ottobre 10, 2011

Cena con sorpresa (doppia)

Succede che sabato sera organizziamo un'uscita a cena con prole al seguito.
Con gli amici che hanno due gemelli come noi:  maschi anche loro ma di un anno più grandi.
Succede che sono da sempre refrattaria a portare i bambini al ristorante perché mi stresso, mangio col cronometro in mano e il tempo di resistenza al tavolo non supera mai i 35 minuti netti.
Succede che a volte decido che nella vita si può tentare di cambiare idea. E allora mi sono detta: va be' provo.
E ho provato. Complice il fatto che non ci vedevamo da molti mesi e che il ristorante aveva una sala giochi con animatrice.
La prima sorpresa è che siamo riusciti a stare lì 2 ore e mezza, per la seconda occorre seguire gli eventi:
Mattia che ordina la pizza ma mangia il piatto di gnocchi di suo fratello
Christian che a 30 minuti esatti si è già rotto le palle di stare seduto
la smania di andare nell'area bimbi, per poi spaventarsi perché la mamma torna su a mangiare
Mattia che torna al tavolo con noi e pretende che vada a recuperargli il fratello
chi attacca col tormentone: allora quand'è che mettiamo in cantiere il terzo? e giù risate
chi risponde: sì, dai che così ne fate altri due!
altre risate
io che dopo la mia birretta media sono bella rilassata e in pace col mondo

E poi a sorpresa:  
Lei: effettivamente, a proposito del terzo...
Io: aspettate il terzo? maddai, che bello, auguri!
Lei: shhh, veramente sono ancora due...

Dopo un teatrino di trenta secondi sul tema ma dai che è uno scherzo, no non ci posso credere, ma allora son cose che succedono veramente e altre amenità, ho capito che era vero.
Stavo giusto elaborando la prima delle tremila domande che avevo da fare che...mamma mi scappa la cacca!  (sul più bello naturalmente). 
Esco dal bagno, contenta di infilarmi nella conversazione e...mamma scappa cacca anche a me! (evvabbe').

"La vita a volte ha più fantasia di noi": l'ho letta in un libro e non è una balla. In questo caso direi che ci ha preso gusto. E' chiaro che si tratta di una bella notizia, sorprendente, destabilizzante (per chi la vive) ma bella. Si tratta di attendere il caos per ricreare nuovi equilibri. Come accade ogni volta che la vita ci impone un grande cambiamento.
Si tratta di incrociare fortissimamente le dita che ci sia almeno una femmina (per solidarietà tra donne, s'intende) ma soprattutto di trovare il modo e il coraggio di dirlo ai nonni (che in questo caso, come nel mio, sono preziosissimi tasselli del menage familiare e per dirla in altre parole si son già fatti un mazzo così).
Anzi, se avete suggerimenti su come annunciarglielo in modo molto soft, li giro alla mia amica.

ottobre 05, 2011

Mi mancano i rudimenti


Da tre giorni sulle matite colorate da portare nella classe di Christian.
Richiesta: scatola da dodici di matite grosse. Più temperino.

A punta grossa?
No perché io le ho trovate solo da sei e...ehm, non vorrei fare la figura della pezzente con le maestre... 
In cartoleria le avevano finite. Arrivano mercoledì.
Ma va'. Le trovi all'Esselunga. Si chiamano giottosupermina. Segnatelo!
Ah, nel senso che hanno la mina grossa. Non la punta?

No. Va be'. Io faccio fatica.
Mi mancano proprio i rudimenti.
E meno male siamo solo alla materna.

settembre 27, 2011

Gli stivaletti della discordia

E poi...sono ancora viva. Ero tentata di raccontare i dettagli dell'ormai famoso mercoledì della catastrofe ma li ho dimenticati. Nonèveroperniente.
Tirando le somme: Mattia, che pensavo ci avrebbe dato un sacco di problemi, si è integrato fin da subito e non ha versato una sola lacrima (almeno in mia presenza). La materna gli ha dato una botta di autostima che boh, ci lascia perplessi e felicemente sorpresi.
Christian da sempre più indipendente e coraggioso ha avuto la sua bella crisi e dopo alcuni giorni di magone e smarrimento si è inserito bene.
Io ho ritrovato l'equilibrio psicofisico, o quasi.
Quando arriviamo Mattia chiede di stare un po' dal fratello. Per le maestre non è un problema, dopo un po' torna da solo nella sua classe oppure lo accompagna qualche bambino. Oggi hanno iniziato a fare la nanna e sembra che tutto proceda bene.

