemi piccoli, figli grandi-problemi grandi. Tutto vero!
Poi sospiro.
Lui ascolta. Vorrebbe precisare che i nostri figli non hanno ancora quattro anni, invece mi asseconda e la butta sul filosofico: la verità è che son tutti bravi con i figli degli altri, poi con i propri è tutta un'altra cosa...                                           
E lì io rifletto: alzi la mano chi non ha mai giudicato i problemi dei figli altrui. Beh, lo ammetto: io l'ho fatto. Ma così, en passant, qualche volta. Poi mi è venuta in mente la mia mamma, saggia donna, che mi dice pensa ai tuoi figli che nella vita non si sa mai...
E mentre considero il karma divino che ha voluto punirmi per cotanta saccenza, lui mi rifila la similitudine calcistica che tutto sommato ha il suo perché: massì, Laura, è un po' come nel calcio, l'Italia è un paese di allenatori, tutti bravi a dare consigli alle squadre degli altri!
Lode (qualche volta) ai mariti pragmatici, che di introspezione ne abbiamo già fatta abbastanza.

marzo 01, 2012

1 (una) mamma e 2 (due) bambini

Colloquio n. 1 - con le maestre di Christian

Ci domandavamo se ci fosse stato qualche cambiamento nell'ambito familiare nell'ultimo mese?
L'esordio non è stato dei migliori. Ma tant'è, mi sono raccontata, anche se di veri cambiamenti non ce ne sono stati. Tu che lavoro fai? E il papà? Ma quando i bambini sono con i nonni stanno a casa vostra o a casa loro? E l'esperienza del nido com'è stata? 
Direi molto positiva. Lì però le domande c'erano state in fase di inserimento e in modalità conoscitiva  mica cinque mesi dopo a mo' di inquisizione (questo l'ho solo pensato, naturalmente).
Ho raccontato anche di quando il nido stava per finire e io ero molto in ansia per la novità della materna. Ero preoccupata soprattutto per Mattia, per il suo carattere, per il suo essere mammone e per le sue timidezze. L'educatrice che li aveva inseriti mi disse che a suo avviso sarebbe stato Christian, apparentemente il più indipendente, a subire il contraccolpo della separazione dal fratello. Ecco, ci aveva visto giusto: Mattia ha trovato la sua dimensione, i suoi compagni ed è ben inserito. Christian no. Tanto è vero che quando si ritrovano in salone per il gioco libero, lui si aggrega al fratello e ai suoi compagni. Perché nella sua classe non ha socializzato granché.
Certo, si è parlato anche del mio lavoro. Ma siccome non faccio l'astronauta ma ho un normale impiego da ufficio e siccome i sensi di colpa ce li ho da sola, senza che nessuno compartecipi alla causa, quell'argomento si è chiuso lì. 
La sintesi è che Christian è un bambino mite (non timido, che voi magari sapete qual è la differenza, io l'ho appresa ieri) e il suo momento rock è stato una ricerca di attenzione. Meglio che il suo disagio l'abbia buttato fuori piuttosto che interiorizzato. 
Poi c'è stato il topic Lantonio: che non è un leader maximo ma un bambino dispettoso che l'ha preso un po' di mira. Ho saputo (solo durante il colloquio) che il bambino (il mio) un paio di volte è sparito dalla classe, una volta è scappato dal fratello e un'altra si è nascosto sotto una brandina della sala nanna (io questa cosa della brandina l'ho trovata inquietante, solo che nel flusso della conversazione non le ho dato il giusto peso. Ci  ritornerò su). 
Devono anche averlo elogiato per qualche cosa il mio piccolino ma non me ne sono accorta.
Comunque stai serena, niente per cui allarmarsi. I bambini problematici sono ben altri.
Meno male.

Colloquio n. 2 - con le maestre di Mattia

Mattia è un bambino sereno, dolce, molto intelligente, educato e curioso. Molto ben inserito. Sì, è vero, ha qualche problema con qualche consonante ma niente di cui preoccuparsi, aspettiamo l'estate e vediamo se si risolve da sé. Ci sono un paio di libri carini per fare qualche esercizio insieme. Ma sotto forma di gioco mi raccomando!
Comunque, senti, facciamo tanti complimenti ai genitori, avete fatto proprio un buon lavoro!

Meno male che di figli ne ho due.
E di colloqui ne ho fatti due.
Perché dal primo ne sono uscita a pezzi.