Suggerimenti non richiesti per chi legge questo post:

MAI acquistare degli stivaletti di gomma da usare per il giardino se le maestre ve lo chiedessero. Sappiate che la maggior parte delle mamme deciderà di portare delle scarpe per il giardino anziché degli stivaletti. Vostro figlio vi farà notare subito che gli altri bambini hanno le scarpe e lui no. Voi,  ligie alle regole, chiederete spiegazioni alla maestra che vi dirà ma no, vanno bene gli stivaletti.
Lui sta cosa non la manderà giù e aspetterà il mercoledì giusto (quello della tragedia) per farvelo (platealmente) capire. 
Catastrofeeeee.

MAI dire al proprio marito: guarda che per un po' i bambini all'asilo ce li voglio accompagnare io, perché devo conoscere l'ambiente, parlare, fare cose, eccetera eccetera. Perché capiterà un mercoledì di merda (quello della tragedia) in cui deciderete seduta stante che voi i bambini all'asilo non ce li volete accompagnare mai più. E lui vi dirà, si va bene, per un paio di giorni ci sono io...però ti ricordi che per 15 giorni poi sono in trasferta? 
Volevomorire!

MAI chiedere a una mamma veterana (quelle che il figlio fa l'ultimo anno) scusa, lui come si chiama? Tu, mamma ingenuotta, vuoi solo conoscere i nomi dei compagni di classe di tuo figlio ma questa potrebbe risponderti: perché? c'è qualche problema? per caso l'ha picchiato? 
Ehhhhhhhhh?

Chiudo ringraziando di cuore il sito Bravi Bimbi per questo spazio a me dedicato: http://www.bravibimbi.it/siti-amici/mamma-al-quadrato/

settembre 14, 2011

E poi arrivò la tragedia

6° giorno per Mattia e 4° per Christian e catastrofe fu.
Appena mi riprendo, entro nei dettagli. Vado a prenderli all'una. Per affogare il malumore via dall'asilo sono andata a fare shopping: 123€. Di ritorno a casa, per non pensare, ho deciso di stirare tutto ma proprio tutto quello che ho nel cesto della biancheria (autopunizione?). In altri tempi mi sarei fiondata sulla vaschetta di gelato ma tra le altre cose mi son messa a dieta.

settembre 10, 2011

Il 1° (caotico) giorno di Christian

E poi finalmente è arrivato anche il suo. Il primo giorno di Christian è stato meno poetico e più caotico di quello di Mattia ma ugualmente denso di emozioni. Lui era contentissimo, gasatissimo, forte di tutte le aspettative nate da due giorni di racconti del fratello. Voleva vedere il suo armadietto, la sua classe e ricevere il suo cuscino a forma di bottone. Saltellava di qua e di là e aveva il sorriso stampato in faccia. Tanto più che il giorno prima era venuto con me a prendere Mattia dopo la pappa e aveva già visto velocemente l'ambiente.
Lascio Mattia nella sua classe. Torno nell'atrio dove con Christian e il papà ascolteremo la favola per i nuovi arrivati. Visto l'entusiasmo la maestra che ci accoglie con la fiaba (e che non è della sua classe) mi propone di farlo fermare anche a pranzo (tanto ha fatto due anni di nido e c'è qui anche suo fratello...).
Questo l'evolversi delle cose: lo accompagnamo nella sua classe, le sue maestre storcono un po' il naso ma dicono di sì alla storia della pappa, io che anziché pensare se l'idea mi piace sul serio, perdo tempo a giustificarmi con loro che la cosa è venuta fuori così parlando, non era una mia richiesta, Christian corre nel salone anziché entrare nella sua classe, Mattia che nel frattempo ci ha visti salta fuori dalla sua e mi viene incontro dicendo ciao mia mamma! un po' spaesato (precisazione: le tre classi sono chiuse solo su tre lati, non hanno porte, di fronte sono aperte e si affacciano sul salone centrale). Insomma tre minuti di caos totale, al che la maestra decide di uscirne, prendendo Mattia e portandolo un po' nella sua classe e poi congedando me che saluto a mala pena Christian: la mamma torna a prendervi dopo!
Tre ore più tardi vado a prenderlo:
- E' andato tutto bene, a parte un momento di malinconia in cui ha chiesto della mamma, e abbiamo deciso di portargli il fratellino. In effetti come primo giorno erano troppe ore!
- E adesso dov'è Christian?
- Ha mangiato qui poi è andato un attimo nella classe di Mattia! 

Insomma, questa giornata mi ha lasciato un po' con l' amaro in bocca. Lui è uscito contento ma la mia sensazione è di averlo penalizzato, di aver approfittato del suo essere il mio piccolo, dolce, coraggioso Christian, così indipendente rispetto al fratello.
Vedremo come andrà lunedì, che sarà una giornata neutra da prime volte e confronti.

Poi in serata: scusa Mattia, toglimi una curiosità. Perché quando sono venuta a prendervi, Christian era nella tua classe? Risposta: eh, niente, perché l'ho visto e io ho detto "ciao, io sono qui!". Eccerto, per loro stare sempre insieme è la normalità.

Doveste mai scegliere di fare l'inserimento di due gemelli in giorni diversi, sappiatelo: è una cazzata.
Per chi si domandasse perché io abbia scelto così, la risposta è:
CREDEVO DI DOVER ESSERE PRESENTE IN CLASSE PER UN PO' DI TEMPO IL PRIMO GIORNO, COME AVEVO FATTO AL NIDO, E SAPENDO CHE IL PAPA' E' SPESSO VIA, NON VOLEVO ESSERE ASSENTE PER UNO DEI DUE. Adesso quasi quasi faccio un comunicato stampa, così smettono di chiedermelo. E, sì mamma, è stata un'idea mia, non delle maestre.

Un in bocca al lupo a chi inizia la scuola (quella vera) questo lunedì. E un abbraccio solidale a chi sta facendo l'inserimento alla materna o al nido in questi stessi giorni. Come sta andando a voi?

settembre 07, 2011

Il 1° giorno di Mattia

Mattia, il mio dolce piccolo grande Mattia, e il suo primo giorno di scuola materna. Il suo gemello inizierà venerdì. E' uscito di casa col suo zainetto, curioso e un po' spaventato, credo.
Ha ascoltato (molto molto intimidito) la favola di Otti il bottone che una delle maestre racconta nell'atrio ai nuovi arrivati. Tant'è che io e il papà ci siamo guardati e mi (ci) siamo commossi a vedere quanto è in imbarazzo quando incontra persone nuove che gli rivolgono domande. Poi, quando ha ricevuto il suo Otti (un piccolo cuscino a forma di bottone, fatto a mano e da personalizzare) mi ha guardato e mi ha detto "dov'è quello per Christian?". E lì mi ha sciolto il cuore, non c'è bisogno che lo dica. "Tesoro, Christian inizia venerdì, poi lo daranno anche a lui".
Poi siamo andati in classe, abbiamo messo scarpe da giardino, asciugamanino e cambio al nostro posto e abbiamo scrutato l'ambiente. Poi d'improvviso la maestra ci ha detto "adesso salutiamo la mamma che va a fare un giro e torna alle 11.00. Noi tra un po' andiamo in giardino a giocare ". E così ho fatto. Senza fronzoli. Me ne sono andata, non prima di averlo spiato da dietro un cespuglio perché la mia macchina era parcheggiata giusto giusto in prossimità di una finestra, da dove giusto giusto si intravedeva il tavolo dove si era seduto lui. L'ho visto tranquillo con un treno di legno. Al che mi son data un contegno e sono andata a fare la spesa. Al ritorno mi sono appostata dietro al giardino, nascosta ovviamente, e l'ho intravisto correre nel prato. Mi sono rasserenata. Un grosso abbraccio quando mi ha visto. E' andata bene, ha detto la maestra, solo un po' spaesato all'inizio. Domani si ferma a fare la pappa ed esce alle 12.45. Uao!
Naturalmente era solo il primo giorno perciò incrociamo le dita. 
Zainetto in spalla siamo usciti contenti e abbiamo iniziato il tam tam delle telefonate. Amore della mamma, siamo tutti contenti per te e di te.