febbraio 26, 2012

Lei, lui e Lantonio

Domani colloquio con le maestre. Su mia richiesta. Del momento rock di Christian ho già parlato. Non ho raccontato invece che nelle stesse settimane le insegnanti mi buttavano lì messaggi fugaci: ultimamente mangia poco, stranamente ha rifiutato una fetta di torta, cerca molto di più suo fratello (che è in un'altra classe), ci sembra più fragile. Ma mica detti tutti insieme: un input alla volta. Che io ci ho impiegato un po' a mettere insieme il puzzle. Poi succede che una mattina quando lo accompagno gli viene il magone, non mi vuole lasciare, mi chiede se lo vado a prendere e io gli rispondo che no, viene la nonna. Così la sua maestra, proprio davanti a lui mi chiede se per caso quel giorno lì non riesco ad uscire prima per andarlo a prendere. Che son cose che si fanno davanti a un bambino, no? Così io le rispondo che sì, uscirò prima ma così facendo non risolverò il problema perché l'indomani (dal momento che io lavoro) tornerà a prenderlo la nonna. Poi lo guardo e gli dico: oggi, viene la mamma, ok? Al che lei mi dice che magari il bambino ha bisogno di passare più tempo con me e io preciso che indubbiamente il bambino è in crisi ma che io la sera quasi neanche cucino (lo faccio fare a mio marito) quindi come varco la soglia di casa mi dedico completamente a loro. Così lei ribadisce che allora il bambino deve solo accettare il fatto che la mamma lavori. E io mi sento di precisare che lavoro da quando loro andavano al nido e che sì, insomma, la cosa credo l'abbiano metabolizzata...
E allora ci penso su, ne parlo col consorte: loro lo vedono strano e probabilmente ipotizzano un cambiamento o un disagio nell'ambito familiare (con la mamma lavoratrice come ciliegina sulla torta). Noi ipotizziamo che qualcosa sia cambiato all'interno della sua classe.
Dal momento che il senso di colpa nella mamma lavoratrice è di serie, mica un optional, ho proposto a mio marito le mie belle teorie psicologiche sulle paturnie di mio figlio. Lui che è un tipo pragmatico me le ha bocciate tutte e ha poi concluso dicendo: vedrai che è successo qualcosa in classe, loro hanno troppi bambini da seguire e non si sono accorte di niente. (Io ho molta più fiducia di lui nel corpo insegnante, ci tengo a precisarlo).
L'indomani quando li accompagno, non contenta, riprendo l'argomento con l'insegnante: così tantopersapere ma Christian ha socializzato nella sua classe? Risposta: eh, in effetti un po' pochino. Avrei voluto controbattere con un cosa aspettavate a dircelo? Ma ho lasciato perdere. Nel frattempo sono passati quindici giorni. La maestra mi ha detto che sta andando meglio, e che lo ha osservato molto. Io ho appreso dell'esistenza di tale Antonio (che loro chiamano Lantonio), una figura quasi mitologica, a tratti un bambino molesto e a tratti er mejo del gruppo. L'istinto dice che in tutta sta storia c'è pure il suo zampino. Comunque, dicevo, domani ho il colloquio. Nel dubbio mi presenterei con un cartello con scritto "LAVORO PER NECESSITA' " tanto per fugare ogni dubbio.

febbraio 19, 2012

Di orologi biologici e sveglie rotte

Al collega con la fidanzata che fa pressing per mettere in cantiere un bebè sono solita raccontare che a me l'orologio biologico è scattato a 29 anni quando sono diventata zia e per la prima volta nella mia vita ho avuto occasione di tenere in braccio un neonato, percepirne il calore, annusarne il profumo, eccetera eccetera.
In quel periodo vedevo bambini ovunque e andavo dichiarando che un figlio l'avrei fatto anche in quel momento lì ma non c'erano i presupposti economici. Poi mio nipote cresceva, io intraprendevo un percorso nuovo e l'orologio biologico si è assopito. Diciamo pure che così come era scattato, è svanito. (Leggi: collega, tieni duro, magari le passa).
A 32 anni divento comunque mamma perché nei nostri progetti c'era una famiglia, possibilmente numerosa. Ci arrivano due gemelli quindi anche su quel fronte siamo stati esauditi. Anche lì, nonostante il doppio arrivo andavo blaterando che io un terzo figlio lo avrei fatto tranquillamente e in effetti proprio di recente mi son sentita dire che i primi mesi dopo la nascita dei miei bambini trasmettevo una profonda serenità. Lo sguardo liquido alla vista delle pance altrui poi non ve lo sto a raccontare.
Questa era la premessa.
Il fatto è che ieri, a una cena tra parenti alla lontana, avevo al mio fianco una bimba di sette mesi (bella come il sole) in braccio alla sua nonna e stamattina riflettevo che a parte buttar lì una frase scontata tipo ma è una bambolina!, proprio uno splendore! non me la sono filata per niente (la bambina, non la nonna eh!). Non le ho preso la manina, non ho chiesto di tenerla un secondo in braccio e non perché mi sono imposta di non farlo (che di norma sarebbe cosa buona e giusta) ma perché non ci ho proprio pensato. 
Cosa mi sarà successo? Dico al consorte. Questi due mi hanno rovinata! 
E allora mi è venuta in mente una cosa che ha scritto Serena Sabella su Donna&Mamma di questo mese e che ho trovato perfetta:
"In ogni caso, la maternità ti cambia radicalmente la vita, spesso in meglio, ma la difficoltà nel vivere la quotidianità - nascosta dietro al romanticismo e alla magia - è direttamente proporzionale al numero dei figli.
La buona notizia è che dal secondo in poi dovrebbe essere tutto in discesa.
Dicono."
Voi che ne pensate?