settembre 02, 2011

Mi manca l'animo poetico

 Tornati da un po' e già in ansia da inserimento. Poi ieri l'ideona: era da un po' che non attaccavo col tormentone della scuola materna. Diciamo che mi ero fossilizzata alle domande standard: come si chiamano le tue maestre? e qual è il tuo contrassegno? (che per la cronaca è una pecorella per uno e una violetta per l'altro).
Allora ho pensato bene di lanciarmi di prima mattina in un breve discorso del tipo: eh sì, la mamma i primi giorni vi accompagna e sta lì con voi poi però rimanete lì da soli e dopo vi viene a prendere
Mattia ha sfoderato una faccia da mal di pancia e ha detto subito: no, io sto a casa. Poi ieri, prima di addormentarsi, così off topic ha detto: io non voglio andare alla scuola materna. Evvai.
Una genialata in piega regola. Lì ho pensato a mio marito che mi dice che parlo troppo: come dargli torto. Adesso sto lavorando d'ingegno: parlo a Christian di tutte le cose allettanti che lo aspettano, in modo che il fratello si faccia prendere dall'invidia e non voglia essere da meno. Roba da psicologi in erba.
Ma lo sai Christian che c'è già l'armadietto con il tuo contrassegno? E lui ci ha messo un attimo a dirmi che visto che Mattia a scuola non ci vuole venire, la pecorella se la prende lui. Anche lì:  l'avevo detto subito che la violetta era un contrassegno sfigato. E ci avevo visto giusto.
Comunque inizia il count down. Che palle. Posso dire che in quanto mamma lavoratrice ho diritto a menarmela un po' di più con sto inserimento?
L'ho detto.
Giacché questo tema occuperà i prossimi due mesi di post (tre?), lascio qualche ricordo sparso di queste vacanze. Migliori dello scorso anno ma normali. Non speciali. E lì mi son domandata se quelli che raccontano sempre di vacanze meravigliose le trascorrano davvero o se sia questione di animo poetico, che in effetti aiuta. A me manca totalmente.
Ecco cosa ricorderò: la casetta di legno, le ore in spiaggia (tante rispetto allo scorso anno), i giochi con la sabbia, l'abbronzatura selvaggia (mia) stando in riva al mare, la paura (poi superata) delle ombe e poi la gioia quando c'è il mare piatto mamma, l'imitazione dei granchi, gli aperitivi al bar della spiaggia, le giostre, i cavallini, il giostraio che scende a prendersi una pizza e il giro che non finisce più, i gabbiani, la spiaggia al tramonto (quanto mi piace), la favola degli Aristogatti nell'edizione di quando ero io bambina, il tempo, tutto per loro e mai abbastanza.

agosto 02, 2011

Post pacco (evviva le vacanze)

Siamo in partenza. O quasi.
Destinazione mare.
Bagagli ancora da mettere insieme.
Vacanze strameritate. Come al solito. Come per tutti. E che di riposo non saranno (giàlosappiamo) ma di totale dedizione ai nostri piccoli. Non vedo l'ora di vedere la loro faccia quando entreremo nella nostra casetta delle vacanze che sarà piccinapicciò ma adatta a noi (non ne sono sicura ma me la sono immaginata così, speriamodinonsbagliarci!).
I mesi che ci lasciamo alle spalle sono stati pesanti. Ma forse non così tanto.
Ho scoperto che le assenze di lavoro del papà sono più gestibili di una volta. Che è bello buttarci sul lettone a leggere le favole e poi (eccezionalmente) far dormire uno dei due al posto suo. Che a volte è bello anche apparecchiare la tavola per tre e cenare coi miei piccolini che tanto piccolini non sono più.  E' bello anche nasconderci nello sgabuzzino quando lui torna e gridargli sorpresa! E lui lo sa che siamo lì, perché il posto è sempre lo stesso e Mattia scoppia a ridere. Sempre.
Ho scoperto che anche se diverso da prima, gestire i bambini da sola è pur sempre tosto (tanto di cappello alle donne sole, se lo meritano davvero!).
Ho scoperto che ciclicamente nella vita c'è il turn over delle amicizie. Finiscono. Qualche volta è doloroso. Sembrerebbe fisiologico nell'età adulta. Non so se capita anche a voi.
Comunque, con questo pienone di consapevolezze (echimifermappiù!) chiudo questo post (un po'  pacco,  come direbbe il consorte) e me ne vado in ferie. Mi porterò i miei dieci, dodici libri da leggere (è chiaro che ne leggerò al massimo due, ma mi piace poter scegliere e accumulare peso e volume tra i bagagli). Porterò tutto ma proprio tutto quello che mi potrebbe servire [ma non mi servirà] e dimenticherò, come al solito, la cosa fondamentale. Ma vabbe'.
Auguro delle meravigliose vacanze a tutti quelli che passano di qua.
Ci rivediamo presto su questi schermi.

luglio 27, 2011

La cucina non è il mio forte

Sabato mattina. 
I due giocano "alla cucina". Che ultimamente vuol dire riempire due pentoloni di giocattolini di piccola misura (macchinine, vagoncini di legno, palline e simili) e servire quella pappa lì a te. Tieni mamma, mangia!
A un certo punto, indicando la cucina a gas, uno dice all'altro: facciamo pappa lì. Dove la fa mamma.
Il fratello ribatte: noooooo mamma. Papà fa pappa lì. Perché mamma si brucia!

Ai ragazzi non è sfuggita la leggendaria latitanza della mamma ai fornelli. E hanno elaborato una loro personale interpretazione:

1) I fornelli sono pericolosi.
2) Il papà (uomo noto per il suo coraggio) cucina al posto della mamma.
3) Così la mamma non si brucia.

Questa è la voce dell'innocenza. Ma anche l'amore incondizionato per la mamma.

luglio 18, 2011

Di ansie e aquiloni nel parco

Mancano otto, dico otto giorni alla fine dell'asilo nido. Ve lo devo dire che mi assale già la malinconia mista ad ansia? Ché l'anno prossimo si andrà alla scuola dei grandi e l'idea di un nuovo inserimento mi prende non male, di più. 
Ho chiesto un colloquio con la loro maestra (quella che stanno per lasciare) tanto per fare un bilancio di questi due anni. Mi ha detto che sono due tipi in gamba, sono cresciuti tanto, sono bambini sereni e che si fanno volere bene. Riguardo alla timidezza con le persone nuove o che frequentano poco (che è il mio cruccio) mi ha ribadito che non è un problema, che non dipende da me, da come sono fatta io, da come mi rapporto io con loro (che è l'altro mio Grande cruccio) ma che è un tratto caratteriale, non ci posso fare nulla. Hanno bisogno di più tempo per entrare in confidenza con le persone, non bisogna prenderli di petto. E allora? Mi dice lei. Perché la vivi come una cosa negativa? Eh, già. Perché la vivo come una cosa negativa? Be', forse perché me lo fanno notare gli altri. O forse perché chi è più sfrontato normalmente ha vita più facile. Non è così? 
Mi ha suggerito di vivere l'ansia di questo nuovo inserimento in modo positivo. Ecco. Parliamone. Qualcuno mi spieghi come si fa. Cioè, io in genere non soffro d'ansia. Ultimamente per il lavoro credo di averne sofferto un po' e mi sono convinta a prendermi un anticipo di vacanze, insieme a una boccetta di Rescue Remedy. Ma questa è un'altra storia.
Comunque, tornando a noi. Venerdì usciti dal nido siamo stati tutti insieme (genitori, bimbi e insegnanti) in un parco poco distante per la festa degli aquiloni, con pizzata a seguire. Sarà stata l'euforia dei piccoli, sarà stato il trancio di pizza dopo un pomeriggio di "fatiche", sarà stata la birretta fresca all'aria aperta con gli altri genitori mentre i bambini se ne stavano nel loro tavolo a mangiare, miracolosamente seduti e tranquilli (e di tanto ci sbirciavano: loro a noi!) ma è stata proprio una bella festa. Di commiato. Ma bella. 

luglio 03, 2011

Voce del verbo gettare dal balcone

Il titolo è sufficientemente esaustivo?
A volte i miei figli, presi da raptus, euforia, noia o nel bel mezzo di un gioco hanno buttato qualche oggettino dal balcone. Tipo un pupazzetto di peluche a forma di tartaruga che loro chiamavano "numa", le loro bottigliette del tè, trenini mignon in legno, palline di varie dimensioni e cose così.
Le dinamiche di solito sono due: a) fase di stupidera estrema, Mattia - codardo - incoraggia il fratello a fare l'insano gesto. L'altro, sensibile a qualsivoglia provocazione, esegue prontamente. Oppure b) i due stanno giocando amabilmente, a un certo punto scatta la rissa e per sfregio uno dei due compie il reato.
Il problema principale è che abitiamo all'ultimo piano di un condominio. La fortuna è che il balcone dà su una tettoia di lamiera; quella dei negozi dei portici sottostanti. In teoria non dovremmo ammazzare nessuno. In pratica be', ecco, non si sa mai.
L'altroieri hanno buttato giù una macchinina che pesava mezzo chilo tutto.
C'è stato un boato.  
Oggi tuo figlio ci ha fatto spaventare, ci ha detto quello di due piani sotto.
Ammazza, quelli del negozio avran pensato a  un meteorite. Mentre mia madre - in casa con loro - non s'è accorta di nulla. [?]
Dal momento che i nostri rimproveri a poco sono serviti, ieri la nonna ha chiesto al portinaio pubblica ramanzina. Lui si è prestato e lì in cortile l'hanno ascoltato zitti zitti, poi quando se ne andato ai due è venuto un po' il magone.
Chissà se l'avranno capita.

giugno 18, 2011

Quando si dice chiedere la luna

La premessa è che a volte mi sento l'Ufficio Complicazioni Affari Semplici.
Avete presente quando siete a casa da sole da tempo immemore, siete un po' stanche, è fine giornata, siete reduci da una festa all'asilo, decisamente provate dall'improvvisa temperatura tropicale, i bambini sono tutto sommato tranquilli e voi ve ne uscite con un "bambini, lo sapete che stasera c'è la luna rossa? dai, sdraiamoci sul lettone con le finestre spalancate così la vediamo arrivare!". Poi, ci piazzate pure una spiegazione poetica del tipo che la luna diventa rossa perché si abbraccia col sole e a loro l'idea fa proprio simpatia.
Solo che si son fatte le dieci e quella non si è ancora palesata. Ne' bianca, né rossa. E loro son belli svegli, in trepidante attesa. Lì, vi date del genio da sole, e poi tentate l'affondo "facciamo così, voi fate la nanna che quando arriva la luna, la mamma vi sveglia" (cosa assolutamente improbabile ma in qualche modo tocca chiuderla la serata).
Apprenderete poi a vostre spese che ai pupi le balle, grosse o piccole che siano, è meglio non raccontarle. Perchè voi gliele buttate lì con nonchalance mentre loro le registrano, le incasellano e ve le ripropongono quando meno ve l'aspettate. Tipo alle sette del mattino seguente quando ancora nel mondo dei sogni, udirete una vocina: "mamma, andiamo a vedere la luna?"
E quando gli spiegherete che a quell'ora quella sciocchina della luna non c'è, vostro figlio replicherà: "mamma voglio lunaaaa!"
E allora metterete su la moka, accenderete il portatile e cercherete su google una bella luna rossa:
"ecco, guarda, la mamma ieri le ha fatto la foto!"
Eddai, lo so, le balle non si raccontano. Ci sono ricascata, d'altronde dovevo pur uscirne.

giugno 14, 2011

L'insetto, la paletta e la mamma politicamente scorretta

C'è un insetto in balcone. E siccome a me gli insetti fanno schifo: bambini, via di lì che quel coso punge! E chiudo la finestra.
Tempo dieci minuti si muore di caldo. La riapro. Loro guardano incuriositi. Sapete che c'è? Acchiappo la paletta della scopa e stecchisco l'insetto, soddisfatta. Loro osservano perplessi. Poi Mattia si lancia nel racconto arzighigolato di un ragno (o bruco, o millepiedi, o simile) che era entrato in classe al nido e che la Betta - l'educatrice - e la Pina - la commessa - hanno acchiappato e buttato fuori dalla finestra (a proposito, com'è che all'asilo si chiamano commesse e a scuola bidelle?).
E lì realizzo che io anziché stecchire l'insetto davanti a quattro occhi innocenti potevo raccoglierlo con la paletta e buttarlo giù dal balcone. Ma mica ci avevo pensato. Allora arriva l'ideona: ma bambini, non è mica morto! La mamma, PAM, gli ha tirato una palettata in testa ma tra un po' si sveglia e se ne va! 
Cosa altamente improbabile dal momento che giace spiaccicato sul pavimento, ma vabbe', ormai l'ho detto.
Loro la prendono sul serio. Si mettono a fare le ronde per controllare la situazione: mamma è ancora lì!
E poi chi arriva in soccorso alla madre snaturata? L'esercito di formiche che ogni estate invade il mio balcone e che di nascosto dai due si è caricato in spalla l'animaletto spiaccicato e lo ha fatto sparire.
Alla ronda successiva, il miracolo è avvenuto: mamma, non c'è più! dice Christian. Eh, sì. Domani torna! precisa Mattia.
Sì. Certo.
E ancora una volta sperimento le funamboliche spiegazioni delle piccole grandi cose della vita. Solo che ultimamente ci vado giù pesante con la fantasia.

giugno 09, 2011

Dai un bacio a chi vuoi tu

Bella lamandelina 
che lava passoletti
per i poverini
della città
guarda in su
guarda in giù
dai bacio a chi vuoi te

Niente. C'è che è una settimana buona che Mattia è diventato loquace. Ma di brutto. Nel senso che a casa non smette mai di parlare, di spiegare, di specificare, di precisare. Il meglio lo dà con suo fratello, of course. Non sta zitto un attimo. Nel week end l'abbiamo beccato intonare questa cosa qui. In questo modo qui. E ci ha fatto sorridere.
Stasera gliel'ho fatta cantare tre volte e ai passoletti me lo mangiavo di baci, macomessifà!
Insomma alle canzoni non c'eravamo ancora arrivati. A parte questo ritornello che intonano (stonati) dallo scorso anno:   
se ice mani! 
(che se indovinate che canzone è, vincete un premio seduta stante!)

giugno 04, 2011

Quello che avreste voluto sapere dello spannolinamento ma anche no

Questo post è dedicato a Silvia, Erica e Elena che proprio in questi giorni sono alle prese con lo spannolinamento e a Enza che mi ha ricordato che il blog è fermo ai primi di maggio e mi ha motivato a scriverci di nuovo.
Noi il pannolino lo abbiamo tolto lo scorso anno, quando "avevamo" due anni e tre mesi circa. E come volevo scrivere allora, questo è il mio personale decalogo per riuscire nell'impresa:
1 - non ascoltare tua madre che ti dice che ti ha tolto il pannolino in una settimana quando avevi 1 anno e 7 mesi ed eravate in vacanza a Caorle in un appartamento col pavimento in ceramica (che si prestava alla causa).
2 - essere consapevoli che ci si mette di più di quanto ti raccontano i libri: i sette/quindici giorni dei manuali sono una balla per metterti ansia quando sono finite le tue due settimane di vacanza e non hai ancora completato l'opera (ecco, magari evitare di abbinare l'ingrato compito alle tanto sospirate ferie, come ho fatto io...).
3) ammettere a noi stesse che talvolta più che il bambino, siamo noi mamme a non essere pronte perché lo sbattimento è notevole, inutile negarlo (io con Mattia ero decisa a lasciar perdere, vabbe' non è pronto, mi sono detta, invece a settembre le educatrici al nido mi hanno spronato a non farlo, mai tornare indietro se si è già iniziato un percorso e così è stato...).
4) accettare che prima o poi la sfuriata a tuo figlio gliela farai: perché sembrava aver capito tutto e invece la rifà nel posto sbagliato. Sì, non si dovrebbe ma gliela farai. Perché non sei mandrake, sei una mamma.
5) avere ben chiaro che nello svezzamento da pannolino la pipì è una storia e la cacca tutta un'altra (ma và?!! vabbe', chi ha spannolinato o è nel bel mezzo dell'avventura sa cosa intendo).
6) che il pannolino deve scomparire per sempre sennò fuorvi il bambino è un'altra palla. Io all'occorrenza lo rimettevo, tipo se stavo andando in un posto in cui "volevo stare tranquilla". Le stesse educatrici al nido mi hanno consigliato di portare Mattia al mattino col pannolino sotto e la mutandina sopra e poi glielo toglievano loro...
7) ricordarsi che c'è un (altro) percorso nel percorso perché c'è chi usa il vasino, chi il riduttore e chi solo adesso sta imparando a sorregersi nel water dei grandi ché tanto non si finisce giù. Noi abbiamo usato tutti e due.
8) sapere che il pannolino di notte glielo togli più avanti e quando è un mese che lo trovi asciutto e ti sembra il momento giusto, il mattino dopo lo ritroverai bagnato e rimanderai. A oltranza.
9) avere ben chiaro che ogni gemello è un bambino a sé - di nuovo: ma va'?!! - e può capitare di averne spannolinato uno e l'altro ancora no. Siccome non mi capacitavo che Mattia fosse "rimasto indietro" avevo comprato il libro "Le piccole avventure di Margherita: il vasino" tanto per dire che le avevo tentate tutte. Si poteva tranquillamente farne a meno.
10) la regola delle regole: quando smetti di pensarci, ti accorgi che hanno imparato a fare anche questo

Quante prime volte!